La scorsa settimana, dopo la comparsa di cloni basati sull'intelligenza artificiale dei software di video e grafica di Adobe, un sviluppatore ha presentato versioni open-source delle applicazioni Microsoft Office. Il progetto, intitolato ArtCraft, ha generato reazioni contrastate sui social media, come riportato da Toms Hardware.
I cloni delle applicazioni Office, denominati GridCraft per Excel, DeckCraft per PowerPoint e WordCraft per Word, sono disponibili gratuitamente su GitHub. Queste applicazioni sono state create utilizzando il modello Opus 5.5 di Anthropic. Secondo quanto dichiarato dal fondatore di ArtCraft, Brandon Thomas su LinkedIn, si tratta di implementazioni "clean-room", ovvero ricostruite senza accedere al codice originale per proteggersi eventuali cause per violazione del copyright.
Motivazioni del progetto
Quando Brandon Thomas ha presentato i cloni AI di sette applicazioni Adobe, tra cui Photoshop, Illustrator e Premiere su Reddit, ha rivelato le motivazioni dietro il progetto. Le critiche sono rivolte ai modelli di business "Software-as-a-Service", in particolare contro le sottoscrizioni costanti e le penali per la disdetta.
La sua visione è chiara: "Niente più sottoscrizioni con penali per la disdetta. Questi prodotti sono tuoi per sempre. Puoi forkare, modificarli, costruirci sopra. Sono tuoi da possedere. Sono open source". Questa affermazione rappresenta un manifesto contro le pratiche commerciali per cui Microsoft e Adobe sono particolarmente criticati.
Dubbi e critiche
Tuttavia, su piattaforme come Hacker News e Reddit, le reazioni al progetto rimangono miste. Molti esprimono dubbi sulla funzionalità effettiva di questi cloni. Non è chiaro, ad esempio, se le applicazioni possano operare nella vita di tutti i giorni con le stesse prestazioni degli originali. Inoltre, non includono ancora tutte le funzionalità, e secondo quanto riferito da Ars Technica, ci vorranno ancora diversi mesi per raggiungere una completezza accettabile.
Altri commentatori sottolineano che gli utenti scelgono le soluzioni di Adobe o Microsoft non solo per le applicazioni in sé, ma anche per l'ecosistema cloud che le accompagna. Questo ambiente integrato, che include servizi di archiviazione e collaborazione, non può essere facilmente replicato dai cloni AI.
Alternative e questioni legali
Una domanda centrale che emerge è: se si rifiutano i prodotti di Adobe e Microsoft a causa delle loro pratiche commerciali, perché non utilizzare direttamente le alternative open-source già esistenti sul mercato? Inoltre, resta irrisolta la questione del rispetto del copyright, nonostante l'approccio "clean-room" adottato dallo sviluppatore.
Il numero di cloni AI per software esistenti è esploso nelle ultime settimane e mesi, trainato dai progressi dei modelli di intelligenza artificiale. Il modello Opus 5.5 di Anthropic, ad esempio, si dice essere particolarmente efficace nel decompilare il codice. Solo nel fine settimana, ComputerBase ha riportato notizie su AI-remaster e port di browser di classici dei videogiochi, dimostrando come questa tendenza stia rapidamente invadendo il panorama tecnologico.