Una dichiarazione congiunta pubblicata dal Stanford Digital Economy Lab invita immediati interventi per preparare i Paesi all'impatto economico dell'intelligenza artificiale. La dichiarazione, sottoscritta da oltre 200 economisti e ricercatori legati all’AI, è intitolata "We Must Act Now" e sottolinea che le capacità dell’AI si stanno sviluppando molto più rapidamente rispetto alle nostre capacità di comprenderne le implicazioni economiche.

L’AI potrebbe essere “radicalmente più potente”

I firmatari affermano che l’AI potrebbe divenire “radicalmente più potente” entro la prossima decade, scatenando una trasformazione economica più ampia di quella industriale, ma concentrata in un lasso temporale molto più breve. I firmatari sostengono che economisti, governi e leader tecnologici debbano muoversi immediatamente per creare incentivi, linee guida e istituzioni appropriate.

Autorevoli nomi tra i firmatari

La dichiarazione include tra i firmatari illustri economisti che hanno vinto il premio Nobel come Daron Acemoglu, Joseph Stiglitz, Paul Krugman e Ben Bernanke, assieme a esperti di primaria importanza da aziende di AI. Tra questi, Jeff Dean di Google, Jack Clark, cofondatore di Anthropic, Noam Brown e Sarah Friar di OpenAI, e Wojciech Zaremba dell’OpenAI Foundation.

Le incertezze e le opportunità

Eric Brynjolfsson, citato nel comunicato stampa del Stanford Digital Economy Lab, ha ribadito che i progressi dell’AI aprano nuove opportunità, ma solo se si agisce subito affinché i benefici siano distribuiti in modo equo per il bene collettivo di molti, non solo per pochi privilegiati.

I firmatari riconoscono anche rischi significativi, tra cui spostamenti massivi di lavoro, pur sottolineando al contempo che potrebbero derivare miglioramenti considerevoli nello standard di vita. I testi dell’intera dichiarazione, tuttavia, mantengono un registro condizionale: “L’AI potrebbe diventare radicalmente più potente”, “potrebbe scatenare una trasformazione senza precedenti” e “potrebbe costare posti di lavoro”. La dichiarazione non propone però misure concrete in termini di politiche o date specifiche.

Un dibattito tra esperti

I leader di alcune aziende di AI stanno però rivendicando un ritiro parziale di tali preoccupazioni. Sam Altman, CEO di OpenAI, ha recentemente dichiarato di essere “molto sicuro” che a livello occupazionale l’AI abbia già generato più posti di lavoro di quanti ne abbia eliminati. Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha sottolineato che l’automazione funzioni più come un moltiplicatore della produttività che come sostitutiva del lavoro umano.

Demis Hassabis, CEO di DeepMind, ha aggiunto che l’arrivo dell’intelligenza artificiale generale (AGI) rappresenterà un cambiamento equivalente a “dieci volte l’industrializzazione ad una velocità dieci volte maggiore”, ma non ha fatto commenti specifici sui possibili effetti occupazionali negativi dell’AI. Va sottolineato che Hassabis, anch’egli un premiato Nobel in Economia, non appare tra i firmatari della dichiarazione.

Manca la statistica certa

Studies che mostrino un impatto tangibile dell’AI sul mercato del lavoro non esistono ancora. Una recente analisi della Banca Federale ha rilevato una contrazione quasi azzerata della crescita occupazionale dei programmatori in America dagli inizi dell’uso di ChatGPT, pur ribadendo che non si debba interpretare come un dato diretto di occupazioni perse. I dati di alcune università statunitensi hanno mostrato invece che i problemi per programmatori e scrittori erano già visibili a partire da poco tempo prima del lancio di ChatGPT.

Nessun cambiamento significativo in termini economici e di occupazione prodotto dall’AI è stato rilevato da uno studio condotto dal Yale Budget Lab, sebbene i metodi per valutare i potenziali guadagni di produttività dell’AI non siano nemmeno stabiliti oggi.

L’urgenza di agire

Come espresso da Michael Spence del New York University, si richiede un approccio “tutti a bordo” per affrontare un futuro economico incerto. Tom Cunningham del METR ha paragonato la situazione a “guidare in una nebbia fitta, dove è quasi impossibile immaginare che cosa possa esserci davanti.”

La dichiarazione di "We Must Act" mette in chiaro che il momento per agire è ora più che mai critico. Gli esperti sottolineano l’importanza di adottare misure in grado di governare l’ascesa dell’AI per evitare di alimentare ulteriormente disuguaglianze economiche, sfruttando al contempo nuove opportunità.