Nell’immaginario collettivo, Facebook, Twitter e Instagram sono nati come strumenti per mantenersi in contatto con amici e condividere eventi personali. Oggi, però, la funzione principale di queste piattaforme si è completamente trasformata: molte persone le usano per informarsi, per passare il tempo o per dibattere su questioni politiche. Questo cambio di rotta non è accidentale ma risponde a una precisa strategia delle aziende dietro queste applicazioni, che privilegiano sempre di più la quantità di contenuti consumati, rispetto alla qualità del rapporto umano. La comunicazione con persone veramente importante per noi sembra ormai un lusso, se non un lusso perduto.

Un crescente numero di abbandoni

Un’indagine rappresentativa condotta da Incogni mostra che sempre più persone stanno abbandonando i social network, con una percentuale significativa che ha drasticamente ridotto la propria attività online. Il motivo principale, rileva la ricerca, è l’idea di voler evitare burnout digitale. Oltre la metà dei partecipanti ha dichiarato di pubblicare meno contenuti rispetto a cinque anni fa; una quota simile ha iniziato a limitare l’accesso ai propri post, stabilendo chi può vederli e chi no.

Giovanissimi più sensibili allo stress

I Millennials e gli appartenenti alla Gen Z emergono come tra i più vulnerabili a questa crisi. Circa il 60% dei primi e il 56% degli ultimi hanno deinstallato almeno una volta un’app di social media. Queste generazioni riferiscono con maggiore frequenza di aver smesso di usare queste piattaforme a causa di ansie legate alla salute mentale. Il modo in cui gli altri percepiscono i propri contributi online, infatti, diventa un fattore di stress.

Una sensazione di lavoro extra

Mantenere una presenza online per il 51% dei partecipanti all’indagine sembra più simile a un impegno lavorativo che a un momento di svago. L’esperienza di social media non si limita più a interagire con amici; comporta gestire un’immagine pubblica attenta e costante. Questo aspetto ha spinto molte persone a ridurre l’utilizzo, se non a lasciare completamente la piattaforma, per non dover fornire costantemente aggiornamenti sulla propria vita.

Effetti contrastanti dell’interruzione

Chi decide di astenersi dall'uso di queste applicazioni per periodi più o meno lunghi, riferisce di provare sentimenti positivi: oltre il 64% dichiara di sentirsi più rilassato, tranquillo e al sicuro. Tuttavia, il 57% degli stessi partecipanti prova anche sensazioni negative, come inquietudine, paura e la sensazione di stare perdendo qualcosa importante. Questi dati mostrano la complessità emotiva che accompagna l’abbandono o la riduzione dell’utilizzo dei social network.

Conflitti politici: un trigger per l’abbandono

Gli scambi politici su queste piattaforme, come spesso avviene nei commenti o nei post, possono diventare fonti di conflitto e offesa. Quattro anni dell’indagine di Incogni rivelano che ben il 44% degli intervistati ha sperimentato tali situazioni e ha considerato il ritiro una conseguenza logica. Questo scenario spinge verso un distacco emotivo e intellettuale, quando l’ambiente online si trasforma in uno spazio tossico con un alto livello di aggressività.

Dati e contesto dell’indagine

La ricerca Incogni ha coinvolto 1000 cittadini statunitensi nati tra il 1946 e il 2012, indagando sulle loro abitudini e sentimenti riguardo ai social. I dati sono stati raccolti tra il primo e il nove di giugno del 2026. Questo spettro demografico consente di fornire un’analisi abbastanza completa sugli effetti psicologici dell’utilizzo online, anche se il campione è incentrato su un mercato specifico e non necessariamente rappresentativo di contesti non anglofoni.