Il futuro dell’intelligenza artificiale a carte scoperte
“Il futuro dell’intelligenza artificiale si gioca a carte scoperte”. Mentre gli Stati Uniti alzano barricate per la sicurezza nazionale, la Cina spalanca le porte della condivisione globale. Joe Tsai, co‑fondatore e presidente di Alibaba, ha tracciato la rotta della competizione tecnologica dal palco di Wave by Vento alle OGR di Torino.
Un dialogo che mette l’Europa alla prova
In un dialogo serrato con James Anderson, direttore degli investimenti di Lingotto Innovation, è emersa la sfida europea: trovare un’emancipazione tecnologica capace di far fronte alla corsa cinese. Tsai ha ricordato con orgoglio un articolo del 1999 che affermava: «L’America ha Jeff Bezos e la Cina ha Jack Ma», per sottolineare la continuità di una rivalità che parte dagli albori del commercio digitale.
Tutto parte dal 2023
Il 2023 è stato il punto di partenza della nuova strategia industriale di Alibaba. «Siamo presenti in due settori: l’e‑commerce e, soprattutto, vogliamo essere un operatore totale nell’intelligenza artificiale, saremo all‑in sull’AI», ha dichiarato Tsai. Per finanziare questa ambizione, il gruppo ha impegnato i 25 miliardi di dollari di flusso di cassa libero generati dal suo business di e‑commerce.
Tsai ha spiegato che Alibaba sta raddoppiando le spese in conto capitale ogni anno nella sua infrastruttura informatica, con l’obiettivo di creare reti neurali in grado di assistere la società civile e migliorare la produttività.
L’approccio cinese all’AI
«Sappiamo che l’intelligenza artificiale è ottima per aiutare le persone a risparmiare tempo. Non abbiamo ancora capito come possa aiutarle a spendere tempo», ha osservato Tsai, evidenziando il punto di vista filosofico che divide le due sponde del Pacifico. Gli Stati Uniti preferiscono ecosistemi chiusi, temendo rischi militari e furti di proprietà intellettuale, mentre Pechino promuove il codice aperto come strumento di accessibilità universale.
Secondo il presidente di Alibaba, “se sei un’università con i migliori professori, la prima cosa che vuoi è offrire accessibilità a tutti”. Lo stesso principio dovrebbe guidare lo sviluppo dell’AI, creando uno standard alternativo a quello imposto dalla Silicon Valley.
Il peso della manifattura cinese
Il modello cinese di AI beneficia direttamente del gigantesco apparato manifatturiero del paese, che rappresenta il 30 % della produzione industriale globale. Le fabbriche cinesi generano una quantità immensa di dati proprietari, risorse preziose per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale.
Tsai ha sottolineato che le imprese manifatturiere sono riluttanti a inserire i propri segreti in API closed source, temendo di perdere il controllo sui brevetti. Le piattaforme open source, al contrario, garantiscono sicurezza informatica e permettono di addestrare modelli con i propri dati, mantenendo la proprietà intellettuale.
“L’Europa ha capacità”
Secondo Tsai, il ritardo dell’Europa non dipende da una carenza di talento, ma da ostacoli strutturali. «L’Europa ha molta capacità. Non è un problema di talento», ha affermato, smontando i timori della comunità. Evidenzia inoltre che molti laboratori di frontiera negli Stati Uniti hanno dal 20 % al 30 % di dipendenti europei, dimostrando la presenza di competenze di alto livello sul continente.
Le aziende italiane, francesi e tedesche, a suo dire, possono attingere a questi linguaggi open source senza dover sostenere i costi esorbitanti imposti dai giganti americani, creando così una via di mezzo tra indipendenza e innovazione.
Avere più scelte è fondamentale
«Nessun Paese vorrebbe fidarsi in toto della tecnologia di un altro Paese», ha avvertito Tsai, sottolineando l’importanza di diversificare le fonti tecnologiche. “Avere più scelte è importante, non mettere tutte le uova in un paniere”, ha aggiunto, invitando le imprese a non dipendere esclusivamente da un unico ecosistema.
Il discorso di Tsai si è concluso con una metafora culinaria: «È come se qualcuno ti avesse appena dato la ricetta per cucinare dei piatti. Puoi prendere quella ricetta, migliorarla, inserirla nella tua infrastruttura, usarla con i tuoi dati e adattarla per il tuo uso». Una terza via basata su collaborazione, trasparenza e privacy, capace di offrire all’Europa una boccata d’ossigeno in un panorama dominato da un duopolio digitale.