Il gigante cinese dell’e-commerce Alibaba ha vietato ai propri dipendenti di utilizzare il modello di intelligenza artificiale Claude sviluppato dalla società statunitense Anthropic. Secondo quanto riferito dall'IT Nachrichtenportal The Information, il divieto è diventato immediatamente effettivo e contempla anche la necessità di eliminare gli strumenti Claude da tutti i dispositivi aziendali.
Iniziativa a causa di una funzionalità nascosta all’interno di Claude
La decisione da parte di Alibaba è stata spinta dal riscontro di una funzione nascosta all’interno del codice sorgente del modello, la quale permetterebbe ad Anthropic di rilevare se un utente proviene da Cina o è connesso a un ente locale che sviluppa intelligenza artificiale. Questa funzionalità, pur non confermata ufficialmente, ha inquietato i vertici di Alibaba, che hanno scelto di adottare provvedimenti preventivi per proteggere i propri dati e i propri interessi. Gli stessi dipendenti hanno riferito che questa scoperta rappresenta il motivo principale per cui il modello non può essere utilizzato da Alibaba.
Anthropic ha precedentemente vietato l'uso dei modelli in Cina
Anthropic ha sempre vietato l'uso dei propri modelli in Cina, ma i rapporti indicano che alcune aziende locali hanno trovato modi per aggirare tali restrizioni. Questo ha creato tensioni tra le due parti, specialmente per quanto riguarda il rispetto della governance globale sull'uso delle tecnologie di IA. Il recente blocco deciso da Alibaba non sembra violare esplicitamente le regole di Anthropic, vista l’incompatibilità dei due mercati, ma rinvigorisce i dibattiti sull’indipendenza tecnologica.
In passato accuse reciproche di utilizzo illecito di modelli
Verso la fine dello scorso mese, Anthropic aveva accusato direttamente Alibaba di aver cercato di appropriarsi delle capacità di Claude. In un documento trasmesso ai membri del Senato Usa, come riferito da Financial Times in un comunicato, Anthropic aveva sottolineato l’utilizzo da parte di Alibaba di una tecnica chiamata distillazione della conoscenza delle IA, che permette a nuovi modelli di acquisire informazioni da modelli esistenti in modo non autorizzato. Questo tipo di attività era stato menzionato anche dagli Stati Uniti per giustificare il blocco dell’accesso ai propri modelli Fable e Mythos per utenti non Usa.
Alibaba aveva già preso di mira il Pentagono
Ancora di recente, Alibaba aveva sporto una causa legale contro il Pentagono per l’inserimento del gruppo cinese in un elenco di enti commerciali che collaborano potenzialmente con la Cina. Il ricorso mirava a far annullare tale iscrizione, ritenendo dannoso per la reputazione aziendale in termini di accesso a mercati stranieri.
Gli ultimi rapporti riguardanti le attività di Alibaba rafforzano il sospetto che l’azienda stia continuando a utilizzare illegalmente il modello di Anthropic, nonostante le recenti iniziative di blocco. Questo conferma un’azione di resistenza del gruppo cinese, che ha già precedentemente violato le restrizioni di Anthropic.
Il contesto internazionale di regolamentazione sull’IA
Gli sviluppi sull’utilizzo di modelli AI da parte di enti cinesi hanno attirato l’attenzione della comunità internazionale. Anthropic non è l’unica azienda a lanciare accuse: in passato, DeepSeek, Moonshot AI e MiniMax sono stati accusati anch’essi di utilizzare metodi simili per apprendere da modelli esistenti altrui. I governi stanno cercando di intervenire per prevenire tali pratiche considerate potenzialmente illegali per le problematiche di proprietà intellettuale.
In crisi l’equilibrio tra libertà e accesso globale
Il caso Alibaba-Anthropic evidenzia le complessità derivanti dal controllo sull’utilizzo globale delle tecnologie AI. Mentre alcune aziende si oppongono fortemente a un accesso non autorizzato, altre cercano di aggirare le limitazioni, creando un ambiente regolatorio frammentato. Per il bene della sicurezza informatica e per garantire un giusto equilibrio di innovazione, è fondamentale che le aziende adottino politiche chiare e che le istituzioni regolamentino con criteri uniformi.