Al G7 di Évian, in Francia, l’intelligenza artificiale è stata al centro della scena. Al working lunch dedicato all’AI, al quale ha partecipato la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni insieme agli altri leader del G7, sono stati invitati alcuni dei protagonisti della nuova economia tecnologica globale: Sam Altman, Dario Amodei, Demis Hassabis e, per l’Italia, Uljan Sharka, founder e CEO di Domyn.
È una scelta comprensibile. Nessun governo può più discutere di crescita, produttività, sicurezza nazionale e competitività industriale senza confrontarsi con chi sta sviluppando le tecnologie destinate a trasformare il mondo. Tuttavia, proprio quella scelta rivela un gap importante.
Mentre i leader dell’AI sono presenti ai tavoli decisionali, i CEO delle telecomunicazioni continuano a rimanere fuori. È una contraddizione che dura da anni e che oggi è meno giustificabile. Le telecomunicazioni non sono semplicemente un settore economico: sono l’infrastruttura indispensabile per l’economia digitale.
Le telecomunicazioni sono l’asse portante dell’economia digitale
Senza reti non esiste cloud, senza fibra non esistono data center, senza connettività non si possono sviluppare piattaforme digitali, sistemi di cybersicurezza, manifattura avanzata o intelligenza artificiale. Questi sono ormai fatti tecnici inscindibili.
Il G7 di Évian ha messo in luce il tema della sovranità tecnologica, che non è più solo un concetto astratto. La domanda cruciale, però, è su quali infrastrutture si basi questa sovranità digitale. L’AI non riduce l’importanza delle reti digitali: la rafforza. Ogni avanzamento richiede maggiore capacità di elaborazione, maggiore traffico dati, maggiore resilienza.
Le sfide del futuro richiederanno infrastrutture sempre più avanzate
La robotica avanzata, i veicoli autonomi, la telemedicina, l’industria intelligente, le smart city e la rete futura 6G dipenderanno da infrastrutture di telecomunicazione estremamente sofisticate. Senza di esse, questi sviluppi non saranno possibili.
Il dibattito politico, però, spesso trascura questa dimensione. Si parla di algoritmi, modelli e piattaforme, ma si dimentica che i progressi dell’AI non possono funzionare in assenza di connettività affidabile. È come parlare di voli futuri senza considerare aeroporti, piste e controlli del traffico aereo.
Un dialogo insufficiente tra politica e settore
Qualcuno potrebbe sostenere che le telecomunicazioni parlino già con i governi. È vero, ma in un contesto limitato: aste per lo spettro, obblighi di servizio universale, regole di sicurezza o consultazioni pubbliche. Questi dialoghi, pur necessari, non tengono conto del ruolo strategico delle reti nel contesto globale.
Invece di invitare leader della tecnologia per definire la competitività futura, spesso si chiede alle telecomunicazioni soltanto di rispettare le regole esistenti. Il risultato è evidente: chi costruisce e finanzia le reti sottoscrive investimenti di lungo periodo, mentre gran parte del valore dell’economia digitale finisce in mano a chi utilizza quelle reti.
I nuovi modelli di business per le telco
L’intelligenza artificiale potrebbe aiutare a sbloccare nuove opportunità per l’industria delle telecomunicazioni. L’inserimento dell’edge cloud nelle reti permetterebbe alle telco di generare nuovi ricavi, offrendo capacità computazionali vicine agli utenti. Per i servizi digitali, questo significherebbe un miglioramento in termini di latenza, affidabilità e qualità.
Se il valore generato è evidente, c’è motivo per cui le piattaforme digitali debbano investire in soluzioni infrastrutturali che ne beneficiano. Questo non può essere ignorato: chi utilizza le infrastrutture dovrebbe condividere il costo del loro sviluppo.
L’equilibrio strategico in Europa
Per l’Europa, il dibattito è particolarmente complesso. Stati Uniti e Cina hanno sviluppato strategie complessive che combinano infrastrutture, piattaforme e innovazione. L’Europa invece ha spesso isolato i temi tra loro, affrontandoli in compartimenti separati.
- Si parla di sovranità digitale
- Si dibatte di competitività e leadership
- Ma si dimentica che nessuna di queste cose può esistere senza infrastrutture solide
Ogni volta che si parla di sovranità digitale o di autonomia tecnologica, si deve considerare che essa si costruisce sull’esistenza di una rete sostenibile. Le telecomunicazioni non sono soltanto tecnologia: sono un elemento centrale della strategia nazionale e globale.
Le telecomunicazioni come asset critico
Le reti non sono soltanto infrastrutture tecniche in un contesto tecnologico: sono asset strategici che incidono sulle scelte industriali, sulla protezione della sicurezza nazionale e sulla capacità di innovazione.
È per questo che al prossimo G7, i leader mondiali dovrebbero prendere in considerazione di invitare i CEo delle principali aziende di telecomunicazioni. Non per rappresentanza o cortesia, ma perché nessuna decisione significativa sul futuro digitale può essere presa escludendo chi costruisce, gestisce e finanzia le reti.
Un errore che non si può permettere
L’intelligenza artificiale potrebbe essere il motore trainante della prossima economia digitale. Ma se le infrastrutture mancano, quel motore non potrà mai avviarsi. In un’epoca in cui l’AI domina l’agenda politica e industriale globale, escludere le telecomunicazioni dalle discussioni di alto livello non è solo un errore tecnico: è un errore di strategia.
Ignorare una parte fondamentale dell’equazione significa andare incontro a un vantaggio competitivo che non si possiede. E in un contesto globale sempre più digitale, questo rischio non può essere trascurato.