Il testo “Built to benefit everyone: our plan”, recentemente pubblicato da OpenAI, presenta le sue intenzioni per il prossimo futuro dell’intelligenza artificiale, promosse da Sam Altman, fondatore di OpenAi, e Jakub Pachocki, chief scientist. Il documento si presenta come una dichiarazione di interesse universale e un piano strategico per la diffusione di un bene fondamentale: l’intelligenza artificiale. Il tema portante è chiaro: l’AI deve essere accessibile a tutti, non limitata a pochi soggetti con mezzi o potere economico di primo piano. Il documento cerca di rispondere al problema di come un’implementazione globale di tale tecnologia possa distribuire benefici equamente e come si possa evitare di alimentare disuguaglianze esistenti o nuove concentrazioni di potere.
Una tecnologia come infrastruttura economica
OpenAI immagina l’intelligenza artificiale come una infrastruttura economica generale, simile a elettricità o internet. Queste tecnologie, una volta consolidate, hanno riscritto le regole dell’economia moderna, ridisegnando modelli produttivi, modi di comunicare, di distribuire valore. Altman e Pachocki sottolineano che la tecnologia in sè non è una panacea: i benefici dipendono da chi la controlla, da come si accede ad essa, e da chi decide i costi di accesso.
Il documento identifica tre obiettivi strategici per rendere l’AI un bene effettivamente accessibile:
- Costruire un ricercatore di AI automatizzato che permetta di condurre analisi complesse in settori come medicina, ingegneria o scienze
- Accelerare sia la crescita economica che il progresso scientifico
- Mettere a disposizione di ciascun individuo una “AGI personale”, una forma di AI generale e avanzata.
Questi obiettivi mirano a trasformare la AI non soltanto in un settore ad alta crescita, ma in uno strumento universale che aiuti le persone nel lavoro, nella medicina, nell’istruzione e persino in decisioni quotidiane riguardanti la salute, la finanza o la vita domestica.
Produttività e benessere comune
Altman e Pachocki richiamano la storia economica per sostenere la prospettiva di un’AI utile a tutti. Fanno l’esempio dell’elettrificazione: da un dispositivo raro e costoso negli anni Venti a un elemento di vita quotidiana entro poche decadi. Questo ha prodotto benefici economici vasti, come la riduzione della fatica fisica, l’aumento dell’output produttivo e l’aumento dell’aspettativa di vita. L’idea che l’AI possa seguire lo stesso percorso introduce un dibattito chiave: chi finanzierà la transizione e chi ne trarrà vantaggio.
Nel testo si riconosce chiaramente che l’aumento della produttività non si traduce necessariamente in un benessere condiviso. Possono aumentare i profitti aziendali, ma i salari possono anche comprimersi in settori dove l’AI sostituisce intere categorie lavorative. Inoltre, i vantaggi si distribuiscono sempre in modo diseguale: a seconda del livello di istruzione, posizione geografica o accesso al credito.
Per rispondere a questi problemi, OpenAI insiste sull'accessibilità totale: l’aI deve essere disponibile a tutti, “dove e quando necessario”, al prezzo e con le caratteristiche adatte per garantire un’effettiva inclusione.
Differenze di potere e concentrazione
Uno dei problemi centrali esposti nel documento riguarda il rischio di concentrazione del potere. L’economia digitale mostra una tendenza a convergere in pochi mercati e soggetti dominanti. L’AI ha caratteristiche che possono accentuare questa concentrazione: elevati costi iniziali di calcolo, accesso a talenti altamente specializzati, accumulo di dati e vantaggi tecnologici per chi ha già posizioni consolidate.
Di fronte a questo rischio, OpenAI propone un piano di resilienza. Il termine indica l’insieme di organismi, sistemi e regole che permettono a una società di anticipare o assorbire interruzioni strutturali generate da tecnologie potenti come l’AI. L’esempio classico è il sistema attorno all’automobile: un insieme di norme, mezzi di controllo, dispositivi di sicurezza e standard condivisi. Questo contesto ha permesso all’automobile di trasformare positivamente la vita sociale e produttiva, ma solo garantendo regolamentazione, sicurezza e accesso equo.
Un futuro governabile
OpenAI sottolinea che lo sviluppo dell’AI non deve essere delegato al mercato libero né lasciato a gruppi dominanti. Il documento invita a costruire una governance pubblica e collaborare tra stati, organizzazioni e centri di ricerca per evitare derive autoritarie o di concentrazione eccessiva del potere.
Un passaggio del testo esemplifica questo pensiero: “Il futuro più sicuro è quello in cui il potere non è concentrato ma distribuito su larga scala, così che ogni parte del mondo abbia una voce nel suo sviluppo.” L’obiettivo non è limitare la potenza dell’AI, ma renderla sicura, trasparente e governabile.
I limiti dell’automatizzazione
Nel documento OpenAI si dichiara apertamente contraria all’idea di una completa automatizzazione del lavoro e della vita. L’immagine di un futuro dove macchine intelligenti sostituiscono ogni decisione umana è rifiutata, soprattutto perché considerata impoverente. L'intelligenza artificiale, spiegano, non dovrebbe sostituirsi all'azione umana, ma essere un ausilio per perseguire i propri obiettivi.
Altman e Pachocki sottolineano che, man mano che i sistemi diventano più capaci, il ruolo umano diventa più cruciale. L’AI non deve prendere decisioni o agire autonomamente; piuttosto deve permettere all'uomo di scegliere, valutare costi e benefici, dare direzione e portare nel processo lavorativo valori umani come senso estetico, giudizio etico o cura.
Esempi e progetti
Il documento presenta una visione concreta dell’utilità dell’AI per la vita quotidiana. Ad esempio si parla di:
- Un utente che usa l’AI per interpretare una decisione medica o legal
- Un giovane studente che sfrutta l’AI per acquisire una nuova competenza
- Una persona che sta avviando una microimpresa e ha accesso a servizi di consulenza digitalizzati
- Un genitore anziano che riceve supporto per prendere decisioni di routine o di salute
- Un ricercatore che utilizza l’AI per accelerare un esperimento scientifico
Tutti questi scenari illustrano un’AI non come uno strumento