L’espansione dei data center spinta da intelligenza artificiale, cloud computing e servizi digitali aumenta la pressione sui sistemi elettrici europei. Tra domanda continua, reti da potenziare, decarbonizzazione e competitività industriale, la sfida riguarda anche l’Italia e il futuro della transizione energetica.

L’espansione dei data center è una delle trasformazioni più significative che il sistema energetico europeo si troverà ad affrontare nel prossimo decennio. L’affermazione dell’intelligenza artificiale generativa, del cloud computing e dei servizi digitali sta determinando una significativa crescita della domanda elettrica. Tale fenomeno pone rilevanti criticità infrastrutturali, ambientali e regolatorie, ma apre al contempo importanti opportunità in termini di competitività industriale, innovazione tecnologica e ottimizzazione del sistema elettrico.

Negli ultimi vent’anni, il dibattito energetico europeo si è concentrato prevalentemente sulla decarbonizzazione dell’offerta, e quindi su policy orientate allo sviluppo delle fonti rinnovabili e al miglioramento dell’efficienza energetica. L’avvento dell’intelligenza artificiale generativa sta tuttavia modificando profondamente questo quadro nella misura in cui essa richiede enormi capacità computazionali che costituiscono un nuovo segmento industriale altamente energivoro.

L’importanza strategica del fenomeno è tale da poter essere paragonata, per impatto economico e geopolitico, alla realizzazione delle grandi infrastrutture energetiche del Novecento. Come oleodotti, gasdotti e reti elettriche hanno sostenuto lo sviluppo industriale del secolo scorso, così i data center rappresentano oggi l’infrastruttura essenziale della nuova economia basata sui dati e sull’intelligenza artificiale.

Per lungo tempo la domanda elettrica europea è rimasta relativamente stagnante poiché gli effetti derivanti dalla crescita economica e dall’elettrificazione di alcuni consumi finali sono stati sostanzialmente compensati da recuperi di efficienza energetica.

L’intelligenza artificiale introduce una discontinuità rispetto a questa dinamica storica: secondo numerose analisi internazionali, i consumi elettrici associati ai data center potrebbero più che raddoppiare entro il 2030 con una crescita trainata soprattutto dagli hyperscalers. Dal punto di vista energetico, tali infrastrutture presentano tre caratteristiche fondamentali: elevata intensità di consumo, funzionamento continuo 24/7, e forte concentrazione geografica. Particolarmente significativo è l’aumento della densità energetica dei server: i tradizionali rack informatici richiedevano generalmente tra 5 e 15 kW di potenza mentre le applicazioni legate all’intelligenza artificiale possono oggi superare i 100 kW per rack.

A ciò si aggiunge il cosiddetto “paradosso dell’AI”, riconducibile al più generale paradosso di Jevons. Sebbene l’efficienza energetica delle singole operazioni computazionali continui a migliorare, la riduzione dei costi di utilizzo rende l’intelligenza artificiale sempre più accessibile, ampliandone la diffusione e incrementando il consumo complessivo di energia.

Allo sviluppo dell’AI sono associate criticità di diverso tipo. La prima riguarda le reti elettriche che sono state progettate in un contesto, caratterizzato da una crescita contenuta della domanda e da carichi distribuiti sul territorio, che lo sviluppo di grandi data center è destinato a modificare radicalmente. Per garantire la connessione di nuovi poli digitali saranno necessari investimenti in linee di trasmissione, reti di distribuzione, trasformatori, stazioni elettriche e sistemi di accumulo, dal momento che la capacità residua delle reti risulta già limitata a causa della crescente integrazione delle fonti rinnovabili, e dell’elettrificazione progressiva dei consumi.

Una seconda criticità riguarda il rapporto tra data center e decarbonizzazione. A differenza di molti altri consumatori elettrici, i data center necessitano di alimentazione continua e altamente affidabile. Ciò pone il problema della disponibilità di energia a basse emissioni in ogni ora dell’anno (cd green baseload) la quale risulta poco conciliabile con la naturale intermittenza di eolico e fotovoltaico. Anche quando un operatore acquista energia verde tramite contratti di lungo periodo (PPA) o Garanzie d'Origine, nelle ore prive di produzione rinnovabile il sistema continua a fare affidamento su impianti programmabili, spesso alimentati a gas naturale.

La terza criticità è di tipo economico e regolatorio: lo sviluppo dei data center genera costi che non possono essere classificati in modo netto né come privati, né come collettivi. Da un lato, il principio della cost-causation suggerisce che chi genera un costo debba sostenerlo. Dall’altro, molti investimenti infrastrutturali producono benefici diffusi per l’intero sistema. Ma un’eccessiva socializzazione dei costi sistemici, pur facilitando lo sviluppo dei data center, comporterebbe un aggravio di costo in bolletta per il consumatore finale.

Le criticità descritte assumono una rilevanza ancora maggiore nel contesto europeo, e in particolare in quello italiano. A differenza degli Stati Uniti e della Cina, l’Europa affronta infatti la crescita dei data center partendo da una situazione caratterizzata da prezzi dell’elettricità strutturalmente più elevati, un permitting più lento, e una minore capacità infrastrutturale. Ciò rischia di tradursi in uno svantaggio competitivo proprio nel momento in cui la disponibilità di potenza elettrica sta diventando uno dei principali fattori produttivi dell’economia digitale. Il costo dell’energia sta infatti assumendo per l’AI un ruolo analogo a quello che il costo del lavoro ha avuto per la manifattura tradizionale. La localizzazione dei grandi data center dipenderà sempre più dalla disponibilità di energia affidabile, abbondante e competitiva.

L’Italia presenta, sotto questo profilo, caratteristiche peculiari. Da un lato, oltre a disporre di una posizione geografica favorevole e di un sistema economico che potrebbe beneficiare significativamente dell’intelligenza artificiale, potrebbe acquisire parte del mercato in considerazione dell’attuale saturazione dei tradizionali hub digitali FLAPD. Dall’altro, sconta alcune criticità storiche del sistema elettrico, tra cui prezzi medi dell’elettricità superiori rispetto a molte aree concorrenti, differenziali zonali rilevanti e congestioni infrastrutturali.

Particolarmente significativa è la crescita delle richieste di connessione alla rete elettrica provenienti dal settore dei data center che hanno raggiunto livelli senza precedenti, segnalando una pressione crescente sulle infrastrutture esistenti e la necessità di una pianificazione coordinata tra sviluppo digitale e sviluppo energetico. La forte concentrazione geografica degli investimenti nell’area di Milano e della Lombardia costituisce un ulteriore elemento di attenzione. Se da un lato tale concentrazione genera economie di scala e benefici di agglomerazione, dall’altro rischia di accentuare le congestioni esistenti e di richiedere importanti investimenti di rete.

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