Mark Zuckerberg sembra non avere molte risposte soddisfacenti, in particolare in tema di Intelligenza Artificiale. Secondo un recente rapporto pubblicato da Financial Times, l’implementazione di soluzioni IA avanzate non sta procedendo come desiderato. L’esperienza mossa dal Metaversum non si è mai veramente affermata, e ora, nell’ambito della competizione globale per lo sviluppo di modelli di Intelligenza Artificiale generativa, i modelli Llama di Meta occupano solo una posizione marginale rispetto a quelle di società come Anthropic, OpenAI e Google.
Il rapporto indica che all’interno di Meta molti collaboratori preferiscono utilizzare i modelli di IA Gemini sviluppati da Google anziché i propri modelli Llama, ritenuti meno performanti. Questa scelta riguarderebbe attività come la lotta ai post truffaldini e lo sviluppo di chatbot per il mercato pubblicitario, settori centrali negli interessi di Meta. In alcuni casi, Meta utilizza inoltre Claude di Anthropic, un'alternativa anch’essa concorrente. Tuttavia, questo atteggiamento di utilizzo di soluzioni esterne non è un aspetto isolato: ad esempio, Microsoft ha precedentemente permesso ai propri sviluppatori di utilizzare Claude, nonostante abbia poi ritirato le licenze per ragioni di costo.
Le restrizioni di Google rallentano i progetti di Meta
Come indicato nel rapporto, Google avrebbe recentemente imposto limitazioni all’utilizzo del modello Gemini da parte di Meta a causa della grande richiesta. Questo avrebbe causato ritardi negli sviluppi interni del gruppo tecnologico di Zuckerberg. Al fine di mitigare il problema, i dipendenti di Meta sono costretti a conservare le token, ovvero a ridurre il consumo di risorse informative necessarie per interagire con modelli di AI esterni. Secondo gli esperti, l’auspicio è che il modello interna Muse Spark, una soluzione multimodale, possa ridurre gradualmente questa dipendenza.
Google è un partner chiave anche per altri giganti
Il ruolo di Google come fornitore di tecnologie non si limita esclusivamente a Meta. Ad esempio, il modello Gemini è destinato a supportare la futura versione di Siri sui dispositivi iPhone, iPad e Mac. Apple ha avuto difficoltà a modernizzare il proprio assistente vocale: un programma interno ha richiesto anni di tempo e ha portato infine a una collaborazione con Google.
La situazione di Meta, però, è diversa. Il gruppo, nel maggio 2026, ha ridotto il proprio numero di posti di lavoro di 8.000 e ha spostato 7.000 dipendenti all’interno di nuove squadre incentrate sull’Intelligenza Artificiale. Fonti interne parlano di una forte demoralizzazione nel clima lavorativo interno, con condizioni percepite come quasi simili a quelle di un campo di lavoro. Nonostante questo, i progetti di Zuckerberg e di Andrew Bosworth, capo tecnologico del gruppo, puntano a ritrovare stabilità e a introdurre nuove iniziative di beneficio.
Un modello IA interno potrebbe salvare la partita
In tale contesto, il successo del modello Muse Spark potrebbe rappresentare un aspetto fondamentale. In un settore così competitivo e in rapida crescita, disporre di un modello autonomo e sviluppato internamente è di grande valore. Soprattutto per un gigante come Meta, il cui vantaggio rispetto a concorrenti potrebbe derivare non solo da una tecnologia avanzata, ma anche da una gestione interna più efficace. La creazione e l’integrazione di Muse Spark costituiscono quindi una scommessa cruciale per il futuro di Meta nel campo dell'Intelligenza Artificiale.
Il rapporto della Financial Times ha sollevato diverse critiche sui tempi di avanzamento di Meta, ma anche sull’effettiva affidabilità del modello Llama, che sembra non soddisfare le aspettative interne. Mentre Google cerca di bilanciare la domanda per Gemini, e Apple si appoggia sempre più all’AI esterna, Meta deve trovare una propria strada, magari passando per tecnologie come Muse Spark, per rimettersi nel gioco dell’AI.