Dopo un cyberattacco su larga scala rivolto a diverse banche statali dell’Iran, i servizi elettronici nel paese sono rimasti per un periodo considerevole impossibilitati a funzionare correttamente. Pagamenti online hanno smesso di funzionare completamente per periodi estesi. Come riporta il portale economico Eghtesad-News, il Comitato per la coordinazione bancaria ha confermato l’incidente, aggiungendo che in seguito il problema è stato risolto e il traffico online normalizzato.
Problemi in punti di vendita di tutto il paese
Nel centro di Teheran, diversi testimoni oculari hanno segnalato che in grandi supermercate, ristoranti e addirittura stazioni di servizio, improvvisamente non era più possibile procedere con pagamenti online. Molte persone hanno quindi annotato il costo delle loro spese per regolarizzarle in un secondo momento. Le banche più interessate sono state quattro banche statali di grande importanza, assieme a numerosi ATM presenti in tutta la capitale.
I gruppi hacker come forma di protesta
Gli attacchi informatici vengono ritenuti una forma di protesta digitale, in opposizione al sistema politico islamico iraniano. Una specifica unità hacker iraniana, conosciuta come Black Wolves, ha precedentemente annunciato l’imminente attacco. Su Telegram, la medesima ha riferito che “Un silenzioso conflitto sta prendendo forma e l’Iran è sotto cyberattacco.” Gli attacchi simili si sono verificati in precedenza durante il 2022, quando le proteste relative al ruolo sociale delle donne si sono estese a livello nazionale.
Il precedente attacco alla banca centrale
Nel periodo delle proteste legate alla questione sociale femminile, un attacco informatico di enorme portata ha colpito la Banca Centrale iraniana. In quell’occasione, anche le videocamere di sorveglianza negli infami quartieri di Evin, carcere celebre per le sue condizioni di detenzione, sono state compromesse, rilasciando in rete immagini di presunte violenze da parte del personale carcerario su detenuti politici. Tali attacchi rientrano chiaramente come una strategia di protesta digitale verso il sistema teocratico iraniano.
Gli ultimi mesi di restrizioni alla rete
Nel corso degli ultimi due mesi e mezzo, è diventato possibile effettuare transazioni online solamente in modo limitato nell’Iran. Prima di questo, però, la popolazione iraniana ha vissuto un periodo di 88 giorni in cui praticamente non aveva accesso a Internet, una delle interruzioni più estese di sempre a livello globale. L’inaccessibilità al Web ha avuto ripercussioni immense, specialmente durante la fase in cui l’Iran ha subito attacchi aerei da parte di Israel e degli Stati Uniti, causando un isolamento quasi totale della popolazione.
Lo stato dell’Internet in Iran
Internet completamente libero come in molti altri Paesi non esiste nel contesto iraniano. Il governo limita l’accesso a determinati siti web, tra cui i social-network. Pur esistendo mezzi per aggirare tali restrizioni (ad esempio utilizzando servizi di Virtual Private Network), ciò è illegale in base alle leggi vigenti del Paese. La percentuale di connessione Internet nazionale, riferisce la piattaforma Netblocks, era rimasta per un periodo ridotta al livello dell’1% rispetto alla normale capacità di traffico.
Prospettive future
La situazione in Iran sta diventando sempre più complessa a causa di questi attacchi digitali, che evidenziano non solo una vulnerabilità infrastrutturale, ma anche una forte polarizzazione politica. La ripresa della normalità sembrerebbe avvenuta solo parzialmente; il rischio di ulteriori interruzioni non può essere escluso, data la fragilità che il Paese mostra nel gestire eventi di natura cyber. Inoltre, la capacità del governo iraniano di garantire la stabilità digitale non è ancora chiaramente dimostrata.