Alla fine del 2026, il vertice del G7 ad Évian-les-Bains, in Francia, ha acceso una discussione sensibile sul futuro dell’accesso internazionale ai modelli più avanzati di intelligenza artificiale sviluppati negli Stati Uniti. Il tema si è reso urgente dopo l'annuncio del 12 giugno 2026 da parte di Anthropic, una delle principali aziende di AI a livello mondiale, di aver sospeso l’accesso a due dei propri modelli — Fable 5 e Mythos 5 — a tutti gli utenti esteri. La decisione è arrivata su indicazione del governo statunitense, preoccupato per le potenziali minacce a livello di sicurezza nazionale.
Dopo l’imposizione di Washington, le autorità del G7 hanno cercato di elaborare un accordo che permettesse comunque ad alcuni paesi considerati “affidabili” di accedere in modo limitato ai modelli di intelligenza artificiale Usa. Secondo fonti citate da Reuters, durante il summit era già in corso una discussione su framework di cooperazione tecnologica a livello internazionale. Il segretario al Commercio degli Stati Uniti, Howard Lutnick, era tra i partecipanti principali a quei colloqui.
La sospensione dell’accesso internazionale da parte di Anthropic
Il punto di partenza della discussione del G7 è il caso Anthropic. Il 12 giugno 2026 l'azienda ha comunicato la sospensione immediata dell’accesso ai propri modelli avanzati, Fable 5 e Mythos 5, a tutti gli utenti stranieri. La decisione era arrivata improvvisamente — come ha spiegato Anthropic in un comunico il giorno seguente, l'ordine era stato impartito alle 17:21, ora della costa Est, e l’azienda era obbligata a rispettarlo. L’accesso ai modelli si è interrotto bruscamente, in accordo con le istruzioni della Casa Bianca.
Anthropic ha spiegato che la sospensione riguardava un potenziale metodo per “aggirare” i controlli di sicurezza dei propri modelli — un fenomeno noto nel jargon tecnologico come “jailbreaking”. Tuttavia, l’azienda ha aggiunto che le vulnerabilità rivelate erano già note e giudicate minori. Per di più, ha evidenziato che modelli simili, non protetti da restrizioni simili, possono essere trovati facilmente in rete.
I governi del G7 cercano un sistema per l’accesso selettivo
In risposta alle restrizioni statunitensi, il G7 sta cercando di creare un sistema di accesso “controllato” e “selettivo” ai modelli avanzati di AI. L’idea centrale, come riferito da Reuters, è quella di aprire l’uso di tali strumenti solamente a partner ritenuti attendibili, al fine di mantenere la leadership tecnologica Usa ma anche di aiutare gli alleati in settori strategici. Alcuni Stati membri del G7 hanno espresso interesse a beneficiare di un accesso riconosciuto, specialmente in settori come la cybersecurity.
- Il Canada esplora accordi con Usa per l’accesso a modelli avanzati in ambito difensivo;
- L’Italia si è chiusa all’accesso per le aziende straniere;
- Giappone e Germania hanno chiesto chiarimenti sulle prospettive di un uso congiunto;
- La Francia ha proposto di istituzionalizzare una task force tecnica;
- Il Regno Unito ha espresso interesse per l’accesso in ambito finanziario e sanitario.
Secondo una fonte anonima presente al dibattito, tale schema potrebbe anche permettere ai Paesi membri di potenziare le proprie capacità digitali, ad esempio rafforzando i protocolli di difesa cibernetica e di controllo delle comunicazioni critiche.
La motivazione ufficiale: la “sicurezza nazionale”
Sebbene il termine “sicurezza nazionale” sembri ambiguo, il motivo è chiaro: i modelli di intelligenza artificiale avanzati non sono solo prodotti di consumo; sono infrastrutture tecnologiche strategiche, simili a reti di telecomunicazione, semiconduttori avanzati e cloud computing. Quando un governo limita l’accesso a tali infrastrutture, in realtà sta riscrivendo — o almeno cercando di influenzare — il potere tecnologico globale.
La strategia Usa in continuo evolversi
I limiti all'accesso all’AI non riguardano solo Anthropic. Le normative americane sull’export di tecnologie sensibili, come i chip per l’addestramento dei modelli di AI, continuano a essere aggiornate. Il Bureau of Industry and Security (BIS), l’agenzia Usa responsabile dei controlli sull’export, ha annunciato una politica “bold, inclusive” per i partner fidati, ma al contempo ha rafforzato i vincoli per gli enti di Paesi non cooperativi o considerati avversi.
Un'importante modifica è avvenuta nel maggio 2026, quando l’amministrazione Trump ha rinnovato la direttiva del Dipartimento del Commercio sull’AI. La decisione ha spostato il baricentro delle strategie Usa da un periodo più permissivo all’epoca Biden verso una posizione più selettiva. Tra i punti principali della nuova strategia figura il controllo rigoroso dei modelli proprietari, dei pesi del modello (model weights) e dei dispositivi di addestramento — in particolare i chip dedicati all’AI.
In una dichiarazione aggiornata pubblicata nel giugno 2026, il BIS ha ribadito che i controlli sull’export valgono specie per le aziende che operano o intendono operare con Paesi in una “white list” ristretta.
Il documento evidenzia inoltre che alcune licenze sono obbligatorie per i venditori Usa che esportano tecnologie in Paesi considerati “a rischio”, comprese entità con sede a Hong Kong o Macao.
Le conseguenze industriali e di mercato
L'accesso ristretto ai modelli AI sta già producendo un effetto visibile sull’economia: queste tecnologie non sono più risorse opzionali; si stanno trasformando in piattaforme fondamentali per settori ad alto valore come:
- cybersecurity;
- automazione industriale;
- ricerca farmaceutica;
- progettazione di software;
- analisi e gestione dati;
- analisi militari e di intelligence.
In molti casi, i modelli di AI vengono utilizzati non solo per migliorare la produttività, ma anche per difendere infrastrutture critiche. Un esempio pratico: Mythos, un modello di Anthropic, fa parte di una serie di strumenti pensati per rilevare vulnerabilità nei codici software. L’Unione Europea, da sola, ha chiesto l’accesso a questi modelli per testarne le capacità in contesti di difesa informatica.
La risposta europea: tecnologia indipendente
Dinnanzi all’incertezza Usa, l’Unione Europea sta puntando su una strategia di autonomia tecnologica. La responsabile digitale della Commissione Europea, H