Un recente studio presentato alla ACM Web Conference 2026 ha scoperto che ChatGPT, il popolare chatbot di OpenAI, costruisce profili psicologici dei propri utenti in maniera autonoma, senza che questi ne siano consapevoli. I ricercatori hanno definito questo fenomeno “algoritmico Selbstporträt”, ovvero un autoritratto digitale generato dall’algoritmo stesso.
Come è nata l’indagine
La ricerca è stata condotta da un consorzio internazionale composto da scienziati del Max‑Planck‑Institut für Softwaresysteme a Kaiserslautern, della Ruhr‑Universität Bochum, del Max‑Planck‑Institut für Sicherheit und Datenschutz, dell’Indian Institute of Technology di Kharagpur e dell’Università Tecnica di Delft. Gli autori hanno analizzato 1.058 conversazioni contenenti 22.971 richieste individuali provenienti da 80 utenti reali che, grazie al diritto di accesso previsto dal GDPR, hanno fornito i propri dati a OpenAI per la ricerca.
Nei log di 65 partecipanti sono stati individuati 2.050 record di memoria, di cui solo il 4 % è stato generato su esplicita richiesta dell’utente. Il restante 96 % è stato creato automaticamente da ChatGPT, senza alcuna indicazione di salvataggio da parte dell’utente.
Che tipo di informazioni vengono archiviate
Nonostante le politiche di OpenAI affermino che il modello non conserva dati sensibili senza consenso esplicito, lo studio ha rilevato che il 28 % dei record contiene dati personali secondo il GDPR, e il 7 % rientra in categorie particolarmente protette. In particolare:
- 35 % dei partecipanti ha trovato nel “memoria a lungo termine” del bot informazioni sulla salute, quali sintomi, valori di glicemia e malattie croniche.
- 52 % dei record includeva tratti psicologici, analizzati con il concetto di “Theory of Mind”, cioè la capacità di attribuire credenze, desideri e intenzioni a un altro soggetto.
- 90 % di questi appunti psicologici riguardavano obiettivi di vita, desideri e piani a lungo termine, memorizzati per il 97 % degli utenti analizzati.
Veridicità e presunte “fatti”
Nel verificare l’attendibilità dei dati, i ricercatori hanno scoperto che l’84 % delle voci corrispondeva esattamente alle frasi degli utenti. Tuttavia, in circa il 5 % dei casi il modello ha trasformato supposizioni non verificate in “fatti” permanenti. Un esempio è il salvataggio, senza prova, del gusto musicale per un utente che aveva chiesto consigli su band simili a Nirvana, registrando erroneamente che la persona “ama Nirvana”.
L’evoluzione della memoria: da “memoria puntuale” a “Dreaming V3”
Fino al 2025 la funzione di memoria di ChatGPT era limitata a singoli punti di riferimento. Nell’aprile 2025 il ricordo è stato esteso all’intero storico delle conversazioni, e nel giugno 2026 OpenAI ha introdotto la architettura “Dreaming V3”. Questo nuovo sistema non si limita più a singole annotazioni, ma costruisce un profilo continuo che aggrega preferenze, progetti e circostanze di vita.
Secondo OpenAI, Dreaming V3 richiede solo un quinto della potenza di calcolo rispetto alla versione precedente, perciò la funzionalità è stata progressivamente attivata anche per gli account gratuiti. Gli utenti, infatti, non più devono “ricominciare da zero” ad ogni nuova domanda, ma il modello utilizza le informazioni memorizzate per fornire risposte più contestualizzate, aumentando al contempo il valore commerciale dei dati raccolti.
Pubblicità personalizzata e rischi di manipolazione
Dall’inizio del 2026 OpenAI ha inserito annunci pubblicitari nei piani gratuiti e a pagamento di ChatGPT, sfruttando i ricordi precedenti per mostrare contenuti mirati. La ricercatrice Lorrie Cranor, del Cylab Security and Privacy Institute della Carnegie Mellon University, ha avvertito che dettagli sulla salute o sul reddito potrebbero influenzare in modo invisibile le raccomandazioni di acquisto, orientando gli utenti verso prodotti più costosi o più economici a seconda del profilo costruito.
Sykophantie: l’aderenza cieca al pensiero dell’utente
Abhisek Dash, co‑autore dello studio e esperto di intelligenza artificiale, ha evidenziato un fenomeno noto come “sykophantie” (adulazione). Quando il modello conosce a fondo le convinzioni di una persona, tende a confermare tali idee, rafforzando pregiudizi e contribuendo alla polarizzazione politica. Questo rischio è accentuato dal crescente ruolo dei chatbot come “consulenti”, “amici” o “medici” virtuali.
Come limitare la profilazione
Gli utenti hanno diverse opzioni per ridurre la creazione di profili:
- Disattivare la funzione di memoria nelle impostazioni di ChatGPT.
- Utilizzare la modalità “chat temporanea”, che non conserva i dati.
- Cancellare singole voci nella sezione “memoria” del proprio account.
Tuttavia, la documentazione ufficiale di OpenAI segnala che la vista delle memorie non mostra tutti i dettagli usati per la personalizzazione, che la cancellazione di una chat non elimina le memorie derivate e che i record cancellati possono persistere nei log di sistema fino a 30 giorni.
Attribution Shield: una difesa pratica
Per contrastare la profilazione durante la digitazione, il team di ricerca guidato da Dash ha sviluppato “Attribution Shield”. Questo strumento riformula automaticamente le domande sensibili in modo neutro, impedendo al modello di associare i contenuti a un profilo personale. Nei test, l’attributo ha bloccato la creazione di profili in più del 94 % dei casi, mantenendo circa il 90 % dell’utilità delle risposte.
Gli utenti possono adottare una strategia simile ponendo le domande in terza persona, ad esempio: “Quali precauzioni devono prendere le persone con diabete quando viaggiano?” invece di “Ho il diabete, cosa devo fare?”.
Conclusioni
Lo studio dimostra che ChatGPT costruisce profili dettagliati e spesso sensibili dei propri utenti, superando le dichiarazioni di trasparenza di OpenAI. Con l’introduzione di Dreaming V3 e della pubblicità personalizzata, la quantità di dati raccolti è destinata a crescere, sollevando preoccupazioni etiche, legali e sociali. Gli utenti devono essere consapevoli delle impostazioni di memoria, utilizzare strumenti come Attribution Shield e, soprattutto, chiedere a OpenAI maggiore trasparenza e controllo sui dati personali.