Un panorama frammentato
Cinquanta stati, cinquanta politiche sull’intelligenza artificiale. Mentre il governo federale ha lanciato l’AI Action Plan nel luglio 2025, i governatori hanno già tracciato le proprie linee, con distanze notevoli tra le scelte regionali. Alcuni hanno imposto restrizioni severe, altri hanno cercato di attrarre investimenti nei data center, considerandoli un volano di crescita economica.
Le misure più restrittive
In California, Gavin Newsom ha cambiato rotta passando dal veto di un disegno di legge sulla sicurezza AI nel 2024 a una normativa che richiede supervisione indipendente e audit obbligatori, con entrata in vigore il 1° gennaio 2027. In Alabama, la governatrice Kay Ivey ha vietato le piattaforme AI di affiliazione cinese DeepSeek e Manus su tutti i dispositivi e le reti statali, una decisione che pochi altri hanno replicato.
Il New Hampshire, guidato da Kelly Ayotte, ha dichiarato una moratoria sui nuovi data center, sostenendo che lo Stato non dispone di capacità energetiche sufficienti senza gravare sulle bollette dei cittadini. In Montana, Greg Gianforte ha firmato il Right to Compute Act, che garantisce protezioni legali per l’uso aziendale dell’AI e riduce l’interferenza governativa, in netto contrasto con l’approccio californiano.
Investimenti e incentivi
Il Texas ha scelto una strada opposta: il governatore Greg Abbott ha siglato con Google un accordo da 40 miliardi di dollari per nuove infrastrutture, imponendo al contempo standard rigorosi sui data center, tra cui protezione della rete elettrica, conservazione dell’acqua e nessun onere aggiuntivo per le famiglie texane. Nevada e North Dakota, insieme a Michigan e New Mexico, vedono nei data center un’opportunità economica, con progetti di calcolo AI già in fase di costruzione.
In Oregon, il POWER Act, firmato nel giugno 2025, obbliga i grandi impianti a uso intensivo di energia (oltre 20 megawatt) a stipulare contratti a lungo termine e a coprire i propri costi, evitando che le utilities trasferiscano le spese ai consumatori. New York, sotto la guida di Kathy Hochul, ha proposto di far pagare ai grandi carichi senza benefici occupazionali rilevanti i costi di connessione alla rete o di generare autonomamente la propria energia.
Tensioni sul fronte energetico
Il tema dell’energia è il fulcro delle divergenze. Gli stati che ostacolano l’espansione dei data center citano la capacità limitata delle reti elettriche e il rischio di aumentare le bollette domestiche. Altri, invece, puntano a soluzioni di energia rinnovabile e a contratti di fornitura a lungo termine per garantire la sostenibilità dei grandi impianti.
Sicurezza nazionale e regole federali
L’Alabama ha adottato la misura più rigida, vietando le piattaforme AI cinesi, mentre il Montana ha favorito la libertà operativa delle imprese con il Right to Compute Act. Il governatore repubblicano dell’Utah, Spencer Cox, ha chiesto regole federali uniformi sulla sicurezza dell’AI, affiancandosi al democratico Mike DeWine dell’Ohio, che sostiene che la regolamentazione debba provenire dal governo centrale per garantire coerenza a livello nazionale e globale.
Conseguenze per le aziende tech
Il risultato è un mosaico normativo che complica la vita alle aziende con operazioni distribuite su più stati. Ogni nuovo impianto richiede un’analisi legale separata, aumentando i costi di compliance e ritardando i tempi di realizzazione. La pressione sulle utilities, i costi per i consumatori e la gestione dell’acqua stanno diventando i veri terreni di scontro, più della sicurezza algoritmica o dell’etica dell’AI.
Prospettive future
Se Washington non interverrà con norme chiare, il rischio è che la competizione tra stati si trasformi in una gara al ribasso sulle tutele, con alcuni Stati pronti ad attrarre investimenti abbassando gli standard che altri stanno alzando. Una regolamentazione federale omogenea potrebbe ridurre le incertezze e favorire una crescita più equilibrata dell’ecosistema AI‑data center negli Stati Uniti.