La visione di Pechino: un modello gratuito per tutti

Nel 2024, il presidente cinese Xi Jinping ha lanciato l’iniziativa “BRICS AI Open Source Community”, invitando i cinque paesi del blocco a condividere e utilizzare modelli di intelligenza artificiale rilasciati sotto licenza open source. Modelli come WuDao 2.0 e ChatGLM sono stati messi a disposizione su repository pubblici, consentendo a ricercatori e sviluppatori di scaricarli senza costi di licenza.

Questa mossa è stata accolta con entusiasmo da molte nazioni emergenti, che vedono nei modelli gratuiti un’opportunità per colmare il divario tecnologico con l’Occidente. Tuttavia, l’offerta non è priva di condizioni nascoste: l’accesso ai modelli è strettamente legato a un ecosistema di servizi controllati da aziende cinesi come Alibaba Cloud, Huawei Cloud e Tencent Cloud.

Il ruolo delle piattaforme cloud cinesi

Le piattaforme cloud cinesi forniscono l’infrastruttura necessaria per eseguire i modelli su larga scala. Senza un’enorme capacità di calcolo, i modelli open source rimangono semplici dimostrazioni. Alibaba Cloud, ad esempio, ha dichiarato di possedere più di 200.000 GPU in operatività, mentre Huawei Cloud ha investito 15 miliardi di dollari in data center ad alta efficienza energetica in Africa e Asia.

    • Tariffe competitive: i costi di utilizzo delle GPU sono inferiori del 30 % rispetto a quelli di AWS o Azure.
    • Integrazione con servizi proprietari: i modelli sono ottimizzati per funzionare con i tool di gestione dei dati di Alibaba (DataWorks) e Huawei (ModelArts).
    • Supporto locale: i provider offrono assistenza in lingua e conformità alle normative di ciascun paese BRICS.

Formazione e standard: la dipendenza che si costruisce

Oltre all’infrastruttura, Pechino sta investendo massicciamente nella formazione di talenti AI nei paesi partner. Attraverso programmi di certificazione con università cinesi, borse di studio per master in intelligenza artificiale e laboratori di ricerca congiunti, si crea una forza lavoro abituata a utilizzare gli strumenti e le best practice cinesi.

Un esempio concreto è il “BRICS AI Academy” avviato nel 2025, che ha già formato oltre 12.000 ingegneri in India, Russia, Sudafrica, Brasile e, naturalmente, in Cina. I curricula includono l’uso di framework come PaddlePaddle, l’adozione di protocolli di sicurezza dati sviluppati da Huawei e la standardizzazione dei formati di modello (ad es. ONNX‑CN).

Standard tecnici e normativi

Il governo cinese promuove inoltre standard tecnici che favoriscono l’interoperabilità con i propri sistemi. Questi standard coprono:

    • Formati di scambio dati (JSON‑CN, XML‑CN) ottimizzati per le reti 5G cinesi.
    • Protocolli di sicurezza basati su crittografia SM2/SM4, riconosciuti dallo Stato come “sicuri” rispetto a RSA/ECC.
    • Linee guida etiche per l’uso dell’AI, che includono clausole di “responsabilità condivisa” con le autorità cinesi.

Le nazioni che adottano questi standard si trovano a dipendere da certificazioni rilasciate da enti cinesi, creando un “lock‑in” tecnologico difficile da rompere.

Implicazioni geopolitiche ed economiche

La strategia cinese non è solo commerciale, ma anche geopolitica. Offrendo l’accesso gratuito a modelli di AI, Pechino si posiziona come “benefattore” della sovranità tecnologica dei paesi in via di sviluppo. Tuttavia, la dipendenza da cloud, formazione e standard cinesi può tradursi in una perdita di autonomia decisionale.

Nel 2025, il Brasile ha firmato un accordo con Alibaba Cloud per migrare il proprio sistema di previsione agricola su WuDao 2.0. Se il contratto prevede l’uso esclusivo di GPU Alibaba, il governo brasiliano rischia di non poter spostare i carichi di lavoro su altri fornitori senza costi di migrazione elevati.

Allo stesso modo, la Russia, pur avendo capacità di calcolo interne, ha iniziato a utilizzare i modelli di ChatGLM per le proprie piattaforme di sorveglianza, affidandosi ai protocolli di sicurezza SM4. Questo ha sollevato preoccupazioni tra gli esperti di cyber‑security occidentali, che temono una “catena di fiducia” controllata da Pechino.

Risposte dei paesi BRICS

Molti governi stanno cercando di bilanciare i vantaggi immediati con la necessità di preservare la sovranità digitale:

    • India ha lanciato il programma “IndAI” per sviluppare un’alternativa locale a PaddlePaddle, con investimenti di 8 miliardi di dollari in data center a Hyderabad.
    • Il Sudafrica ha creato un fondo di 500 milioni di dollari per finanziare startup AI indipendenti, riducendo la dipendenza dalle piattaforme cinesi.
    • Il Brasile sta negoziando clausole di “data‑sovereignty” nei contratti con Alibaba, garantendo che i dati sensibili rimangano su server situati sul territorio nazionale.

Strategie per mitigare la dipendenza

Per i paesi BRICS è fondamentale adottare una strategia a più livelli:

    • Investire in infrastrutture proprie: costruire data center nazionali con hardware open source, come le GPU basate su design RISC‑V.
    • Diversificare i fornitori: stipulare accordi con provider europei (OVH, Scaleway) e americani (Google Cloud) per evitare un unico punto di fallimento.
    • Promuovere standard aperti: partecipare attivamente a organismi internazionali come ISO/IEC per definire formati di modello neutri rispetto a qualsiasi geopolitica.
    • Formazione locale: creare università e bootcamp focalizzati su framework open source (TensorFlow, PyTorch) e certificazioni internazionali.
    • Regolamentazione dei dati: introdurre leggi che obbligano le aziende a mantenere i dati sensibili entro i confini nazionali e a garantire la portabilità.

Solo attraverso queste misure i paesi emergenti potranno sfruttare i benefici dell’AI open source senza cadere in una dipendenza tecnologica duratura.

Conclusioni

Il modello gratuito di intelligenza artificiale proposto da Pechino è una mossa astuta per guadagnare influenza nei BRICS e nel Sud globale. Tuttavia, il vero valore strategico risiede nell’ecosistema di cloud, capacità di calcolo, formazione e standard che accompagna i modelli. I paesi partner hanno ora la sfida di bilanciare l’accesso immediato a tecnologie avanzate con la necessità di mantenere la propria sovranità digitale. Una risposta coordinata, basata su investimenti infrastrutturali, diversificazione dei fornitori e standard aperti, sarà la chiave per trasformare un’offerta apparentemente gratuita in una partnership equa e sostenibile.