La sepsi rappresenta una delle principali emergenze mediche, caratterizzata da una risposta abnorme dell'organismo a un'infezione che può portare a una disfunzione d'organo potenzialmente letale. Questo fenomeno costituisce un rilevante problema di sanità pubblica a causa della sua elevata mortalità, della frequente necessità di trattamento intensivo prolungato e delle conseguenze a lungo termine sui pazienti, oltre ai costi molto elevati.

Impatto clinico

Il peso globale della sepsi è considerevole. Secondo l'analisi del Global Burden of Disease (GBD 2021), nel 2021 si sono verificati circa 166 milioni di episodi di sepsi e 21,4 milioni di decessi associati, pari al 31,5% di tutti i decessi globali. La mortalità è particolarmente elevata nelle persone anziane, con circa 9,28 milioni di decessi nel 2021 tra gli individui di età ≥70 anni. La pandemia di COVID-19 ha ulteriormente incrementato la mortalità associata alla sepsi nel 2020 e nel 2021.

L'impatto clinico non si limita alla fase acuta. I pazienti che sopravvivono alla sepsi possono sviluppare conseguenze fisiche, cognitive e psicologiche, con riduzione dell'autonomia e della qualità di vita e aumento del rischio di ri-ospedalizzazione e mortalità nel periodo successivo alla dimissione. Pertanto, la sepsi deve essere considerata come un continuum assistenziale che comprende la fase acuta, la degenza ospedaliera e il periodo post-dimissione.

In Italia

In Italia, il peso della sepsi è altrettanto rilevante. Un'analisi nazionale dei certificati di morte ha evidenziato un aumento dei decessi nei quali la sepsi era riportata tra le condizioni presenti, passando da 18.939 nel 2003 a 49.010 nel 2015, corrispondenti rispettivamente al 3% e all'8% di tutti i decessi. Studi più recenti confermano il persistere di un'elevata mortalità: in Veneto, tra il 2008 e il 2022, la sepsi è stata menzionata in 63.479 certificati di morte, aumentando dal 4,9% di tutti i decessi nel 2008 al 12,9% nel 2022.

Un ulteriore contributo arriva da un recente studio condotto in Abruzzo, che ha analizzato 13.994 ospedalizzazioni per sepsi nel periodo 2016–2024. La mortalità intraospedaliera è risultata elevata e la mortalità cumulativa a 6 e 12 mesi ha superato il 50% nei diversi gruppi analizzati, confermando come il peso della sepsi si estenda ben oltre la fase del ricovero.

Impatto economico

L'elevata complessità clinica della sepsi si traduce in un importante impatto economico per il sistema sanitario. I principali determinanti dei costi sono rappresentati dalla maggiore durata della degenza, dall'accesso alla terapia intensiva, dal ricorso alla ventilazione meccanica e ad altri sistemi di supporto d'organo, dall'impiego di farmaci antimicrobici e vasoattivi e dalla necessità, nei casi più gravi, di terapia sostitutiva renale.

I dati italiani disponibili mostrano chiaramente l'entità di questo fenomeno. In uno studio condotto presso una struttura nefrologica italiana su pazienti con malattia renale cronica, il costo medio di un ricovero complicato da sepsi è risultato pari a 23.087,57 euro, rispetto a 9.290,79 euro nei pazienti senza sepsi: un incremento di circa tre volte. La maggiore spesa era principalmente legata alla durata della degenza e alla terapia antimicrobica.

Anche dati regionali più recenti confermano il rilevante consumo di risorse associato alla sepsi. Lo studio condotto in Abruzzo su 13.994 ospedalizzazioni tra il 2016 e il 2024 ha documentato un significativo impatto economico dei ricoveri per sepsi, associato alla durata della degenza e alla gravità clinica.

Il costo della sepsi, tuttavia, non termina con la dimissione. Le conseguenze funzionali e cognitive possono determinare ulteriori prestazioni sanitarie, riabilitazione, nuove ospedalizzazioni e perdita di produttività, generando costi indiretti per le famiglie e per la società. Una recente revisione sistematica internazionale ha stimato, tra i sopravvissuti alla sepsi, un costo sanitario mediano nel primo anno dopo la dimissione di circa 28.700 dollari, evidenziando come una quota importante del peso economico della malattia si manifesti proprio dopo la fase acuta.

Diagnosi precoce e sostenibilità

Le più recenti linee guida della Surviving Sepsis Campaign (SSC) sottolineano che sepsi e shock settico devono essere considerati emergenze mediche e che la valutazione, la rianimazione e il trattamento devono iniziare tempestivamente. Viene inoltre raccomandata l'implementazione di programmi ospedalieri di screening e miglioramento della qualità, associati a percorsi organizzativi standardizzati. L’approccio tempestivo contribuisce a limitare la progressione verso lo shock settico e le sue complicanze come l'insufficienza multiorgano, con potenziali benefici su sopravvivenza e sostenibilità.

Una importante partita si gioca nell’appropriato uso degli antimicrobici e nella loro successiva de-escalation, fondamentali per conciliare efficacia terapeutica e combattere l’antimicrobico resistenza che rappresenta un problema aperto in particolare nel nostro paese.

IA e Nuove opportunità diagnostiche

Stabilito che l'elevato impatto clinico ed economico rende la diagnosi precoce della sepsi un obiettivo prioritario, notizie interessanti sono emerse in questi ultimi mesi sulle applicazioni specifiche dell’IA in questo ambito. A Singapore un ospedale ha introdotto un sistema che analizza i dati delle cartelle cliniche e i parametri vitali, per individuare ore prima piccoli segnali compatibili con una sepsi. L’obiettivo è ovviamente quello di attivare tempestivamente il percorso terapeutico prima che la situazione precipiti.

Questo ed altri esempi di applicazione dell'intelligenza artificiale per il riconoscimento precoce della sepsi rappresentano una delle più grandi rivoluzioni recenti nell’ambito della medicina d'urgenza. Come si è detto la sepsi è una risposta immunitaria estrema a un'infezione che può causare danni d'organo irreversibili e morte in pochissime ore; tuttavia, i suoi sintomi iniziali (febbre, battito accelerato, confusione) sono spesso impercettibili o facilmente confondibili con altre patologie.

Oltre all’esperienza citata, oggi, diversi sistemi avanzati di machine learning sono in grado di "sentire" l'insorgenza della sepsi analizzando i dati clinici fino a 48 ore prima di un normale sospetto medico diagnostico. Ed è importante ricordare che la letteratura ci dice che ogni ora di ritardo aumenta il rischio di mortalità di circa il 7-8%.

Ecco alcuni esempi di come questo può avvenire e dei risultati delle sue applicazioni pratiche. Nel modello Composer l'algoritmo non attende la manifestazione clinica evidente, ma esegue un monitoraggio predittivo continuo attraverso l’analisi dei dati su 150 parametri in tempo reale attraverso una integrazione diretta con le cartelle cliniche elettroniche ospedaliere, in alcuni casi anche esaminando dettagli scritti di pugno dal personale dedicato. L'IA rileva quindi minime combinazioni di variazioni che cumulate insieme indicano il rischio di sepsi.