Il ruolo strategico del Golfo nella filiera dei fertilizzanti

La guerra in Iran ha svelato la fragilità strutturale della economia globale, un aspetto che preoccupa sempre di più agricoltori e istituzioni. L’Indio e l’Ormuz non sono solo nodi strategici per il petrolio: rappresentano una via cruciale per il commercio mondiale di fertilizzanti azotati. Secondo la ONU, un terzo del traffico marittimo mondiale di questi prodotti passa attraverso il Golfo, una cifra che include 16 milioni di tonnellate all’anno.

La regione è il cuore produttivo di ammoniaca e urea, i fertilizzanti più utilizzati al mondo. L’Iran in particolare, con il controllo del golfo e di Ormuz, esercita un potere enorme sul mercato. Gli analisti hanno ripetutamente sottolineato che qualsiasi interruzione in questa zona colpisce direttamente la catena alimentare globale.

L’allarme cresce dopo due mesi di conflitti

Dopo più di due mesi di guerra, l’OCDE ha segnalato un collasso quasi totale del traffico marittimo per i fertilizzanti. Le statistiche rivelano che il movimento di merci ha raggiunto i livelli più bassi dal gennaio 2019. La situazione è complicata non solo dal blocco navale, ma anche dal calo delle forniture di gas naturale liquefatto (GNL), un ingrediente fondamentale per la produzione di urea.

Esempi concreti emergono subito: QAFCO, una delle maggiori piattaforme di urea, ha visto interrotte le forniture in Qatar, un paese chiave del Golfo. I ripresi costi del GNL stanno inoltre mettendo in difficoltà molte imprese, tanto che alcune aziende del Golfo stanno spostandosi verso rotte alternative.

i Paesi a rischio e le misure d'urto

    • Nepal: ha ridotto le scorte a 171.000 tonnellate, rispetto alle 250.000 tonnellate necessarie. L’esecutivo ha acquistato urgenza 80.000 tonnellate di fertilizzante via accordo con l’India.
    • Fertiglobe, Emirati Arabi: ha aumentato al massimo la produzione di fertilizzanti, sfruttando camion per bypassare Ormuz. Il costo operativo è però raddoppiato.
    • Yara, Norvegia: ha preannunciato una possibile mancanza alimentare globale di 10 miliardi di pasti a settimana, con ripercussioni drammatiche in Paesi a basso reddito.

L’impatto sull’agricoltura e i prezzi

I dati di Reuters indicano che i prezzi dell’urea non sono solo aumentati, ma non sembrano tornare ai livelli pre-guerra. L’inflazione del prodotto è legata non solo al blocco del traffico, ma anche alla carenza di materie prime. Per i contadini, le opzioni sono limitate: o aumentare i costi di produzione, o ridurre l’uso di fertilizzanti e compromettere i raccolti.

Gli scenari peggiori, spiega il direttore di Fertiglobe su Financial Times, sono già in atto. «Il mercato è desesperado», commenta un rappresentante aziendale. L’alternativa di ricorrere a prodotti sostitutivi non garantisce i rendimenti attesi, soprattutto in aree dove i raccolti dipendono criticamente dall’uso di urea.

I rischi di una crisi globale

L’ONU riconosce che non tutti i Paesi sono ugualmente vulnerabili alle interruzioni, ma l’allarme cresce. Jorge Moreira da Silva, esponente UNOPS intervistato da Agence France-Presse, avverte che la situazione potrebbe degradare in una crisi umanitaria. Ecco le proiezioni principali:

    • Produzione di fertilizzanti azotati in calo di 500.000 tonnellate.
    • 45 milioni di persone ulteriormente esposte alla fame.
    • Rendimenti colturali ridotti del 50% in alcuni Paesi.

L’esperienza del conflitto in Ucraina

La situazione ricorda i primi mesi della guerra in Ucraina, benché con intensità maggiore. Shwan Arita, esperto agricolo della Università del Nord Dakota, sottolinea: «Nel 2022 la fornitura alla fine fu ripristinata. Questa volta i colli di bottiglia logistici sono molto peggiori».

I contadini attuali non riescono a compensare il rincaro dei fertilizzanti con guadagni di raccolta, visto che anni di buone campagne hanno esaurito il loro margine di vantaggio. «Senza urea, ci saranno colture perse», spiega Arita in un’intervista alle Rueters.

Rimedi e opzioni strategiche

Gli sforzi per risolvere la situazione includono:

    • Adeguamenti logistici: imprese come Fertiglobe spostano la produzione verso rotte interne con veicoli terra.
  • Piani nazionali: Paesi come il Nepal e il Marocco intensificano import da terzi, a volte usando