Nel panorama tecnologico emerge sempre più spesso un termine che sembra promettere un futuro digitale rivoluzionario: i loop per gli agenti software. L’industria, guidata principalmente da ciò che gli osservatori chiamano “tech-bro” — un’espressione che raffigura l’atteggiamento superficialmente esperto di alcuni leader tecnologici — cerca di vendere questa innovazione come una soluzione all’apparente crisi della bolla degli LLM (Large Language Models). Di fatto, però, i loop servono principalmente a mantenere viva una bolla che altrimenti potrebbe scoppiare a causa dell’insostenibilità energetica e dei limiti reali del mercato.

Cosa sono i loop e perché attirano interesse?

I loop fanno riferimento al concetto di capacità di un agente software autonomo di agire in maniera ciclica, autonomamente e senza la supervisione umana, al fine di raggiungere un obiettivo stabilito. Si presenta quindi come un passo avanti significativo rispetto agli agenti software tradizionali e apre il campo alla possibilità di avere sistemi in grado di risolvere problemi complessi in modo automatico.

Il dibattito intorno ai loop spesso presenta esempi di scenari futuri, come la gestione autonomo di task in aziende, l’assistenza sanitaria personalizzata o l’assistente digitale per la vita quotidiana. Tuttavia, la verità è che queste applicazioni sono ancora lontane da una sperimentazione significativa, se non un’implementazione pratica.

Il loop virtuoso del mercato degli LLM

I loop non sono solo un progresso tecnologico ideale da comunicare al grande pubblico, ma rappresentano anche un potente strumento per perpetuare il mercato degli LLM. Il motivo è che per alimentare i loop si ha bisogno di enormi quantità di token: più token, più computazione, più risorse in termini di GPU e datacenter, e quindi un consumo elettrico in crescita esponenziale.

Questo loop, però, si scontra inevitabilmente con limiti tangibili. Le aziende tecnologiche, soprattutto quelle di grandi capitali, fanno un uso massiccio di energia, e l’uso estensivo del calcolo parallelo richiesto per i loop in ambito LLM non è sostenibile a lungo termine. La realtà tecnologica si scontrerà con il limite dell’approvvigionamento energetico e del calcolo disponibile in un momento imprevedibile, ma certo.

La propaganda e la bolla da preservare

La comunità tech-bro non si è certo persa nel comunicare che i loop rappresentano un passo fondamentale verso un’era di intelligenza artificiale completamente autonoma. Purtroppo, spesso il linguaggio usato è esagerato, enfatizzato, e lontano dalla tecnologia effettivamente disponibile. L’escalation delle informazioni serve non tanto a chiarire, quanto ad alimentare la bolla economica legata agli LLM.

    • Si parla di sistemi autonomi mentre esistono solo prototipi sperimentali;
    • Si promettono risoluzioni di problemi complessi senza una dimostrazione concreta;
    • Si esagera sull’uso reale di questi loop in contesti aziendali, mancando una base di dati attendibile;
    • Si crea una sensazione di urgenza tecnologica quando non c’è una roadmap chiara.

Il rischio: bolla economica e sostenibilità

Un aspetto che non si può ignorare è il rischio economico che si nasconde dietro questo loop apparentemente virtuoso. La bolla degli LLM si basa su aspettative economiche sovradimensionate di un mercato che non esiste pienamente. Quando i limiti energetici e computazionali si faranno sentire, ci potrebbe essere un collasso improvviso del mercato, con conseguenze economiche drammatiche per le aziende in testa a questo ciclo.

Il punto di vista di un esperto: Marco Calamari

Marco Calamari, ingegnere e consulente in ambito privacy con una vasta esperienza in Computer Forensics e software legacy, ha espresso preoccupazione per questa dipendenza dalla propaganda tecnologica e l’uso distorto di termini come “loop” o “agenti autonomi”:

“Molto di ciò che vediamo nella tech è l’ennesimo tentativo di far credere che i problemi di domani siano oggi risolvibili da mezzi che non sappiamo nemmeno governare. L’energia, l’economia, le infrastrutture non sono finte. Se non ci prepariamo con dati e strategie reali, corriamo un rischio enorme”。

In sintesi: la visione reale

Se da un lato ci sono progressi tecnologici significativi nel campo degli agenti software, non possiamo permetterci di cadere nell’illusione di una tecnologia pronta a scalare in un mercato che non è ancora strutturato per riceverla. Il futuro della tecnologia non si trova solo in nuovi termini o paradigmi, ma nella capacità di gestire, con prudenza, gli strumenti che abbiamo.

I loop non sono una magia: sono uno strumento tra tante altre tecnologie. Il problema non è la tecnologia stessa, ma il modo in cui viene proposta e venduta. Senza una trasparenza tecnica reale e una sostenibilità economica ed energetica, si rischia di sostenere un mercato artificiale che porterà a fallimenti economici e fallimenti tecnologici.