La corsa globale all’intelligenza artificiale sta trasformandosi in una divisione geografica e tecnologica netta tra Usa e Cina. Secondo il report di Boston Consulting Group intitolato “The Great Divide: How the US and China Are Splitting the AI World”, i due paesi stanno creando sistemi tecnologici sempre meno compatibili. La conseguenza è che aziende, governi e investitori sono costretti a operare scelte strategiche fondamentali, tra stack tecnologici che si allontanano in termini di infrastrutture, modelli e governance.

Come funziona questa divisione

Al centro di questa frattura c’è una trasformazione: la competizione non riguarda più solo i modelli di intelligenza artificiale, ma tocca la completa catena del valore. Chi vincerà il futuro dell’AI è legato alla disponibilità di chip, data center, energia, dati, capitale e regole di governance. Secondo Boston Consulting Group, questi fattori formano una filiera integrata, dove il successo dipende non solo dal modello di AI, ma anche dalla sua capacità di essere ospitato, diffuso e governato a livello infrastrutturale.

BCG ha individuato sei criteri fondamentali per misurare la forza relativa dei paesi nel campo dell’intelligenza artificiale: capitale, talento, proprietà intellettuale, dati, energia e capacità di calcolo (compute). Dal confronto risulta che gli Stati Uniti mantengono un vantaggio economico e tecnico grazie alla mobilitazione di capitali privati e pubblici, mentre la Cina si avvicina velocemente grazie a una strategia basata su investimenti nel compute, nella ricerca e nei brevetti. L’Europa, nel frattempo, tenta di ritagliarsi una strada alternativa con iniziative come Mistral, InvestAI e i cosiddetti AI Factories, ma la distanza con gli Usa restano considerevole.

La strategia Usa

La visione americana si basa sull’unione di capitale privato e pubblico per accelerare gli sviluppi lungo l’intera catena del valore dell’AI. Dalle cifre del rapporto, negli ultimi anni le startup Usa hanno accumulato circa 380 miliardi di dollari in venture capital dedicati all’AI, mentre i grandi gruppi tecnologici del 2024 hanno investito oltre 300 miliardi in ricerca e sviluppo, con una quota sostanziosa destinato esclusivamente all’intelligenza artificiale.

Una parte importante degli investimenti Usa si è concentrato negli ultimi 18 mesi sulle infrastrutture necessarie per l’inferenza, la richiesta aziendale e la crescita degli agenti AI. Secondo le stime del report, il Capex del 2025 ha superato i 400 miliardi di dollari, rispetto a soli 63 miliardi in Cina. Il dato evidenzia che il sistema Usa sta espandendo la sua rete di data center: a fine 2025, la capacità complessiva superava i 50 GW, mentre in Cina si attestava a 31 GW e nell’Unione Europea a 12 GW.

Questo modello americano si fonda su una rete di accordi, partnership, contratti e fornitura che collega laboratori di AI, provider di cloud, produttori di chip e designer di semiconduttori. Tra il 2024 e il 2025 sono stati annunciati deal per oltre 1.500 miliardi di dollari, che includono investimenti di equity, contratti per capacità di calcolo e accordi su chip. Questo sistema consente di ridurre i rischi e massimizzare la velocità di innovazione, ma aumenta l’interdipendenza tra i diversi anelli della filiera. Il rischio sistemico è evidente: un collasso del settore o un blocco di fornitura potrebbe generare conseguenze a catena.

La posizione Usa in tema di sicurezza e governance

La governance dell’AI negli Stati Uniti si basa su un approccio incentrato sulla diffusione globale, con una regolamentazione selettiva volta a proteggere tecnologie sensibili. Il modello Usa punta su velocità, scalabilità e internazionalizzazione. Tuttavia, le implicazioni legate alla sicurezza nazionale stanno mettendo alla prova questo paradigma. Un esempio è il caso di Anthropic, dove un’interruzione nella pubblicazione del modello Claude Mythos e il successivo intervento governativo hanno mostrato come la sicurezza possa prevalere sui requisiti commerciali.

La strategia cinese

Pechino, invece, ha adottato una logica diversa, mirando a massimizzare l’ottimizzazione del costo e a ridurre la dipendenza dagli strumenti esteri. Dopo il rilascio del DeepSeek R1 a gennaio 2025, la Cina ha visto i propri modelli competere sempre più con gli Usa in termini di qualità. La strategia cinese si basa sulla sua capacità tecnologica in ricerca e brevetti, permettendo ai modelli più avanzati di seguire i trend di mercato e di diffondersi nell’economia reale, con un forte supporto governativo.

Questo piano ha permesso una forte crescita nei brevetti e nelle iniziative a livello applicativo. Anche se non ha raggiunto la leadership Usa in termini di infrastruttura e venture capital, la Cina sta consolidando un modello sostenibile basato su controllo e ottimizzazione dell’ecosistema interno, riducendo la sua esponenziale dipendenza dai componenti tecnologici esteri.

Le prospettive future

La crescita economica e geopolitica delle tecnologie dell’intelligenza artificiale sta generando una divisione strutturale nel mercato globale. La competizione Usa-Cina non è più soltanto un confronto tra modelli di AI, ma una lotta tra visioni di sistemi industriali, infrastrutturali e strategici, dove la tecnologia diventa un elemento chiave di potere. Il rapporto di BCG evidenzia come questa divisione stia costringendo aziende, partner e governi a scegliere tra ecosistemi tecnologici distinti, rendendo il mondo sempre più frammentato.

Le prospettive del 2026 sono indicative di un sistema Usa che continuerà a investire massicciamente. Si prevede che il Capex del settore tecnologico superi gli 800 miliardi di dollari. Nel frattempo, la crescita cinese, sebbene più moderata, si mostrerà sempre più focalizzata sugli aspetti di ottimizzazione, sicurezza e controllo.

Che futuro per l’Europa?

Per quanto riguarda l’Europa, il report di Boston Consulting Group mostra che la regione fatica a raggiungere il livello tecnologico raggiunto da Usa e Cina, nonostante gli sforzi per creare una terza via. Progetti come Mistral e InvestAI, così come l’approccio strategico dei cosiddetti AI Factories, rappresentano un tentativo di ridefinire la posizione continentale in una competizione globale sempre più polarizzata.

Ma i dati del 2026 chiariscono che il divario in termini di capitale, infrastrutture e capacità di calcolo rimane grande. L’Europa ha un livello considerevole di talenti e dati, ma una forza finanziaria più limitata, e una rete tecnolog