Apple ha citato in giudizio OpenAI per furto di segreti commerciali, accusando il chief hardware officer Tang Tan di aver orchestrato una campagna sistematica per estrarre informazioni riservate durante i colloqui di lavoro. La causa mette a rischio la partnership tra le due aziende e arriva mentre OpenAI si prepara al suo primo prodotto hardware di consumo.
Chip War
La causa, depositata venerdì presso il tribunale federale del distretto nord della California, accusa la società di Sam Altman di aver costruito il proprio progetto hardware rubando informazioni riservate all’iPhone maker. Non una disputa generica sui talenti: un’operazione descritta, nero su bianco, come sistematica e diretta dall’alto.
Al centro della vicenda c'è Tang Tan
Tang Tan, chief hardware officer di OpenAI ed ex vicepresidente di Apple, è al centro della vicenda. Secondo l’atto d’accusa, avrebbe trasformato i colloqui di lavoro in sessioni di intelligence. Avrebbe chiesto ai candidati ancora impiegati da Apple di portare componenti fisici — batterie, schede logiche, moduli System-in-Package — per sessioni di “show and tell”, usando i nomi interni ad Apple per indicare esattamente cosa voleva vedere.
Un’ingegnera, stando al documento legale, avrebbe iniziato a scaricare file riservati ore prima del colloquio. Al termine, avrebbe risposto alle domande specifiche di Tan sullo stesso progetto. Apple definisce questo schema un “modello consolidato”, un sistema con cui Tang Tan avrebbe orchestrato il furto di segreti in nome dello sviluppo hardware di OpenAI.
Chang Liu e i file sottratti
Un altro importante soggetto coinvolto è Chang Liu, ex senior electrical engineer di Apple passato a OpenAI nel gennaio 2026. Secondo l’atto giudiziario, Liu non avrebbe restituito in tempo il laptop aziendale e ha scoperto un bug che permetteva l’accesso ai server interni di Apple anche dopo la sua partenza.
“LOL, ho scoperto che posso accedere allo storage di rete, troppo divertente”, avrebbe scritto a una ex collega ancora in Apple. Attraverso quel sistema, avrebbe scaricato decine di file riservati: specifiche tecniche, presentazioni ingegneristiche e informazioni riservate su prodotti non ancora annunciati. La collega Alyssa Peng, ex ingegnere di Apple, lo avrebbe aiutato, passando da Apple a OpenAI pochi mesi dopo.
iO Products e lo staff di OpenAI
L’iO Products, società acquisita da OpenAI nel maggio 2025 per 6,5 miliardi di dollari, è anch’essa menzionata tra gli accusati. Tra le figure chiave si annovera Jony Ive, ex chief design officer di Apple e figura centrale del progetto hardware di OpenAI, sebbene non sia diretto imputato.
Stando al conteggio contenuto nella denuncia, oltre 400 ex dipendenti Apple lavorano oggi per OpenAI, un fenomeno che Apple interpreta non solo come fuga di talenti, ma come piano coordinato per sottrarre informazioni sensibili.
Le richieste della causa
Apple chiede al tribunale di vietare a OpenAI di utilizzare i segreti industriali sottratti, di restituirli e di riprogettare i propri dispositivi hardware in corso di sviluppo. La causa include anche una richiesta di danni per un importo non specificato.
OpenAI, da parte sua, ha risposto con una dichiarazione minima: “Non abbiamo alcun interesse nei segreti commerciali di altre aziende”, una risposta che non chiarisce né rifiuta le accuse.
Situazione strategica
Il contesto aggrava la situazione. Apple e OpenAI avevano in passato collaborato all’integrare ChatGPT nell’ecosistema Apple Intelligence. I rapporti si sono però raffreddati dopo che OpenAI ha dichiarato le proprie ambizioni hardware. A gennaio, Apple ha annunciato di passare a Google Gemini per il futuro di Apple Intelligence.
Nel frattempo, OpenAI si prepara a una IPO considerata tra le più importanti dell’ultimo periodo. Un processo per furto di segreti industriali, con la fase di discovery inclusa, è l'ultimo rischio che una società in sviluppo vorrebbe affrontare poco prima della quotazione.
Per Apple, l’azione legale arriva mentre si avvicina la transizione della leadership, con Tim Cook che lascerà la guida dell’azienda a John Ternus, ex direttore di Tang Tan. Molti dei recruiter di OpenAI provengono da quella stessa divisione Apple.
Gli effetti potenziali
Se le accuse dovessero reggere in giudizio, le conseguenze per OpenAI potrebbero essere molto gravi. Apple chiede che i dispositivi sviluppati con informazioni rubate vengano riprogettati da zero, un’azione che potrebbe colpire il nuovo progetto per il mercato consumer su cui OpenAI ha investito miliardi.
Il settore tecnologico si aspetta con particolare interesse la fase di discovery, durante cui Apple potrà ottenere accesso a documenti interni di OpenAI in precedenza inaccessibili. Il futuro non solo del litigio, ma anche del mercato hardware, dipenderà molto da questa fase.