Un nuovo approccio alla governance dell’intelligenza artificiale

Le aziende stanno cercando di controllare sempre meglio gli agenti IA che operano nei propri sistemi informativi. Per rispondere a questa esigenza, ServiceNow ha annunciato AI Passport, un meccanismo destinato a verificare i diritti degli agenti IA ad ogni fase delle loro interazioni con gli strumenti e i dati aziendali.

Presentata il 15 ottobre, la soluzione si integra con la Super Intelligence Control Tower, la piattaforma di supervisione e governance dell’IA di ServiceNow, aggiungendo un controllo a livello di esecuzione.

Identità crittografata e permessi contestuali

AI Passport si basa su un identificatore firmato criptograficamente, assegnato a ciascun agente IA. Questo identificatore specifica il perimetro di azione consentito: dati accessibili, strumenti utilizzabili e operazioni permesse. I permessi vengono controllati in tempo reale, anche nei workflow che coinvolgono più agenti o server MCP (Model Context Protocol), che consentono ai modelli IA di connettersi a risorse esterne.

Le autorizzazioni sono definite a partire dalla CMDB aziendale, dalle politiche di governance, rischio e conformità, e dalle validazioni associate ai processi di business.

Meccanismi di blocco e tracciabilità

Se un agente supera i limiti definiti, il sistema può applicare diverse contromisure: restrizione dell’azione, blocco totale o arresto dell’agente. Ogni decisione e azione viene registrata in un audit trail, superando la tradizionale logica di sorveglianza retrospettiva.

I log di attività tradizionali mostrano cosa è stato eseguito, ma non impediscono azioni non autorizzate. AI Passport, invece, verifica i permessi al momento dell’esecuzione, a patto di integrarsi con i componenti responsabili dell’applicazione effettiva delle regole.

Collaborazione con NVIDIA

Per la prima implementazione, ServiceNow si avvale della piattaforma NVIDIA Open Agent Safety Platform, che include l’ambiente di esecuzione sicuro OpenShell e il framework di sicurezza Sentry.

Il dispositivo è progettato anche per agenti sviluppati da terze parti, basandosi su specifiche aperte che consentono a diversi strumenti di governance, fornitori di identità e meccanismi di enforcement di emettere e verificare i token di autorizzazione.

Tale apertura facilita l’integrazione del “passaporto” in ambienti eterogenei, ma non garantisce automaticamente l’applicazione delle regole in tutti i sistemi connessi; la capacità di revocare accessi e bloccare azioni dipende dai punti di controllo presenti nell’infrastruttura.

Funzioni aggiuntive e roadmap

AI Passport fa parte di un più ampio insieme di funzionalità di governance annunciate da ServiceNow. Tra queste:

    • Rilevamento Shadow AI: identifica strumenti e agenti IA utilizzati senza autorizzazione aziendale, supportando oltre 400 connettori su diverse piattaforme.
    • AI Cost Management: centralizza la gestione dei costi legati a modelli IA, funzioni IA di SaaS, servizi cloud e GPU dei data center.

Le tre soluzioni – AI Passport, Shadow AI detection e AI Cost Management – sono previste per il quarto trimestre 2026, con dettagli commerciali ancora da definire.

Impatto previsto per le imprese

Con AI Passport le aziende potranno:

    • Garantire che gli agenti IA operino solo entro i confini autorizzati, riducendo rischi di violazioni dei dati.
    • Ottenere una visibilità in tempo reale sulle attività IA, grazie a audit trail dettagliati.
    • Controllare i costi operativi dell’IA, evitando spese impreviste legate a modelli e risorse di calcolo.

In sintesi, ServiceNow mira a trasformare la governance dell’intelligenza artificiale da una pratica reattiva a una strategia proattiva, integrando sicurezza, compliance e controllo dei costi in un unico framework.