Il New York Times, The Economist e l'AFP sono ora parte di SPUR (Standards for Publisher Usage Rights), un'iniziativa che mira a regolamentare l'accesso ai contenuti giornalistici e facilitare la negoziazione di licenze con le aziende di intelligenza artificiale. La coalizione, nata in febbraio con gruppi di media come Sky News, la BBC, il Telegraph, il Financial Times e The Guardian, ha visto un notevole ampliamento con l'arrivo di nuovi membri, tra cui l'Associazione brasiliana dei giornali, The Atlantic, ITV News e The Observer.

I grandi media rafforzano il loro fronte comune

SPUR non si limita a richiedere una remunerazione per l'uso dei contenuti, ma mira anche a stabilire regole comuni per l'utilizzo dei contenuti giornalistici da parte delle IA. L'obiettivo è migliorare l'identificazione e la misurazione dell'uso dei contenuti da parte dei sistemi di intelligenza artificiale, facilitando così la negoziazione delle licenze con le aziende interessate.

SPUR vuole tracciare l'uso degli articoli da parte delle IA

Il progetto si basa su uno standard open source chiamato Content Telemetry, che mira a tracciare vari usi dei contenuti da parte dei sistemi di IA, tra cui il recupero, la citazione o la visualizzazione nelle risposte generate. Una consultazione pubblica è stata organizzata dal 12 giugno al 24 luglio e una prima versione è già stata pubblicata.

Questa tracciabilità è particolarmente rilevante per gli editori, poiché fornisce informazioni preziose su come gli articoli vengono utilizzati per generare risposte da parte dei modelli di IA. L'obiettivo è creare un quadro tecnico comune, piuttosto che lasciare che i media negozino individualmente.

Il New York Times è già impegnato in diversi conflitti con le aziende di IA

Il quotidiano americano si unisce alla coalizione con una significativa esperienza in questo campo. In effetti, il New York Times aveva citato in giudizio OpenAI e Microsoft a dicembre 2023 per l'uso degli articoli. Un'altra azione legale aveva coinvolto anche Perplexity.

Il New York Times non è contrario agli accordi commerciali; ha infatti firmato un contratto di licenza con Amazon a maggio 2025. La sua posizione è quella di difendere un principio: i contenuti protetti devono essere negoziati e remunerati.

La diminuzione del traffico aumenta la pressione sugli editori

I media stanno assistendo a un cambiamento nella loro dipendenza dai motori di ricerca. Secondo i dati di Chartbeat, le visite provenienti dalla ricerca organica su Google sono diminuite del 33% tra novembre 2024 e novembre 2025.

La necessità di cliccare è quindi ridotta, poiché le risposte generate forniscono tutte le informazioni necessarie. Questo cambiamento aggiunge pressione agli editori, rendendo ancora più cruciale la necessità di regolamentare l'uso dei contenuti da parte delle IA.