La Commissione europea ha annunciato due nuovi obblighi legalmente vincolanti per Google, come parte della sua applicazione del Digital Markets Act (DMA), mirando a garantire una maggiore parità tra i mercati digitali e a potenziare la privacy degli utenti. Tra le principali misure, Google dovrà consentire a terzi l'accesso alle funzionalità di Android usate da Gemini e condividere i dati del motore di ricerca con concorrenti, a partire da gennaio 2027.

Interoperabilità per gli assistenti AI su Android

Il primo obbligo riguarda l’interoperabilità tra i vari assistenti IA e le funzionalità integrate da Google nel sistema operativo Android. La Commissione europea afferma che i concorrenti di Google, in particolare gli assistenti AI di terzi, oggi dispongono di un accesso limitato. Ciò riduce la loro capacità di fornire servizi innovativi, che sono meno attraenti per i consumatori, considerati che più dell’60% degli utenti europei utilizza un dispositivo Android.

La decisione prevede che gli utenti possano, ad esempio, attivare il proprio assistente AI preferito con comandi vocali e utilizzarlo per svolgere azioni automatiche, come prenotare un taxi o gestire la posta. La Commissione ha stabilito, inoltre, che Google deve garantire rigorose misure di privacy e di sicurezza. L’elenco completo di queste misure è disponibile su questa pagina.

Condivisione dei dati di ricerca

La seconda decisione impone a Google di condividere i propri dati di ricerca con altri motori di ricerca nonché con chatbot IA di terze parti, a partire da gennaio 2027. Questo dovrà avvenire con un'adeguata anonimizzazione, ma Google può valutare se la condivisione comporti rischi per la sicurezza e la privacy degli utenti.

Inoltre, Google può fissare un prezzo per la condivisione dei dati, ma deve rispettare il principio di equità, ragionevolezza e non discriminazione. La Commissione precisa che questi principi siano il fulcro del DMA e che i dettagli completi sono disponibili su questa pagina.

Questa condivisione dei dati mira a garantire una concorrenza più equa e a stimolare l’innovazione nel settore dei motori di ricerca e della chatbot intelligente, fornendo a terzi le stesse opportunità di crescita e sviluppo.

La risposta di Google

Google ha reagito quasi immediatamente a queste decisioni pubblicando un post ufficiale in cui ribadisce i propri punti di vista, già avanzati a fine giugno. L'azienda afferma che le nuove disposizioni rischiano di compromettere misure di salvaguardia essenziali per la sicurezza e la privacy di milioni di utenti europei.

Google ricorda di aver offerto ripetutamente soluzioni concrete per rispettare gli obiettivi del DMA senza mettere a rischio gli utenti. A suo avviso, le misure prese oggi ignorano prove solide che dimostrerebbero potenziali danni per il pubblico in generale. Si sottolinea, inoltre, che gli assistenti AI sono già in grado di utilizzare Android in maniera sicura, e i produttori di smartphone svolgono un ruolo fondamentale nel verificare i partner tecnologici.

Un grave punto di preoccupazione per Google è il rischio che le ricerche private degli utenti europei possano essere esposte a società terze senza un adeguato anonimato o il loro consenso consapevole. Tale esposizione potrebbe indebolire la privacy individuale, compromettere la proprietà intellettuale delle aziende e mettere a rischio la sicurezza nazionale, a causa di informazioni sensibili che potrebbero essere acquisite senza autorizzazione.

Implicazioni a medio termine

La messa in atto degli obblighi richiederà tempi chiaramente definiti: l’interoperabilità AI dovrà essere resa effettiva con il rilascio di Android 18, previsto per luglio 2027. Questo indica un periodo di transizione durante il quale Google dovrà sistemare le sue applicazioni, le autorizzazioni e i controlli accesso in conformità con le nuove richieste.

Per il settore tecnologico, le decisioni della Commissione UE rappresentano un passo significativo verso una regolamentazione più attenta per le grandi piattaforme digitali. Se riuscite a fornire le risorse necessarie, queste misure potranno anche stimolare un aumento dell’innovazione e della diversità del mercato, aprendo nuove opportunità per gli sviluppatori indipendenti.

Conclusione

Queste due nuove imposizioni impongono a Google di aprire funzionalità critiche a partner esterni, contribuendo a una concorrenza equa e alla protezione della privacy. Tuttavia, Google ha espresso forti preoccupazioni riguardo all’impatto potenzialmente negativo sulle misure di sicurezza e privacy dei propri utenti. Rimane da valutare come verrà gestita questa tensione tra regolazione e innovazione, e il ruolo centrale che potranno svolgere le istituzioni europee nel bilanciare gli interessi in gioco.