La Commissione europea si trova nuovamente al centro di critiche per l'uso delle chat crittografate da parte della presidente Ursula von der Leyen e di altri membri dirigenti. L'European Ombudsman, Teresa Anjinho, ha formulato una richiesta formale di censura all’istituzione governativa, osservando un grave "default nell'attività amministrativa". Il problema riguarda l'uso sistematico da parte dei dirigenti di funzioni di auto-eliminazione, come quelle presenti in applicazioni di messaggistica crittografata come Signal, che causano la scomparsa di importanti comunicazioni politiche nel cosiddetto nulla digitale.

L'indagine è stata innescata da una richiesta avanzata da un giornalista nel 2024, che chiedeva l'accesso a una conversazione SMS tra l’allora presidente francese, Emmanuel Macron, e von der Leyen. Il messaggio riguardava l’aspetto dibattuto del controverso accordo di libero scambio con i membri dell’Unione Mercosur. Quando la Commissione ha fornito la sua risposta, circa un anno e mezzo dopo, ha semplicemente dichiarato che il messaggio non era più esistente, sostenendo che la funzione di eliminazione automatica era abilitata di default sul dispositivo mobile di von der Leyen. L'eliminazione era motivata, inoltre, da ragioni di risparmio sullo spazio di memorizzazione.

Un comportamento che secondo l’Ombudsman compromette la democrazia

Per Anjinho, questo tipo di gestione è inaccettabile e potenzialmente antidemocratico. La sua indagine ha rivelato disfunzioni amministrative nonché strategie di dilazione. Il suo team non solo non è riuscito a stabilire quando esattamente il messaggio di Macron fosse stato cancellato rispetto alla richiesta iniziale, ma non ha rilevato nemmeno se la Commissione avesse iniziato a cercare il messaggio immediatamente dopo la richiesta o solo molto tempo dopo, quando ha formulato la risposta ufficiale.

Secondo l’Ombudsman, il fatto che questi eventi temporali siano ormai irrintracciabili rappresenta di per sé un problema grave. Anjinho ha inoltre espresso un duro rimprovero per il ritardo nella gestione della richiesta iniziale del giornalista. La Commissione ha tenuto la richiesta in stato di sospeso per 15 mesi senza alcuna azione da parte del Segretariato generale. Solo quando il richiedente ha nuovamente insistito nel luglio 2025, la Commissione ha preso iniziative concrete.

Le giustificazioni fornite per tenere la pratica in sospeso hanno riguardato un’interpretazione troppo estesa del tempo concesso inizialmente, per cui la richiesta era ritenuta "sospesa" in quanto il richiedente non si era rimosso immediatamente. Anjinho ha sostenuto con forza questa interpretazione, affermando che essa confligge con la giurisprudenza europea e la normativa sull'accesso alle informazioni pubbliche.

Un chiaro invito alla riforma

La Ombudsman ha formulato richieste di riforma per la burocrazia europea, sottolineando che tutte le comunicazioni testuali tra capi di stato o governo e membri della Commissione devono essere conservate per un periodo definito, in modo da garantire una supervisione pubblica efficace. Inoltre, appena si riceve un'istanza di accesso all'informazione, i documenti pertinenti dovranno essere bloccati e mantenuti protetti fino a che il processo non sia completato.

Queste misure, ha spiegato, renderebbero efficace il controllo da parte di organi indipendenti come l'Ufficio dell'Ombudsmann e la Corte di giustizia dell'Unione europea, sulla legittimità del mantenimento segreto delle informazioni. Chat temporanee, spiega Anjinho, non devono mai diventare un percorso di fuga per eludere la responsabilità democratica.

Gli uffici governativi, in generale, dovranno adottare nuove misure e politiche che siano coerenti con i principi di trasparenza e di accesso all'informazione, specialmente in un momento in cui l’Unione Europea si trova a gestire questioni politiche altamente complesse e sensibili.