L’introduzione di un registro europeo destinato a registrare le opere protette al fine di addestrare gli algoritmi di intelligenza artificiale sta al centro del dibattito in ambito UE. Il registro mira a rendere più trasparente e controllabile l’esercizio degli opt-out in materia di TDM — ovvero Text and Data Mining — in modo che i diritti d’autore siano rispettati durante il processo di addestramento dei modelli AI.
La proposta della Commissione Europea, in collaborazione con enti come la Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI), è volta a fornire un supporto concreto agli sviluppatori di IA e una maggiore tutela ai creatori di contenuti. L’idea non prevede la sostituzione dei meccanismi di riserva già esistenti, ma piuttosto l’implementazione di un sistema interoperabile che agevoli la comunicazione e l’efficacia della riserva espressa in modi diversificati.
Grazie all’articolo 4(3) della Direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale (DSM), si prevede l’istituzione di un’eccezione al diritto di riproduzione per le attività di TDM, a condizione che l’utilizzo non sia espressamente riservato dal titolare del diritto. La norma stabilisce che l’eccezione si applichi solo se il diritto non è stato opportunamente riservato, ad esempio attraverso strumenti di accesso controllabile e riservati, quando i contenuti sono resi pubblicamente disponibili online.
Il ruolo dell’AI Act
Un ruolo centrale nella discussione è svolto anche dall’AI Act, che stabilisce che i fornitori di modelli di intelligenza artificiale general-purpose debbano attuare una politica volta a rispettare le norme europee in materia di diritti d’autore. Tale attenzione è riconosciuta anche nella recente legge italiana sull’intelligenza artificiale, la numero 132/2025.
La Commissione Europea ha avviato uno studio approfondito per valutare la fattibilità tecnica e politica di un registro unico a livello UE, pensando a un sistema capace di raccogliere e gestire le riserve in modo interoperabile. Il lavoro ha coinvolto 58 interviste a stakeholder, un workshop multilaterale e un’indagine, e ha messo in luce gravi criticità nei sistemi di opt-out attuali.
I sistemi in uso, come i file robots.txt o i metadati IPTC, presentano mancanza di precisione, di persistenza e di adesione da parte degli sviluppatori e dei creativi. Inoltre, il loro impiego frammentato e non uniforme rende difficile per i titolari dei diritti di effettuare verifiche o per gli sviluppatori di IA di dimostrare la conformità alle norme vigenti.
Un registro ibrido
Dall'analisi condotta, lo studio propone la realizzazione di un registro ibrido, che combini un livello centralizzato con una struttura distribuita. Questa architettura mira a migliorare il riconoscimento univoco delle opere e a consentire una gestione scalabile, integrata con quelle che già sono le infrastrutture di settore, i sistemi di identificazione e gli ecosistemi di licenze esistenti.
Il registro non sostituirà strumenti esistenti, né funzionerà come un’unica soluzione per tutti i problemi legati al TDM. Piuttosto, fornirà una piattaforma supplementare per aumentare la conformità al diritto UE e migliorare il rispetto della volontà dei titolari in materia di addestramento dell’intelligenza artificiale.
Maggiore chiarezza nella protezione delle opere potrebbe ridurre la frammentazione che esiste tra varie industrie. L’obiettivo è creare un mezzo trasparente e affidabile per gli stakeholder in modo che ogni parte, che essa sia un produttore, un utente o un costruttore di dataset, possa beneficiare di un’infrastruttura comune.
Strumenti tecnici a confronto
Lo studio evidenzia che l'implementazione di tali obiettivi può avvenire solo attraverso l’uso di tecnologie moderne, come il digitale fingerprinting: un metodo in grado di identificare e mappare univocamente un contenuto digitale attraverso le sue proprietà intrinseche.
L’idea è di rendere possibile il riconoscimento automatico di un’opera all’interno di una base dati o di un modello di IA, senza dover fare affidamento su informazioni esterne come URL o metadati facilmente modificabili o rimovibili.
Questo approccio si pone come un’alternativa alle attuali metodologie inadeguate o incoerenti, permettendo una maggiore tracciabilità e uniformità. L’uso di un registro unico basato su tali tecnologie permetterebbe inoltre di ridurre le problematiche che nascono da differenti sistemi implementati in contesti locali o nazionali.
Due modi per consultare il registro
Per funzionare, il registro proposto supporterebbe due modalità complementari di consultazione: una per i titolari dei diritti, che permetterà loro di esprimere chiaramente e verificare in tempo reale le riserve; l’altra per gli sviluppatori di modelli di IA, che avranno un punto di accesso affidabile per controllare l’esistenza di riserve prima dell’addestramento delle loro opere.
Con la messa a disposizione di un sistema così organizzato, la trasparenza aumenta e la conformità legale diventa più facile da verificare. Gli esperti ritengono che un tale strumento abbia potenzialità concrete per migliorare il contesto legale e regolamentare, rendendo più efficiente il rapporto tra IA e diritti d’autore. L’efficacia del registro dipenderà però strettamente dalla capacità di integrarlo nel contesto esistente e di renderlo accessibile per tutti i soggetti coinvolti.
Conclusioni e possibili sviluppi
La possibilità di adottare un registro europeo, anche come strumento complementare al sistema attuale, offre un potenziale concreto per migliorare la protezione dei diritti. Si tratta però di un progetto complesso, che dovrà tenere conto delle esigenze specifiche di ciascun settore, rispettando al contempo le normative esistenti e integrandosi con le infrastrutture già utilizzate per l’identificazione e la gestione dei diritti d’autore.
L’obiettivo definitivo rimane dunque chiaramente delineato: promuovere uno scenario in cui entrambe le parti — titolari dei diritti e sviluppatori tecnologici — riescano a collaborare in modo costruttivo, salvaguardando la libertà creativa, il rispetto giuridico e la sostenibilità economica del settore culturale e digitale.
Per chi volesse seguire gli sviluppi di questo dibattito, è possibile iscriversi alla newsletter dell’ufficio. Per ulteriori informazioni, è consigliabile prendere visione dell’Informativa Privacy e, se necessario, esprimere un consenso esplicito.