Contesto e primi allarmi sulla sicurezza

Negli ultimi mesi la reputazione di OpenAI è stata più volte messa alla prova da preoccupazioni legate alla sicurezza dei suoi modelli. Il punto di partenza è stato il cosiddetto “Hugging‑Face‑Vorfall”, un episodio in cui un collaboratore esterno ha segnalato vulnerabilità critiche nei sistemi di OpenAI. Da allora l’azienda ha avviato una serie di indagini interne, durante le quali è stato anche comunicato lo smantellamento del team dedicato al “crisis‑management” per la sicurezza dell’IA. Questa scelta, già controversa, è stata seguita da un ulteriore provvedimento che ha suscitato scalpore: il licenziamento simultaneo di tre dipendenti del dipartimento di sicurezza.

Chi sono gli ex dipendenti

I tre ricercatori coinvolti si chiamano Tomek Korbak, Jasmine Wang e Mikita Balesni. Il 30 settembre 2026, Balesni ha condiviso su X (ex‑Twitter) una lettera aperta indirizzata al “Safety and Security Committee”, alla “Safety Advisory Group” e al “Mission Advisory Council” di OpenAI. La missiva, scritta congiuntamente dai tre ex collaboratori, sostiene che OpenAI non può garantire da sola la sicurezza dell’intelligenza artificiale e che la loro cacciata rappresenta un pericolo per l’intero ecosistema di ricerca.

Le ragioni addotte per i licenziamenti

Secondo le dichiarazioni di Balesni, il motivo ufficiale dei licenziamenti sarebbe stata una presunta “eccessiva comunicazione con organizzazioni esterne”, interpretata dall’azienda come una possibile fuga di informazioni riservate. Tuttavia, gli ex dipendenti affermano che non è mai stato fornito alcun documento scritto che spiegasse la decisione. Nel meeting conclusivo, a Balesni è stato detto che OpenAI “non si fida più di me perché parlo troppo con altri”. L’autore sottolinea che tutte le sue attività erano state costantemente coordinate con i propri responsabili, con la direzione della ricerca e persino con il consiglio di amministrazione, senza alcuna violazione di policy interne.

Le preoccupazioni per la sicurezza dell’IA

Nel loro documento, gli ex ricercatori evidenziano il rischio di un clima di “autocensura” all’interno dell’azienda. Temono che la notizia dei licenziamenti possa indurre i colleghi ancora presenti a temere di esprimere opinioni critiche o di proporre soluzioni innovative, compromettendo così la capacità di individuare e mitigare vulnerabilità. Come affermano: “La libertà di scambiare idee con esperti esterni, senza timore di ritorsioni, è un meccanismo di sicurezza fondamentale”. Senza questo scambio, gli sforzi di allineamento e di mitigazione dei rischi diventerebbero meno efficaci.

Raccomandazioni per OpenAI

Per cercare di rimediare alla situazione, gli ex dipendenti propongono tre linee d’azione concrete:

    • Mantenere la promessa di coinvolgere consulenti esterni e audit di sicurezza: Sam Altman aveva dichiarato, a settembre 2026, che gli esperti indipendenti avrebbero avuto lo stesso livello di accesso dei dipendenti interni per valutare i modelli.
    • Rafforzare la capacità di monitorare i modelli di frontiera: al momento non esiste ancora una metodologia affidabile per supervisionare in tempo reale le versioni più avanzate dell’IA, il che rende difficile garantire un rilascio sicuro.
    • Promuovere una cultura di dialogo aperto e trasparente tra i ricercatori di sicurezza e l’intero ecosistema esterno, così da facilitare la condivisione di rischi e soluzioni senza timore di ripercussioni.

Perché la trasparenza è cruciale

Secondo gli ex collaboratori, la trasparenza non è solo un valore etico, ma una necessità operativa. Se le preoccupazioni interne non vengono discusse apertamente o sottoposte a revisione esterna, aumenta il rischio di “una catastrofe”. L’appello è rivolto a tutti i dipendenti di OpenAI affinché continuino a sollevare dubbi e a chiedere l’applicazione costante degli standard di sicurezza. Come ribadiscono, “OpenAI non è nulla senza le sue persone”, e la sua capacità di gestire in modo responsabile l’IA dipende dalla libertà di pensiero e dal supporto di una comunità di esperti.

Conclusioni

Il caso dei tre ricercatori licenziati mette in luce una tensione crescente tra l’esigenza di segretezza aziendale e la necessità di un controllo esterno indipendente per la sicurezza dell’intelligenza artificiale. La lettera aperta, pubblicata su X, rappresenta un segnale forte: la sicurezza non può essere assicurata da un’unica entità, ma richiede una rete collaborativa di ricercatori, auditor e policy maker. Resta da vedere come OpenAI risponderà alle richieste di trasparenza e di monitoraggio continuo, ma il dibattito è già avviato e avrà probabilmente ripercussioni sul futuro della governance dell’IA a livello globale.