La posizione di Masayoshi Son
Fra quanti vedono nell’intelligenza artificiale una bolla in procinto di scoppiare e chi invece ne riconosce un potenziale economico quasi inesauribile, ci si divide. Masayoshi Son, CEO di SoftBank, non ha dubbi: per lui sostenere che l’IA rappresenti una bolla economica è un errore, quasi un disprezzo. In una recente conferenza, dopo aver annunciato che ha investito 40 miliardi di dollari in OpenAI, ha detto chiaramente: "Penso che dire che è una bolla sia una blasfemia contro l’IA. Questo è solo l’inizio e il potenziale dell’intelligenza artificiale è praticamente illimitato".
Il leader di SoftBank non esclude del tutto la possibilità di eventuali sconvolgimenti, ma si aspetta che persino in quel caso ci siano "molteplici giorni dorati". La sua posizione si allinea a quella di altri leader tecnologici, come Jensen Huang di NVIDIA o Satya Nadella di Microsoft, per cui l’IA non è una bolla ma un’infrastruttura di fondamentale importanza.
L’enorme investimento di SoftBank
SoftBank non solo investe in OpenAI, ma lo ha fatto a livelli stratosferici. Nell’ultimo anno si sono impegnati a investire circa 64 miliardi di dollari, quasi esclusivamente su questa piattaforma di intelligenza artificiale e quasi mai su altri competitor. L’azienda giapponese ha dichiarato di aver guadagnato un profitto di 25 miliardi di dollari solo nel primo trimestre del 2026: un risultato che ha spinto la quotazione in borsa a salire del 216%.
Nonostante questa crescita esponenziale, però, SoftBank si esponga ad alti rischi. La sua sorte economica dipende in larga misura dal successo o dal fallimento dell’IA generativa. Un fattore che, come sottolineato da alcune testate, ha portato a un certo inquietamento all’interno della stessa struttura societaria.
Critiche interne a SoftBank
Bloomberg ha riportato diversi commenti a sfondo preoccupante da parte dei dirigenti interni di SoftBank. Molti di essi si chiedono se la visione di Masayoshi Son verso l’IA e verso il CEO di OpenAI, Sam Altman, sia troppo idealista. L’intera struttura socio-economica di SoftBank pare fondata sull’ambizione di un uomo: se Altman o la tecnologia da lui promossa non mantengono le promesse, i rischi saranno molto reali.
Ai dirigenti non sfugge che questa non è la prima volta che SoftBank corre rischi elevati con investimenti a lungo termine. Ricordano con chiarezza la fallimentare esperienza con WeWork, dove una visione troppo ambiziosa si rivelò incompatibile con i fatti. Ma quando si parla di Sam Altman e OpenAI, Masayoshi Son sembra non ammettere dubbi.
Il problema delle potenziali perdite
La possibile quotazione in borsa di OpenAI rappresenta un momento cruciale: potrebbe significare per SoftBank tanto guadagno quanto perdita considerevole. Alcuni analisti parlano di perdite enormi per OpenAI, che nonostante questo, è valutata già a 852 miliardi di dollari, un valore strabiliante.
Tendenze contrastanti fra tecnologia e pubblico
Se da un lato i grandi leader dell’industria high-tech sembrano non vederci niente di rischioso nell’investire massicciamente sull’IA, non va dimenticato che c’è un divario crescente con la società civile. Secondo dati raccolti da Haystack News, circa il 55% della popolazione americana esprime timori reali di una bolla speculativa. Il 21% invece sembra non temere affatto una crisi economica per colpa dell’IA.
Il crescente rifiuto da parte dell’opinione pubblica nei confronti delle strutture necessarie alla produzione dell’intelligenza artificiale (centri di dati) rappresenta un ulteriore sfida. Le località che ospitano questi impianti spesso manifestano preoccupazioni per il loro impatto ambientale e socio-economico.
La prospettiva futura
Rimane un’incognita la capacità del mercato di sostenere a lungo l’enorme spesa necessaria a gestire e sviluppare l’IA. Sebbene alcuni, come Sam Altman, riconoscano apertamente che l’intera industry sia a rischio per il suo potenziale spreco, molti investitori rimangono convinti che si tratti dello scenario tecnologico più promettente da decenni a questa parte.