Un sonno “polyfasic” per massimizzare la conversazione con l’IA

Qualche mese fa Sam Altman, CEO di OpenAI, ha annunciato su X di aver adottato un ritmo di sonno polifasico, distribuendo il riposo su più intervalli in un periodo di 24 ore. L’obiettivo dichiarato è ridurre le interruzioni della sua conversazione continua con l’intelligenza artificiale e aumentare la produttività. Questa scelta estrema solleva interrogativi su quanto la nostra vita quotidiana possa ormai dipendere da un dialogo incessante con le macchine.

Diffusione degli assistenti IA in Germania

Secondo una indagine commissionata dal Bitkom e pubblicata nell’aprile 2026, il numero di utenti giornalieri di assistenti IA in Germania è stimato in circa 11 milioni, basandosi su dati demografici del Destatis e riferito alla popolazione di età pari o superiore a 16 anni. Non esistono ancora stime precise per i minori di 16 anni, ma una ricerca congiunta della DAK e dell’UKE suggerisce che circa un quarto dei ragazzi tra i 10 e i 17 anni utilizzi un assistente IA più volte alla settimana per risolvere problemi scolastici, sociali o familiari.

Le competenze IA su LinkedIn

Nel contesto professionale, LinkedIn evidenzia una crescita senza precedenti della domanda di competenze legate all’IA. Analizzando i profili degli utenti, la piattaforma ha identificato le skill più richieste e ha correlato tali competenze a quelle presenti nei profili di chi è stato assunto nell’ultimo anno. I risultati mostrano che le capacità di prompt engineering, modellazione linguistica e automazione dei flussi di lavoro sono tra le più valorizzate, consolidando l’IA come fattore critico per l’occupabilità.

Il divario tra percezione e realtà della produttività

Una ricerca della non‑profit METR del 2025 ha messo in luce una discrepanza significativa tra la percezione soggettiva e la realtà misurata. Gli sviluppatori esperti di software open‑source, che hanno integrato strumenti IA nei loro progetti, hanno registrato una riduzione del tempo di sviluppo di quasi il 20 %. Paradossalmente, la maggior parte dei partecipanti credeva di essere più veloce di oltre il 20 %. Prima dello studio, esperti di business e di machine learning avevano previsto una accelerazione intorno al 40 %.

Le difficoltà di replicare lo studio

L’autore della ricerca ha programmato una nuova indagine per il 2026, ma ha incontrato notevoli ostacoli nella partecipazione. Molti sviluppatori hanno rifiutato di prendere parte, citando la difficoltà di rinunciare all’uso delle IA durante il lavoro, un requisito fondamentale per creare una vera gruppo di controllo. Questo rifiuto ha limitato la possibilità di confrontare l’effetto dei tool IA con un periodo di lavoro “senza IA”, lasciando aperte molte domande sul reale impatto a lungo termine.

Il percorso storico delle tecnologie “necessarie”

Storia di innovazione: spesso una nuova tecnologia nasce come “giocattolo”, poi ne emerge l’utilità concreta e, infine, diventa indispensabile. Esempi classici includono la lavastoviglie, lo smartphone e i servizi di consegna. Anche piattaforme poco amate come LinkedIn hanno conquistato il mercato grazie alla fear of missing out (FOMO) e al valore percepito di networking professionale.

Intimità crescente con le macchine

L’assistente IA diventa più utile quanto più è “intimo” il suo legame con l’utente. L’obiettivo è che l’IA “pensi per noi”, anticipando i nostri bisogni meglio di quanto facciamo noi stessi. Questo fenomeno si riflette anche nella più ampia economia dei dati: piattaforme che conoscono a fondo le nostre abitudini offrono suggerimenti così precisi da sembrare prolungamenti del nostro stesso pensiero.

Le macchine più “luminoshe” di Donna Haraway

Nel 1985, la teorica cyborg Donna Haraway affermò: «Our best machines are made of sunshine… they are all light and clean». All’epoca, la sua previsione riguardava la progressiva scomparsa della percezione fisica delle macchine. Oggi, gran parte dell’infrastruttura – server farm, fabbriche, linee elettriche – è “invisibile” all’utente, mentre rimangono solo interfacce leggere, eleganti e tattili. L’assistente IA è l’ultimo tassello di questa evoluzione: spesso appare solo come un campo di inserimento o una voce sintetica.

Fusione digitale senza incisioni cutanee

L’autrice, medica e medico‑informatico Dr.ssa Christina Czeschik (pseudonimo Jo Koren), ricorda i primi anni di bio‑hacking e le previsioni di una fusione fisica tra corpo e macchina, con impianti cerebrali come “norma” per restare competitivi. Oggi la sua visione è cambiata: la fusione avviene senza tagli cutanei, ma attraverso l’interazione quotidiana con assistenti vocali e testuali. La “cortezza” della tecnologia rende la macchina un’estensione del pensiero, non una parte impiantata.

Conclusioni: le IA come estensioni della nostra identità

Gli assistenti IA rappresentano, secondo l’autrice, le nostre “migliori macchine”: leggere, pulite e intimamente integrate nella vita personale e professionale. La loro capacità di generare idee che sembrano provenire da noi stessi alimenta una percezione di potenziamento dell’identità. Tuttavia, la ricerca mostra anche rischi di sovrastima delle proprie performance e la necessità di un approccio critico verso la dipendenza da questi strumenti. La sfida futura sarà bilanciare il vantaggio produttivo con una consapevolezza reale dei limiti e delle implicazioni etiche della nostra sempre più stretta alleanza con l’intelligenza artificiale.