Google e SpaceX hanno appena siglato un accordo multimiliardario che vede la compagnia di Elon Musk al centro della crescente corsa per l’Intelligenza Artificiale. Con un budget iniziale da 920 milioni di dollari al mese e un totale previsto di circa 30 miliardi in 3 anni, Google sta affittando parte dell’infrastruttura tecnologica di SpaceX, che gestisce centinaia di migliaia di hardware di calcolo. La transazione include 110.000 GPU di Nvidia di ultima generazione, CPU, memoria e componenti ad essi connessi.

Il cuore dell’accordo

L’accordo, che andrà in vigore pienamente a partire da ottobre 2026, prevede una transizione graduale fino a completa operatività in giugno 2029. L’obiettivo immediato è supportare il modello di IA Gemini Enterprise per Google, il quale ha visto una crescita maggiore delle previsioni da parte degli analisti. Le risorse informatiche di SpaceX, una pietra miliare del data center mondiale, saranno utilizzate per alimentare Gemini e renderlo competitivo nella guerra globale dell’IA.

Al momento dell’annuncio, Jensen Huang, CEO di Nvidia, aveva già indicato che la sua azienda aveva consegnato 9 milioni di GPU Hopper e Blackwell dal lancio nel 2024, un fattore che evidenzia come l’accordo con Google rappresenti una manciata di settimane per i fornitori mondiali.

Motivi dell’accordo

Per Google, la decisione risponde a una necessità strategica: superare l’Amazon-IA e Microsoft Azure in termini di scalabilità e performance. L’azienda detiene il 14% del mercato cloud Pubblico e Privato, ma desidera una posizione dominante. Il rapporto di Synergy Research Group mostra chiaramente come la sua alleanza con SpaceX si colloca esattamente in questo ambito.

Perché è un passo importante

Per SpaceX, invece, questa collaborazione segna una svolta. Sebbene nata per l’esplorazione spaziale, la compagnia di Elon Musk sta velocemente divenendo un fornitore chiave di infrastruttura digitale a livello globale. L’importanza dell’accordo si coglie anche dal momento in cui entra in vigore: a solo una settimana dal listino in Borsa di SpaceX sull’S&P Nasdaq.

Nello specifico, SpaceX intende raccogliere 75 miliardi di dollari con una quotazione iniziale di 1,75 trilioni di dollari, il più grande IPO nella storia. Questo accordo si colloca perfettamente all’interno di questa strategia, rafforzando la visione di Musk di un futuro in cui le sue aziende non solo competano con il potere statale, ma lo superino.

Il contesto della collaborazione

La partnership con Google non è l’unica a coinvolgere SpaceX in contesti di AI: ad esempio, il mese precedente, Elon Musk aveva firmato con Anthropic un accordo simile che prevedeva uno spesa di 1,25 miliardi di dollari al mese. Quest’ultimo accordo riguardava l’accesso totale al data center di Memphis, Tennessee, costruito originariamente da xAI. Ora parte del patrimonio di SpaceX.

Il piano di investimenti di Alphabet, la holding di Google, non lascia spazio alle apparenze. Già per il solo anno 2026 ha stanziato più di 180 miliardi di dollari in tecnologia e ha annunciato un piano ulteriore di 80 miliardi. L’accordo con SpaceX rappresenta solo un passo intermedio in un piano decisamente strategico.

I dettagli contrattuali

L’accordo include una clausola di rescissione se SpaceX non riuscisse a fornire l’intera quantità di GPU necessaria entro il 30 settembre 2026. Se dovesse accadere, Google avrebbe l’opzione di accettare un numero inferiore di risorse, con una riduzione della tariffa, o di annullare l’accordo. Dopo il 31 dicembre 2026, invece, l’accordo può essere terminato anticipatamente da entrambe le parti con un preavviso di 90 giorni.

Quali sono i limiti?

Un aspetto che desta interrogativi è la natura di trasferimento: Google mantiene piena proprietà e accesso ai suoi modelli di IA, che vengono però eseguiti su hardware di SpaceX. Questa separazione è fondamentale sia per motivi di privacy che per la gestione del copyright.

Lo stesso Elon Musk sembra però trovare un certo dilemma: SpaceX è un fornitore per Google e Anthropic, due aziende che rappresentano diretta concorrenza a xAI. Anche se Colossus 2, un altro data center di proprietà di SpaceX, è dedicato esclusivamente a xAI, la logica è che Musk abbia il potere decisionale su dove allocare le risorse.

Criticità future

Sebbene il contratto sembri solido e promettente, la parte più fragile rimane la capacità di SpaceX di consegnare la quantità necessaria di GPU entro la data stabilita. Un mancato rilascio o malfunzionamento potrebbe comprometterne l’intera fattibilità, con costose ramificazioni per entrambe le parti.

Conclusioni

In sintesi, l’accordo fra Google e SpaceX segna un passo significativo per il mercato dell’Intelligenza Artificiale globale. Per Google, si tratta di un’iniezione di potenza tecnica a breve termine; per SpaceX, rappresenta una transizione economica verso l’infrastruttura digitale e l’AI. La collaborazione evidenzia anche la capacità di Elon Musk di adattare rapidamente le sue aziende ai nuovi scenari industriali, pur mantenendo una posizione ambigua rispetto alla competizione interna per xAI.