La relazione tradizionale uomo-ai è basata su un modello semplice: noi diamo un comando, il dispositivo esegue un'azione e la relazione spesso finisce lì. Openai vuole rovesciare questa dinamica aprendo la strada a un dispositivo che mantenga un rapporto con l'utente in modo continuo. Non si parla solo di rispondere a domande o attivare funzioni, ma di imparare dal comportamento dell’utente e di offrire supporto anticipando le richieste.

Secondo fonti di Bloomberg, Openai sta progettando un dispositivo domestico simile ai famosi assistenti intelligenti, ma con funzionalità estese. Il dispositivo, privo di schermo, richiama nell’aspetto un semplice altoparlante. Tuttavia, la sua caratteristica distintiva sarebbe la capacità di spostarsi autonomamente grazie a una batteria ricaricabile.

Un dispositivo per incarna ChatGPT

Questo dispositivo rappresenterebbe in concreto la versione fisica di ChatGPT, con l’obiettivo di rispondere a messaggi di testo, riprodurre contenuti audio, gestire dispositivi smart domestici e offrire un supporto attivo in diversi ambiti. Nonostante il progetto sia in fase avanzata, non è ancora mai stato presentato ufficialmente da Openai.

Jony Ive e un team da capogiro

Nel progetto sono coinvolti nomi di spicco, tra cui Jony Ive, ex capo del design di Apple. Openai ha acquisito la sua società, io Products, per 6,5 miliardi di dollari nel 2025, sfruttando inoltre LoveFrom, lo studio di design di Ive, per sviluppare il dispositivo. Il team include molti ex designer e ingegneri Apple responsabili delle innovazioni più iconiche come iPhone e Mac.

Openai sfida la concorrenza

Sebbene le giganti Amazon, Google e Apple siano ormai consolidate con i loro ecosistemi di dispositivi domestici, Openai punta a differenziarsi. Secondo Bloomberg, l’obiettivo non è solo di avere un asistente vocale avanzato, ma di offrire una experiencia personalizzata e proattiva, capace di adattare continuamente l’interazione ai bisogni dell’utente.

Un computer pensante per casa

Internamente, Openai lo descrive non come un semplice altoparlante intelligente, ma come un vero e proprio computer realizzato ex novo per operare con l’intelligenza artificiale. Dotato di sensori avanzati e potenti algoritmi, il dispositivo potrebbe interpretare l’ambiente circostante e prendere decisioni basate sul contesto e su quanto sta accadendo in tempo reale.

Caratteristiche tecniche in dettaglio

    • Grazie a GPT-Live, una nuova versione dell’intelligenza artificiale, il dispositivo può parlare e ascoltare contemporaneamente adattandosi in modo naturale durante le conversazioni.
    • Include meccanismi per movimenti autonomi, che conferiscono al dispositivo una sorta di personalità, come se fosse “vivo”.
    • Utilizza informazioni derivanti da dati personali, tra cui la posta elettronica, per imparare e comprendere al meglio le esigenze dell’utente.

Un dilemma: quanto desideriamo di condividere?

Questa personalizzazione estrema presenta un dilemma etico: fino a che punto siamo pronti a condividere le nostre informazioni digitali per ottenere un aiuto “quasi umano”? Openai vorrebbe che con il tempo il dispositivo potesse diventare qualcosa di più, una sorta di conoscente intimo in grado di anticipare le necessità dell’utente in base a dati precedentemente accumulati.

La sfida con Apple

In corso, c’è una disputa legale con Apple, che accusa Openai di aver utilizzato informazioni confidenziali per accelerare il lavoro sui dispositivi. Openai ribatte di non avere prove di queste accuse, pur riconoscendo gli eventuali impatti processali. Bloomberg afferma che il dispositivo potrebbe essere presentato pubblicamente nel 2026 e commercializzato nel 2027, a condizione che siano superate le sfide tecniche e legali.

L’ambizione di Openai

Se tutto andrà come previsto, il progetto rappresenterebbe una svolta nel settore degli assistenti vocali. Il sogno di Openai è che ChatGPT non rimanga virtualmente relegato al mondo digitale, ma si materializzi in una presenza fisica nella vita quotidiana degli utenti. Un ai che non si limita a eseguire, ma adatta il modo in cui interagisce per diventare un aiuto proattivo, anticipando i bisogni delle persone che lo circondano.