Apple sembra averne abbastanza. Dopo anni di una fuga di personale, in particolare dal suo team di design e da altri reparti cruciali del loro business, l’azienda ha recentemente intrapreso una forte azione legale. Circa 400 ex-esperti di Apple hanno accettato posizioni presso OpenAI, un fenomeno che ha colpito non solo la già fragile divisione KI ma anche le aree centrali del business di Apple, come la progettazione hardware e software.
Dipendenti chiave, come Jonathan “Jony” Ive, Evan Hankey e Tang Tan, lavorano ora per OpenAI, che ha investito miliardi di dollari nell’azienda di IVE, io Products, con l’ambizione di entrare nel mercato dell’hardware.
I recenti colloqui con i nuovi membri del team riferiscono che OpenAI potrebbe presto presentare un prodotto hardware – forse perfino un nuovo smartphone. Tuttavia, nonostante il potenziale di innovazione, la startup non ha ancora prodotto un gadget hardware KI.
Apple non sembra intenzionata a tollerare questa fuga senza reagire. Nella scorsa settimana, l’azienda ha depositato una causa legale molto specifica contro OpenAI e due suoi ex-dipendenti, tra cui Tang, accusandoli di furto di informazioni riservate durante il processo di reclutamento. Secondo Apple, la cosa andava ben oltre una semplice abitazione: alcuni candidati avrebbero portato Apple-Bauteile ai colloqui, un'azione incoerente con i protocolli di sicurezza interni del gigante di Cupertino, per non parlare del rischio per segreti industriali.
Falso comportamento normalizzato
Non si tratta solo di prendere hardware. La causa ha anche rivelato prassi molto più complesse. Gli ex-dipendenti di Apple avrebbero ricevuto consigli da parte dello stesso ex-Apple, Chang Liu, affinché superassero con successo la fase di uscita (interviste di congedo), dove si verifica la sottrazione di informazioni sensibili. Apple denuncia che OpenAI avrebbe richiesto informazioni riservate, come dettagli sui processi di produzione, informazioni sui fornitori, piani hardware non ancora rilasciati ai membri appena assunti.
OpenAI nega e reagisce
OpenAI, da parte sua, ha categoricamente respinto le accuse. I suoi rappresentanti, come il portavoce Drew Pusateri, affermano che l'azienda non ha mai cercato di acquisire segreti industriali di Apple o di altre aziende. L’azienda sostiene invece di concentrarsi sull’innovazione tecnologica, mirando a fornire strumenti avanzati e accessibili a un pubblico globale.
Nel frattempo, Apple continua a sostenere che OpenAI ha normalizzato comportamenti illegittimi che andrebbero ben oltre lo scambio di opinioni professionali. Secondo la causa, l’ingresso in OpenAI ha visto un’ampia e sistematica violazione del codice etico, coinvolgendo personale in posizioni tecniche e senior management, compreso il Chief Operating Officer.
Con più di 400 defezioni registrati, la causa legale avviata da Apple potrebbe prolungarsi per anni. Si sospetta inoltre che OpenAI stesse considerando una sua causa legale precedente per protestare l’inadempimento di un accordo di integrazione di ChatGPT nei sistemi operativi di Apple, un accordo che finora non ha dato buoni risultati.
L’evoluzione delle relazioni tra Apple e OpenAI
Dopo anni di collaborazione e conflitto, la distanza sembra crescere ulteriormente. Apple ha scelto una strada legalmente aggressiva, mentre OpenAI cerca di difendersi sottolineando la sua vocazione innovativa. Il futuro delle relazioni tra le due aziende dipenderà molto dal risultato di questa causa, ma anche da eventuali nuove iniziative collaborative.
Scenario globale sulla governance della KI
La questione Apple-OpenAI non riguarda solo due aziende in competizione. Essa tocca il tema cruciale della governance dell’Intelligenza Artificiale, un settore in rapida espansione in cui le competenze tecniche, i dati e le risorse finanziarie si fondono in modo critico al fine di creare nuove tecnologie. La fuga di personale, l’accesso a informazioni riservate e la gestione di segreti industriali costituiscono non solo rischi legali, ma anche minacce per la trasparenza e l’innovazione nel settore tecnologico. In contesti in cui il vantaggio competitivo si basa sull’innovazione tecnologica, il controllo delle informazioni diventa un punto di attrito cruciale.
Apple, che ha sempre enfatizzato privacy e sicurezza, sta adesso tentando di proteggere il proprio know-how e la propria base tecnica da eventuali falle. La sua decisione di procedere legalmente, sebbene costosa, invia un messaggio chiaro al mercato: Apple non tollererà una guerra per le persone o il know-how che metta a rischio i segreti industriali e la sua reputazione come azienda leader e innovatrice.
Conclusione
La causa di Apple contro OpenAI rappresenta un tassello importante in un periodo in cui la competizione per le risorse umane e tecniche nel campo della tecnologia sta diventando sempre più intensa. Gli sviluppi legali, ma anche futuri accordi o alleanze, potranno chiarire ulteriormente dove si colloca il confine tra competizione lecita, innovazione e illegalità. In un mercato globale caratterizzato da rapidi cambiamenti tecnologici e nuove frontiere nell’AI, il conflitto di Cupertino dimostra che nessuna azienda è intoccabile, soprattutto quando si parla di segreti industriali, tecnologie critiche e collaborazioni ambigue.