Il CEO di Microsoft, Satya Nadella, ha recentemente scritto un post sul suo blog in cui attacca i principali laboratori di intelligenza artificiale accusandoli di doppio standard. Il tema al centro della sua polemica è la cosiddetta distillazione, un processo che consiste nell’addestrare un modello più piccolo utilizzando gli output generati da un modello più grande.

Le aziende come Anthropic e OpenAI proibiscono esplicitamente l’utilizzo dei propri output per addestrare modelli concorrenti, ma al tempo stesso si allenano liberamente sui dati pubblici raccolti dal web. Per Nadella, questa pratica rappresenta una chiara ipocrisia: da un lato si usano contenuti generati da altri per costruire modelli avanzati, dall’altro si cerca di impedire ad altri di fare lo stesso.

Il “reverse information paradox”

Nadella riconduce questa situazione a ciò che chiama “reverse information paradox”, un fenomeno in cui le aziende cedono token a pagamento ma consegnano anche dati proprietari ricavati dal loro utilizzo. Secondo lui, quando il flusso del sapere scorre in una direzione sola, il ricavato economico finisce per concentrarsi in chi gestisce l’infrastruttura tecnologica e non in chi produce la conoscenza. Ciò, a sua detta, mina l’equità del mercato.

Un bersaglio esplicito: Anthropic

Sebbene Nadella non menzioni esplicitamente Anthropic per nome, il contesto del suo discorso rivela che questa azienda è tra le sue principali critiche. Lo stesso Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha rivelato nel 2025 che modelli cinesi come DeepSeek stavano usando milioni di prompt inviati a Claude per migliorare i propri algoritmi. In risposta, Anthropic si è rivolta direttamente ai senatori statunitensi Tim Scott ed Elizabeth Warren per denunciare il caso. A giugno di quest’anno, una segnalazione simile è stata avanzata contro Alibaba, accusata di condurre il più grande attacco di distillazione mai registrato. Il CEO cinese non ha commentato pubblicamente l’accusa.

La posizione di Microsoft

La posizione di Nadella è di notevole rilievo: Microsoft è l’unica azienda a possedere azioni significative in OpenAI e Anthropic. Questo lo rende un investitore chiave che decide di criticare pubblicamente i propri investiti. Il messaggio rivolto alle imprese è chiaro: costruiscano il vostro ciclo interno di apprendimento (il cosiddetto learning loop), non abbiate paura di mantenere la proprietà dei dati in house e investite in modelli sviluppati internamente.

A giugno, Microsoft è riuscita a presentare un importante risultato in questo percorso: il modello MAI-Thinking-1, sviluppato internamente e addestrato su dati con licenza commerciale, senza ricorrere alla distillazione.

Multi-cloud AI

In parallelo a queste critiche, Guillermo Rauch, fondatore e CEO di Vercel, ha ribadito l’importanza di una strategia multi-modello come antidoto alla dipendenza dai singoli fornitori. Vercel gestisce ormai un trilione di token al giorno attraverso il suo AI Gateway e ha lanciato un milione di deployment quotidiani, metà generati da agenti di codifica autonomi.

Nel suo discorso al recente evento TechCon, Rauch ha spiegato che l’idea di affidarsi esclusivamente a OpenAI o Anthropic, come molte aziende facevano nel 2025, è ormai passata di moda. Le imprese moderne capiscono bene ogni componente del loro stack tecnologico e trattano ognuna come un elemento sostituibile. Modelli come Gemini, DeepSeek, o GLM-5.2 fanno parte del loro piano di integrazione a seconda delle esigenze, nonostante le provenienze eterogenee.

Tensioni crescenti

Se da un lato i laboratori AI stanno cercando di proteggere i propri output con clausole sempre più restrittive, dall’altro le aziende enterprise si stanno orientando a soluzioni più flessibili: strategie di multi-modelling, richieste di zero retention, adozione di modelli on-premise. Le imprese stanno chiaramente imparando a non affidarsi a uno solo di questi fornitori.

Con la questione legale intorno al controllo dei dati di addestramento che si prospetta sempre più articolata, i laboratori AI dovranno inevitabilmente far fronte a un dibattito politico e giuridico che potrebbe mettere a rischio le loro posizioni. La tensione cresce, e le aziende si stanno organizzando per proteggere i propri interessi, nonostante le restrizioni crescenti imposte dai grandi attori del mercato.