Negli ultimi mesi gli sviluppatori di giochi e i produttori di console hanno dovuto affrontare una vera e propria ondata di problemi: i modder, grazie a strumenti assistiti dall’intelligenza artificiale, hanno iniziato a fare reverse engineering di giochi, a decompilare codice e persino a fondere interi titoli in crossover giocabili. È stato già mostrato Minecraft eseguito all’interno di Elden Ring e diverse versioni di Call of Duty. Ora, però, il focus non è più limitato al settore videoludico: anche Adobe è diventato un bersaglio.

Quasi tutti i progetti di porting di giochi per console o di emulazione hanno sollevato una domanda simile: perché i modder e i “vibe‑coder” non si rivolgono a uno dei software più popolari e costosi al mondo, quello di Adobe? La risposta arriva dall’ingegnere software Brandon Thomas, che dirige il progetto ArtCraft e ha lanciato sette applicazioni open source progettate per ricreare le più famose suite Adobe.
Sette cloni open source di Adobe
Le applicazioni rilasciate da Thomas sono le seguenti:
- PhotoCraft (Photoshop)
- VectorCraft (Illustrator)
- FilmCraft (Premiere Pro)
- LightCraft (Lightroom)
- EffectCraft (After Effects)
- DesignCraft (InDesign)
- PrintCraft (Acrobat Pro)

Secondo Thomas, le applicazioni sono state sviluppate con l’aiuto dell’IA Claude Opus 5.5 di Anthropic e sono scritte interamente in Rust. L’obiettivo è riprodurre le interfacce, le scorciatoie da tastiera e le funzionalità che gli utenti Adobe conoscono bene, senza però utilizzare alcun codice sorgente proprietario di Adobe.
Alternative gratuite e senza abbonamento
Le sette suite sono rilasciate gratuitamente sotto licenze MIT e Apache 2.0. Sono progettate per funzionare in modo nativo su Windows, Linux e macOS, e alcune di esse sono anche compatibili con i browser grazie a WebAssembly. Thomas ha dichiarato che la sua frustrazione verso le tariffe di cancellazione di Adobe ha spinto il progetto.

Il modello di business di ArtCraft dovrebbe finanziare lo sviluppo continuo. In una prima dichiarazione su Reddit, Thomas aveva promesso una parità di caratteristiche del 100 % rispetto alle controparti Adobe in un solo mese, ma ha poi rivisto la previsione a un 99 % in “mesi invece di anni”.
Stato attuale: un lungo cammino da percorrere
I progetti sono ancora in fase embrionale. Gli utenti che li hanno provati hanno segnalato problemi con le funzioni base di editing, le scorciatoie da tastiera e le prestazioni complessive. La roadmap di sviluppo di PhotoCraft, ad esempio, ammette che la compatibilità reale con Photoshop è ancora al di sotto del 50 %, e che solo circa il 25‑35 % della funzionalità necessaria per un lavoro professionale quotidiano è pronta.

Le applicazioni sono descritte come “clean‑room reimplementations”, il che significa che puntano a ricreare la stessa esperienza senza copiare codice o asset proprietari di Adobe. Questo approccio dovrebbe, in teoria, ridurre i rischi legali, ma è ancora incerto se Adobe decida di intraprendere azioni giudiziarie o di rispondere con offerte più competitive per i creatori.
Prospettive future e implicazioni per il settore creativo
Se i cloni di ArtCraft riusciranno a colmare il divario funzionale, potrebbero rappresentare una valida alternativa per freelance, piccole agenzie e studenti che non possono permettersi le costose licenze Adobe. Inoltre, l’uso di Rust e WebAssembly apre la strada a software più sicuri, più veloci e potenzialmente più sostenibili dal punto di vista energetico.
Resta però da vedere se la community sarà disposta a investire tempo nell’apprendimento di nuovi tool, anche se l’interfaccia è familiare, e se l’ecosistema di plugin e script di terze parti potrà essere replicato con la stessa ricchezza dei prodotti Adobe.
Conclusioni
Il lancio di PhotoCraft, VectorCraft, FilmCraft e le altre cinque suite segna un passo significativo nella democratizzazione del software creativo. Grazie all’IA e a tecnologie moderne, oggi è possibile creare alternative open source a suite proprietarie senza infrangere i diritti d’autore. Tuttavia, la strada verso la parità completa è ancora lunga e costellata di sfide tecniche e legali. Solo il tempo dirà se questi progetti potranno davvero competere con i giganti del settore.