Nel contesto del dibattito sul progetto di Digital Networks Act (Dna), un gruppo di 41 organizzazioni tra le quali si annoverano Beuc, Internet Society (Isoc) ed Epicenter.Works esprimono preoccupazione per alcune misure previste dalla normativa. Tra queste emerge una particolare attenzione alle modifiche al mercato dell'interconnessione IP e al rapporto con il Regolamento sull'Internet aperto, ritenute potenzialmente dannose per la neutralità della rete.

Un appello per preservare le garanzie

Il gruppo di firmatari, nel suo documento congiunto, sottolinea che le regole potrebbero indebolire le garanzie a protezione dei consumatori, delle piccole e medie imprese e delle startup digitali che operano all’interno dell’Unione Europea. La neutralità di Internet è presentata come una condizione essenziale per una concorrenza corretta e per l'accesso a contenuti di qualità.

Il rischio di frammentare Internet

I firmatari sottolineano inoltre che tali modifiche potrebbero causare una frammentazione del mercato unico digitale. La neutralità della rete, infatti, si basa sul principio che tutti i dati siano trattati in modo non discriminatorio, permettendo a tutti gli utenti di accedere a Internet in condizioni uguali, senza preferenze né discriminazioni da parte degli operatori di rete.

Gli articoli contestati

Il documento richiama specificamente che gli articoli 191-193 del Dna introdurrebbero un meccanismo di conciliazione volontaria per il mercato dell'interconnessione IP. Secondo i firmatari, tale norma non solo non risponde ad alcun fallimento del mercato, ma rischiera di aggiungere oneri burocratici non necessari, compromettendo la stabilità e la predittività del sistema esistente.

Uno svuotamento del Regolamento sull’Internet aperto

Il gruppo di associazioni sottolinea che la proposta di incorporare il Regolamento sull’Internet aperto all’interno del Dna cancellerebbe 18 dei 19 considerando del Regolamento originale, eliminando quindi fondamentali elementi interpretativi che hanno sostenuto la sua applicazione. Si esprime, inoltre, preoccupazione per una potenziale indebolimento dell’applicazione della normativa, che ha garantito in questi anni una certezza del diritto riconosciuta a livello europeo.

Le potenziali conseguenze negative

    • Impatto sull'erogazione delle infrastrutture critiche come reti CDN (Content Delivery Network).
    • Erosione della sostenibilità dei settori culturali e creativi dell’UE.
    • Limitazioni alle libertà di comunicazione e accesso all’informazione.
    • Prospettiva di frammentazione della rete Internet e del mercato digitale unico europeo.

Questi aspetti, sottolineano i firmatari, non emergono da una mancanza di regole esistenti, ma da una loro ridefinizione potenzialmente dannosa.

Assenza di prova del fallimento del mercato

I firmatari ribadiscono che non vi sono prove del fallimento del mercato dell’interconnessione IP. Gli studi condotti dal Berec (European Body for Regulators) dimostrano che il mercato funziona in maniera efficace e competitiva, senza necessitare di interventi esterni. Introdurre nuove normative potrebbe quindi rappresentare un passo indietro rispetto alle attuali condizioni.

Rischi di escalation normativa

Un ulteriore allarme sollevato dai firmatari è rappresentato dall’Articolo 193, che autorizza la Commissione europea a valutare nuovamente il mercato sulla base degli sviluppi del regime proposto. Questi processi, in base agli esiti delle “azioni volontarie”, potrebbero essere interpretati come insufficienti e dare spazio a ulteriore normativa, compresi meccanismi obbligatori.

Il rischio di introdurre le “tariffe di rete”

I firmatari mettono in guardia da una deriva verso l'introduzione di “tariffe di rete”, un sistema già ribaditamente negato come antidemocratico e dannoso per il libero mercato. Secondo il gruppo, tale tendenza non sarebbe solo contraria ai principi di libera concorrenza stabiliti dall’Unione Europea, ma aprirebbe la porta a discriminazioni e privilegi basati sulla capacità economica degli utenti.

Le reazioni dei rappresentanti

Cláudio Teixeira, parlamentare del Beuc, commenta: “La neutralità di Internet è fondamentale per garantire la libertà di scelta ai consumatori e un accesso equo a diversi servizi. I legislatori devono rendersi conto dei rischi di un cambiamento radicale, che potrebbe minacciare i diritti dei consumatori e aumentare i loro oneri.”

Carl Gahnberg, dell’Internet Society, aggiunge: “Il Dna avrebbe dovuto semplificare le regole, ma le attuali proposte invece le complicano. L'intero mercato dell’interconnessione già funziona bene con accordi volontari. Aprire a nuovi interventi normativi è assolutamente inutile e potenzialmente pericoloso.”

La minaccia alle alternative europee

Per Thomas Lohninger di Epicenter.Works, l’intento della proposta va al di là della questione della neutralità: “I nostri diritti di utilizzo libero di Internet sono minacciati da chi cerca di introdurre corridoi a pagamento, soprattutto con l’implementazione del 5G. Questo potrebbe mettere in seria difficoltà le alternative europee alle tecnologie di dominio globale. È inaccettabile che la Commissione possa ostacolare il mercato permettendo alle grandi aziende di vendere diritti di accesso privilegiato a Big Tech”.

I tempi della sovranità digitale

Nel periodo in cui cresce l’enfasi su una maggiore sovranità digitale dell’Unione Europea, il Dna sembra aprire la strada a interventi che, pur presentati come regolatori, potrebbero effettivamente alterare in peggio il mercato esistente e minare l’indipendenza strutturale delle imprese del digitale europeo.

I firmatari esortano a:

    • Abolire gli articoli 191-193 del Dna, ritenuti dannosi per il mercato esistente.
    • Preservare il Regolamento sull’Internet aperto come quadro autonomo.
    • Astenersi da interventi regolatori non necessari, in assenza di prove concrete di fallimenti di mercato.
    • Proteggere l’accesso non discriminato a Internet per consumatori, imprese e creativi.

Il gruppo auspica quindi una revisione delle proposte, chiedendo un approccio cauto e informato in base a dati concreti e non a ipotesi non sostenute. Si invita inoltre il Parlamento Europeo ad assumere un ruolo attivo nella discussione, rappresentando gli interessi degli utenti e non solo quelli delle grandi compagnie.