Google DeepMind e Isomorphic Labs hanno reso pubblico un piano articolato per utilizzare l’intelligenza artificiale (IA) nella difesa di minacce biologiche. Il programma, costruito su tre pilastri chiave — prevenzione, rilevamento e risposta — entra in funzione da dodici mesi con più di 15 partnership attive tra governi, centri di ricerca e organizzazioni dedicate alla biosicurezza.

Un doppio mandato: protezione e rischio

Il cuore del programma ruota intorno a ciò che DeepMind chiama il doppio mandato. I modelli di punta come Gemini hanno sviluppato una comprensione sempre più avanzata della biologia; quando questi vengono integrati con modelli biologici specializzati e strumenti come l’agente Antigravity, si ottiene una potente capacità analitica.

Potenzialmente, però, la stessa tecnologia che un ricercatore utilizza per individuare un bersaglio vaccinale potrebbe essere sfruttata da attori malevoli per scopi opposti. DeepMind ammette esplicitamente questa dualità: promuovere avanzamenti scientifici resi possibili dall’IA e limitare l’accesso a tale tecnologia agli eventuali abusi sono obiettivi spesso in contrasto, richiedendo un equilibrio continuo.

Prevenzione: un approccio multilivello

Sul fronte della prevenzione, Gemini opera in quattro fasi integrate: modellazione della minaccia, valutazione, mitigazione e monitoraggio continuo. Questo percorso coinvolge biologi, esperti di sicurezza e partner esterni. DeepMind sta inoltre adattando la sua tecnologia SynthID — nota per l’identificazione del contenuto generato da intelligenze artificiali — al settore biologico.

    • L’obiettivo è aiutare le piattaforme di sintesi del DNA a identificare sequenze generate da IA e che potrebbero rappresentare un rischio prima del loro utilizzo fisico.
    • I modelli come AlphaEvolve vengono utilizzati per ottimizzare il sequenziamento metagenomico, riducendo i costi e la durata dell’individuazione di nuovi focolai.
    • L’accesso a strumenti di nuova generazione come Co-Scientist è limitato ad alcuni ricercatori selezionati, tra cui scienziati dei National Laboratories americani.

Il ruolo di Isomorphic Labs

Isomorphic Labs, fondato nel 2021 da Demis Hassabis, CEO di DeepMind, ha raccolto 2,1 miliardi di dollari in un round Series B nel maggio 2026 e ha creato un’unità dedicata alla distribuzione veloce del proprio motore farmaceutico per nuovi patogeni. L’azienda si basa su un solido background tecnologico, grazie al rilascio di AlphaFold 3 nel maggio 2024.

Quest’ultimo ha incluso la capacità di modellare interazioni tra proteine, DNA, RNA e molecole piccole, aprendo nuove strade nello sviluppo di farmaci. Il programma congiunto si fonda su queste tecnologie consolidate per accelerare la ricerca biofarmaceutica in risposta a nuove emergenze di salute pubblica.

Il contesto legislativo frammentato

Il contesto normativo tuttavia rimane in evoluzione. Google DeepMind ha avanzato raccomandazioni al Congresso Usa su proposte legislative – come l’AI-Ready Bio-Data Standards Act e il Biosecurity Modernization and Innovation Act. Tuttavia, nessuna di queste leggi è ancora in vigore. Risulta evidente il divario tra le iniziative aziendali e il quadro federale necessario alla biosicurezza.

Un ulteriore ostacolo si è rivelato con test effettuati di recente, che hanno dimostrato come versioni precedenti di Gemini fossero suscettibili a tecniche di jailbreak in grado di indurre l’IA a fornire informazioni su agenti biologici pericolosi. Il problema spinge aziende come Google ad applicare misure più rigorose nei modelli successivi.

Prove future per il programma

I risultati del programma si vedranno nei prossimi sei-dodici mesi. Non solo per il numero di accordi stretti con partner esterni, ma soprattutto per la capacità dei meccanismi di difesa di mantenersi aggiornati di fronte a progressi tecnologici. Ogni avanzamento che rende Gemini più utile per un ricercatore aumenta anche il rischio che venga sfruttato da chi ha intenti distruttivi.

Questa dinamica di asimmetria non si risolve con dichiarazioni di intenti o comunicati stampa. Richiede valutazioni continue, collaborazione istituzionale e, probabilmente, la definizione di nuove regole in assenza di un quadro normativo esistente. La sfida, quindi, non è solo tecnologica, ma anche politica e sociale.