Al recente Salone dell’Automobile di Parigi, François Provost, amministratore delegato di Renault, ha puntato i riflettori sul piano incentivi del governo spagnolo per i veicoli elettrici, definendolo “non molto equo” per il mercato locale. Il CEO ha sostenuto che il cosiddetto Plan Auto+ sta favorendo gli ibridi plug‑in (PHEV) importati, mettendo in difficoltà il modello Captur, interamente prodotto nello stabilimento di Valladolid.
Il contesto spagnolo
La Spagna è uno dei mercati europei più colpiti dalla spinta aggressiva dei produttori cinesi, ma è anche la sede delle principali operazioni industriali di Renault. Secondo il quotidiano CincoDías, i costruttori cinesi hanno rappresentato il 38 % delle immatricolazioni di veicoli elettrici e ibridi plug‑in tra gennaio e settembre 2026. In questo scenario, la lamentela di Provost si trasforma in una questione industriale di primaria importanza.
Le critiche di Provost
Provost ha dichiarato a un ristretto gruppo di giornalisti che le “regole del gioco in Spagna non sono molto equi”. La sua tesi si basa su due punti fondamentali:
- Il denaro pubblico spagnolo sta finanziando un sostegno generoso ai PHEV prodotti al di fuori dell’Europa, penalizzando direttamente la fabbrica di Valladolid.
- Il Plan Auto+ premia i modelli fabbricati in Europa, mentre le importazioni ricevono un sussidio inferiore.
Secondo Provost, la produzione di Valladolid è diminuita del 20 % a causa di questa concorrenza distorta, con alcuni PHEV importati venduti a prezzi simili a quelli del Captur made in Spain. La stessa Valladolid produce anche il modello Symbioz, entrambi equipaggiati con il sistema ibrido non plug‑in E‑Tech di Renault.
Preferenze degli incentivi
Provost ha espresso la preferenza affinché gli incentivi fossero concentrati sui veicoli totalmente elettrici, anziché sui PHEV. Tuttavia, ha ammesso che anche il Rafale PHEV, prodotto nello stabilimento di Palencia, può beneficiare delle attuali agevolazioni, mostrando così che Renault non è del tutto estranea al dibattito.
Il ruolo della Cina
Il dirigente ha accolto con favore l’ultimo accordo tra Unione Europea e Cina, ritenendolo uno strumento per organizzare l’arrivo dei produttori cinesi in maniera più ordinata. Ha inoltre sottolineato che la differenza di costi tra i sistemi industriali cinese ed europeo varia tra il 30 % e il 40 %, e che le importazioni senza controllo rappresenterebbero l’unica via di crescita per le case cinesi.
Le richieste politiche
Provost ha chiesto decisioni politiche rapide per sostenere l’industria europea, citando l’Industrial Accelerator Act, attualmente in discussione a Bruxelles, come possibile strumento per rafforzare la competitività del settore.
Il futuro di Valladolid
Nonostante le preoccupazioni, Provost ha evitato toni allarmistici: Renault garantisce l’attività di Valladolid per i prossimi tre‑quattro anni, senza annunci di licenziamenti o chiusure. La vera incognita riguarda la prossima generazione del Captur, la cui rinnovazione è ancora in fase di decisione. Provost ha ammesso che il rischio potrebbe aumentare se l’UE non concedesse flessibilità nelle normative CO₂ per il 2030, consentendo l’afflusso di ibridi e PHEV cinesi a prezzi aggressivi.
Investimenti recenti
Renault ha annunciato un investimento di 600 milioni di euro in Spagna tra il 2026 e il 2030, destinato a cinque nuovi modelli per Valladolid e Palencia, di cui due totalmente elettrici. Il programma avrà inizio nel 2028, con Palencia pronta ad ospitare la nuova piattaforma elettrica RGEV Medium 2.0.
Prezzi cinesi e valore a lungo termine
Provost riconosce che alcuni prodotti cinesi possono costare fino al 20 % in meno al dettaglio rispetto ai concorrenti europei. Tuttavia, egli insiste sul valore aggiunto di Renault: la capacità di garantire riparazioni entro 24 ore, la disponibilità di ricambi e la copertura della batteria per un massimo di 15 anni. Inoltre, i valori residui del Gruppo Renault si posizionano tra 5 e 10 punti percentuali sopra la media dei concorrenti.
Conclusioni
Le dichiarazioni di François Provost al Salone di Parigi hanno messo in luce un problema strutturale del mercato spagnolo: un sistema di incentivi che, secondo il CEO di Renault, privilegia le importazioni di PHEV a scapito della produzione locale. Con le pressioni delle case cinesi in crescita e le decisioni politiche ancora in fase di definizione, il futuro delle fabbriche spagnole di Renault dipenderà in gran parte dall’evoluzione delle politiche europee e nazionali in materia di mobilità sostenibile.