La Free Software Foundation Europe (FSFE) ha segnalato alla Commissione Europea che Google reinstalla silenziosamente i modelli di intelligenza artificiale (AI) rimosso dagli utenti sui dispositivi Android, un comportamento che viola il Digital Markets Act (DMA), una legge europea volta a regolare le grandi piattaforme digitali. Secondo la FSFE, questa pratica va contro uno dei principi fondamentali del DMA: permettere agli utenti di disinstallare completamente i software preinstallati.

La FSFE ha chiarito che quando un utente elimina un modello AI dal proprio telefono Android, Google lo reinstalla automaticamente senza alcun consenso da parte dell’utenza. Questo ciclo ripetitivo renderebbe inutile qualsiasi tentativo di rimozione da parte dell’utente, violando di fatto i termini del DMA. Per tale motivo, la Free Software Foundation Europe ha presentato, la settimana scorsa, una relazione alla Commissione Europea, richiedendo chiare modifiche alle strategie di Google.

Le due principali richieste della FSFE

La Free Software Foundation Europe avanza due richieste specifiche. La prima è che gli utenti debbano poter rimuovere in modo permanente i componenti AI preinstallati e che Google sia vietata da reinstallazioni automatiche. La seconda richiesta riguarda la libertà degli sviluppatori di utilizzare le funzionalità di interoperabilità Android senza dover registrarsi obbligatoriamente con Google. La FSFE considera questa seconda richiesta fondamentale per garantire un mercato software più libero e aperto.

Il problema dei modelli AI installati automaticamente

Google ha iniziato ad installare modelli di intelligenza artificiale sui dispositivi Android senza informare gli utenti e senza dare loro la possibilità reale di disinstallarli. Secondo la FSFE, la reinstallazione silenziosa non solo viola le norme UE, ma rappresenta un’intrusione tecnologica che limita la libertà degli utenti. I dispositivi Android non dovrebbero più comportarsi come "box chiusi", ma come strumenti flessibili dove l’utente mantiene sempre il controllo.

La controversia sull'Android Developer Certification

Un altro punto critico presentato dalla FSFE riguarda il programma Android Developer Certification, che Google prevede di lanciare nel settembre 2026. Questo programma obbligherà gli sviluppatori ad iscriversi su Google, pagare una tariffa e consegnare le proprie informazioni personali prima che i loro software possano essere installati sui dispositivi Android certificati. La Free Software Foundation Europe ha evidenziato che questa norma potrebbe minare la libertà degli sviluppatori, in particolare di quelli che operano al di fuori dell’ecosistema Google o che lavorano in paesi dove esistono rischi di sorveglianza e repressione da parte di entità private.

Gli sviluppatori non dovrebbero affidarsi a Google

La FSFE sottolinea che gli sviluppatori non dovrebbero mai essere obbligati a possedere un account Google, né ad aver presenti nel proprio progetto le linee guida dell'azienda californiana. Secondo l'organizzazione, il diritto di accesso alle funzionalità di interoperabilità Android dovrebbe essere aperto a tutti, indipendentemente da chi sono, dove vivono o qual è la loro filosofia di sviluppo. Una tale apertura sarebbe in linea con i principi del Software Libero, che si fonda sull’accesso paritario e non vincolato.

La posizione formale della FSFE

Lucas Lasota, responsabile del programma legale della FSFE, ha chiarito che l'interoperabilità non può e non deve dipendere da procedure di verifica esclusivamente legate a Google. "Avere regole chiare, precise e inclusive," ha affermato, "è fondamentale per evitare che i grandi gatekeeper possano sfruttare le aperture legislative per evadere i loro obblighi. Se non interveniamo ora, il DMA perderà completamente il proprio significato."

Europa vs Big Tech: la sfida del DMA

La battaglia dell’Unione Europea contro le grandi tecnologie è ormai una lotta costante su diversi fronti, da Apple a Meta. Il Digital Markets Act rappresenta l’arma principale, ma la sua efficacia dipende da come e quanto velocemente le autorità europee riescano a far rispettare le norme. Il caso di Google che reinstalla modelli AI cancellati dagli utenti, se non sanzionato, potrebbe aprire la strada per altre violazioni simili, minando i progressi del programma e la fiducia degli utenti in un mercato digitale equo.

La FSFE chiede intervento immediato

La FSFE, per questa ragione, invita la Commissione Europea ad adottare misure concrete e rapide per garantire che Google rispetti pienamente il Digital Markets Act. "Se non interviene ora, la Commissione non farà nulla in futuro. Il rischio è che il DMA diventi una norma simbolica," ha concluso l’organizzazione.