I ricercatori statunitensi sono riusciti a far rigenerare membra amputate nei topi, dimostrando che i mammiferi, al contrario delle attese, possiedono la capacità di rigenerare i propri tessuti, simile a quella degli anfibi. Questo lavoro, effettuato presso la Texas A&M University, mostra una strada promettente per comprendere e eventualmente imitare i processi rigenerativi.

Come i mammiferi possono rigenerare le loro membra

Lavorando con topi, i ricercatori hanno iniziato amputando l’estremità di un dito del piede destro. Normalmente, i mammiferi chiuderebbero questa ferita formando un tessuto cicatriziale, una reazione biologica che, pur essenziale per la sopravvivenza, limita la possibilità di rigenerare strutture complesse.

Per evitare la formazione di cicatrici, il team ha applicato al taglio il proteina FGF2 (Fibroblast Growth Factor) quattro giorni dopo l’amputazione. Questo processo ha permesso il formarsi di un cosiddetto “blastema”, un accumulo di cellule non specializzate che ricorda quelle viste negli anfibi, fondamentali per la rigenerazione.

Successivamente, i ricercatori hanno utilizzato il proteina BMP2 (Bone Morphogenetic Protein), famoso in medicina per il suo uso nella rigenerazione ossea. Quando applicato al blastema, BMP2 ha guidato la trasformazione delle cellule non specializzate in tessuti diversi – osso, tendini, legamenti e giunti – completando il processo rigenerativo in circa sei settimane.

Come funziona il processo rigenerativo

Secondo i ricercatori, il corpo conserva un “piano di costruzione” per formare membra, utilizzato inizialmente durante lo sviluppo fetale. Il primo passaggio, con FGF2, fa tornare indietro le cellule differenziate in cellule non differenziate – un processo simile all’embriogenesi. Il secondo passaggio, con BMP2, guida la differenziazione di queste cellule in tessuti specifici, in base alla posizione anatomiche. Questo meccanismo rispetta le complessità strutturali simili a quelle dell’embrione, permettendo la formazione di strutture diverse a seconda della localizzazione del corpo.

Risultati promettenti e limiti del progetto

I ricercatori hanno confermato che mentre i topi erano in grado di rigenerare una parte della falcata del dito, essa differiva significativamente nell’estetica rispetto alla struttura originale, mostrando una forma più grossolana che non l’originale. Tuttavia, come ha chiarito Muneoka, “Le strutture erano tutte là – solo non nella forma perfetta.”

La rigenerazione non si applica solo alle gambe, ma potrebbe influenzare altre aree del corpo come le branchie o i polmoni, come rivelano i precedenti studi. Sono tuttavia evidenti alcuni limiti: i risultati ottenuti negli animali non possono essere automaticamente applicati agli essere umani. I meccanismi biologici potrebbero non comportarsi nello stesso modo in specie diverse e le caratteristiche della rigenerazione sembrano diminuire con l’età, come riportato da altre fonti scientifiche.

Potenziale futura applicazione

Sebbene non si possa promettere una rigenerazione completa di braccia o mani umane, i progressi realizzati in questo studio aprono nuove prospettive sul miglioramento delle tecniche cicatrizzanti e sul trattamento delle ferite. Questo approccio potrebbe rivoluzionare la chirurgia ricostruttiva.

I due proteine utilizzati, FGF2 e BMP2, sono già in studio umano. Il BMP2 gode dell’approvazione da parte della Food and Drug Administration (FDA) negli USA, mentre il FGF2 è in avanzati studi clinici. La prospettiva futura potrebbe quindi combinare le proprietà regenerative di questi due proteine in nuovi trattamenti, supportati da una forte base scientifica.