Microsoft e OpenAI hanno rinegoziato in modo significativo l'accordo firmato nel 2019. L'intesa che ha dominato fino ad oggi la tecnologia AI è ormai cosa del passato e ha aperto nuovi scenari per entrambe le aziende. A partire da quando l'esclusiva è cessata, OpenAI potrà distribuire i propri modelli di intelligenza artificiale attraverso diverse piattaforme cloud, compresi AWS e Google Cloud, rompendo il vincolo con Microsoft's Azure.
Il dettaglio più concreto di questa rinegoziazione è che Microsoft non verserà più royalty a OpenAI per il rinvio di prodotti tramite Azure. Il risultato è una maggiore autonomia per OpenAI, che mantiene comunque una quota dei ricavi da Microsoft fino al 2030, ma con un limite massimo stabilito. Le condizioni, inoltre, non dipenderanno più necessariamente dagli sviluppi tecnologici futuri, nemmeno dall'eventuale raggiungimento dell'intelligenza artificiale generale.
La fine dell'esclusiva e le sue implicazioni
La decisione di Microsoft di permettere a OpenAI di svincolarsi e operare in modo indipendente segna l'inizio di una nuova era. Il rapporto tra le due aziende era stato oggetto di critiche e dubbi da parte delle autorità antitrust in Europa, Regno Unito e Stati Uniti, che osservavano l'accordo esclusivo come un potenziale vantaggio sleale nei confronti del mercato cloud.
L'ultima mossa di OpenAI, che ha avviato a ottobre 2025 la conversione dalla forma di organizzazione ad una Public Benefit Corporation (PBC), ha riscosso una reazione positiva da parte di Microsoft, che ha dato il via libera in cambio di una partecipazione societaria pari al 27%. La quota rappresenta circa 135 miliardi di dollari al capitale diluito. Inoltre, l'avvio del progetto multimiliardario denominato Stargate ha rivelato nuove infrastrutture di calcolo in grado di ridurre il ricorso a Azure.
Motivazioni e scenari futuri
Per OpenAI, l'obiettivo è chiaramente di espandere la sua offerta commerciale. Prima del 2026, i clienti che utilizzavano cloud diversi da Azure dovevano passare per questa sola piattaforma per accedere ai modelli AI di OpenAI. Ora questa limitazione è svanita. Le aziende clienti di Google Cloud e AWS potranno valutare OpenAI come alternativa a concorrenti già presenti, come Anthropic.
Inoltre, il mercato rappresenta uno scenario critico per OpenAI. L'azienda punta a raddoppiare i ricavi entro il 2026, con un obiettivo di arrivare a 12,7 miliardi di dollari, ma affronta un deficit mensile che sfiora i 1,3 miliardi. Sbloccare il mercato enterprise non è una strategia opzionale, ma una necessità per ragioni puramente economiche.
L'effetto su Microsoft
Per Microsoft, la situazione è meno immediatamente positiva, ma strategica a lungo termine. L'azienda non condividerà più con OpenAI i ricavi derivanti da Azure, eppure tiene la licenza sui modelli fino al 2032, pur non essendo in condizione esclusiva. Questo non solo le offre maggiore controllo economico, ma anche una posizione più solida sul piano legale, con regolatori più propensi a riconoscere una competizione feroce ma legale.
Microsoft ha già iniziato ad accelerare l'implementazione all'interno del proprio cloud con modelli AI interni ed esterni prodotti anche da altre aziende come Anthropic. Questo significa che Microsoft sta già diversificando le sue fonti di fornitura tecnologica nonostante la sua stretta collaborazione con OpenAI nei precedenti anni.
Un modello in disuso
L'accordo tra Microsoft e OpenAI era diventato il modello di riferimento per le collaborazioni tra cloud giant e startup AI, con un focus su vantaggi esclusivi, royalty e accesso privilegiato alle proprietà intellettuali. Google ha adottato un schema simile con Anthropic, e Amazon lo ha fatto in modi simili, seppure diversificati. Tuttavia, con il distacco formale tra il 2026, si apre una finestra per nuovi accordi e partnership più flessibili.
La fine di un’epoca
La fine dell’accordo non esclude la collaborazione tra le due aziende: entrambe si sono dimostrate abbastanza mature da mantenere relazioni di interesse reciproco, ma in modo non vincolante. Tuttavia, il mercato delle tecnologie AI è ormai una competizione aperta, e nessuna alleanza esclusiva sembra resistere al potere del libero mercato.
Lezioni per startup e imprese
OpenAI ha rappresentato un caso unico: l’unica startup in grado di rinegoziare un accordo con un gigante come Microsoft. Moltissime altre startup tecnologiche in questa nicchia non avranno mai la stessa forza economica e di negoziazione. I vincoli con i cloud giganti, in molti casi, si faranno sentire con condizioni sfavorevoli. Ecco perché per molte startup, l'esperienza di OpenAI può costituire un modello da seguire, anche se difficilmente replicabile.
Il futuro degli accordi cloud tra tecnologie AI e grandi provider resterà comunque in bilico tra innovazione, regolamentazione e potere di mercato. Questo accordo ha segnato, però, uno snodo decisivo: la fine di un modello, e l'inizio di una competizione più ampia e aperta.