Lo studio dell’EUIPO sui database e sugli standard metadata del copyright rivela criticità strutturali nel sistema europeo e individua aree di miglioramento, soprattutto in vista della crescente complessità del contesto digitale e dell’intelligenza artificiale. L’accesso a informazioni strutturate e interoperabili, si legge nel testo, è cruciale per il funzionamento dei mercati creativi dell’UE.
Attualmente, infatti, le informazioni su opere, titolari dei diritti e condizioni d’uso sono sparse in numerosi database pubblici e privati, spesso non interconnessi e basati su standard tecnici differenti, generando incoerenze e duplicazioni. L’EUIPO ha condotto un analisi approfondita per comprendere e mappare le strutture informatiche esistenti e identificare soluzioni che possano risolvere i problemi evidenziati.
L’elevata frammentazione del sistema europeo
La principale criticità evidenziata dallo studio è l’elevato grado di frammentazione del sistema. L’informazione non è gestita in modo uniforme e i database esistenti differiscono in termini di funzionalità, qualità e tecnologicità.
- Identificativi non uniformi tra settori e territori
- Pratiche di metadatazione eterogenee
- Sistemi informatici sviluppati in modo indipendente
Questo scenario genera un ecosistema complesso e inefficiente, dove collegare in modo univoco le informazioni su una specifica opera non è facile. La frammentazione genera duplicazioni di dati, incoerenze informative e una maggiore complessità operativa per tutti gli attori, in ogni fase del processo, dai titolari dei diritti agli utilizzatori commerciali.
Qualità dei dati e vincoli legali
Le problematiche rilevate non sono solo tecnologiche: anche la qualità dei dati è un punto fondamentale. L’analisi ha mostrato che in molte situazioni le informazioni non sono aggiornate, incomplete o non accurate. Un altro aspetto critico riguarda la presenza di vecchi sistemi informativi (“legacy”), poco flessibili e difficili da integrare con soluzioni moderne.
Inoltre, vengono segnalati vincoli giuridici, come le norme sulla protezione dei dati personali, il cui impatto su condivisione e integrazione può essere limitante per la costruzione di infrastrutture aperte ed efficaci.
Standard consolidati e adozione disomogenea
Romanza positiva dello studio è l’esistenza di standard internazionali riconosciuti per le opere, come ISBN, ISRC (gestito in Italia da FIMI), ISWC, ISNI, ONIX e DDEX, che rappresentano basi essenziali per un maggiore livello di interoperabilità.
Tuttavia, l’adozione di questi standard non è uniforme. La musica, l’audiovisivo e l’editoria li usano in modi diversi, come pure le diverse realtà nazionali. Questa disomogeneità impedisce di sfruttare al massimo la potenzialità offerta dagli strumenti esistenti.
CopyrightView: verso un modello europeo
La proposta avanzata dall’EUIPO per affrontare queste sfide si chiama “CopyrightView”. L’obiettivo principale dell’iniziativa è migliorare la trasparenza e l’accesso a informazioni affidabili sui diritti, creando un livello europeo che connetta database nazionali e dell’UE.
Non inteso come un sistema centralizzato che sostituisce i database esistenti, CopyrightView prevede l’utilizzo di meccanismi di interconnessione e di ricerca avanzata tra fonti diverse, con l’obiettivo di:
- Ricerca e discovery di informazioni sui diritti
- Matching e riconciliazione dei metadata
- Supporto ai processi di licensing e clearing
- Eliminazione delle duplicazioni
- Gestione dei meccanismi di opt-out per il text and data mining, rilevanti per l’AI
Il successo del modello dipenderà però da un bilanciamento tra integrazione e autonomia: bisogna evitare modelli centralizzati, che potrebbero incontrare resistenze operativi e normative.
Il legame tra copyright e intelligenza artificiale
La questione assume una rilevanza maggiore, in vista dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’EUIPO ha evidenziato aree fondamentali che meritano attenzione:
- Meccanismi di “opt-out” efficaci e leggibili da macchina per un TDM legittimo, in linea con l’Articolo 4(3) della Direttiva CDSM
- L’obbligo previsto dall’Articolo 53 del Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) per i fornitori di sistemi di IA di adottare una policy conforme alle normative UE sul diritto d’autore
- Il rapporto diretto tra training dell’IA generativa e TDM, dove l’addestramento di algoritmi su larga scala dipende da tecniche di mining che rendono fondamentali i meccanismi di opt-out
Criticità riscontrate e implicazioni
I dati raccolti evidenziano criticità che non si limitano all’area tecnica, ma coinvolgono aspetti giuridici, finanziari e organizzativi. Il mosaico di sistemi esistenti non è in grado di garantire trasparenza, efficienza e accesso equo all’informazione. I mercati creativi, compresi quelli di musica, editoria, cinema, hanno bisogno di un modello che permetta di gestire il futuro digitale.
L’interoperabilità e la semplificazione della licenza rappresentano un elemento strategico. Ridurre costi, migliorare la distribuzione dei ricavi, agevolare la distribuzione di contenuti per l’addestramento di modelli AI sono benefici tangibili che possono derivare da un sistema integrato.
Perspective future
Lo studio dell’EUIPO sottolinea che la sfida non sta nella mancanza di dati, bensì nel loro sfruttamento inefficiente. Costruire un’infrastruttura europea moderna e coerente sarà il prossimo passo per il settore dei diritti d’autore.
Iniziativa come CopyrightView hanno il potenziale di rappresentare un primo tassello fondamentale per un cambiamento strutturale, capace di rafforzare i mercati creativi e di sostenere lo sviluppo di tecnologie innovative, come l’intelligenza artificiale.
Per far progredire il progetto, però, saranno necessari sforzi congiunti da parte dei soggetti del mercato. La cooperazione tra gli operatori, l’adozione di standard comuni e la condivisione di responsabilità saranno fattori decisivi per il successo.