La stampa francese non riceve più alcuna compensazione per i diritti connessi da quando i vecchi accordi con Meta hanno perso validità. L’APIG e la DVP, rappresentanti di numerosi editori, hanno denunciato il problema all’Autorité de la concurrence, che ha recentemente chiesto a Meta di negoziare in buona fede.
La fine degli accordi e l’assedio dei diritti connessi
L’accordo iniziale era in vigore fino alla fine del 2024 per la DVP, e fino all’inizio del 2025 per l’APIG. Da quel momento, non c’è più stato alcun pagamento da parte di Meta per l’utilizzo dei contenuti editoriali. Anche se i giornalisti e i quotidiani continuano a pubblicare articoli che circolano su piattaforme come Facebook, Instagram, Threads e WhatsApp, i media non percepiscono alcun compenso.
Una richiesta d’equità per una risorsa cruciale
Meta, che conta 3,56 miliardi di utenti attivi quotidiani, utilizza il contenuto editoriale per alimentare le sue piattaforme, senza però versare alcun corrispettivo agli editori. Thierry Vergé, vicepresidente dell’ACN, ha commentato in modo forte: Meta vorrebbe imporre un proprio modo di calcolare i diritti connessi, e i pagamenti riguarderebbero solo i contenuti condivisi dagli utenti di Facebook. La società non condivide inoltre le informazioni necessarie per gli editori per verificare i calcoli.
Dal 2020, la situazione si è aggravata
Se ne ha una misura precisa da parte dell’APIG, che afferma che l’ultima offerta di Meta non superava i 4 milioni di euro, contro i 20 del contratto precedente. La riduzione è in parte da attribuire alla scomparsa di Facebook News, un componente chiave dell’accordo 2019-2024. Marc Feuillée, direttore generale del gruppo Figaro, ha chiarito come la situazione abbia peggiorato la già precaria sostenibilità economica dei mezzi di informazione.
I cambiamenti di algoritmo e l’indebolimento del legame con il pubblico
La motivazione di Meta per giustificare l’offerta inferiore sta nel fatto che gli utenti condividerebbero e leggerebbero contenuti editoriali in misura molto modesta su Facebook. Feuillée risponde però che tale calo è il risultato diretto del controllo algoritmico, e non di una variazione nei comportamenti degli utenti. In cinque anni, il traffico generato verso i media via social network è crollato del 50 %, con chiara preferenza data da Meta ai video creatori piuttosto che agli articoli.
Le richieste dell’Authority e il rifiuto di Meta
L’Autorité de la concurrence ha ordinato a Meta di fornire dati trasparenti entro quindici giorni. Questi includono il fatturato pubblicitario in Francia, il numero di visualizzazioni intorno ai contenuti editoriali, il volume di interazioni online e l’evoluzione della visibilità degli articoli dal 2019. Sebbene Meta abbia affermato di non accettare questa decisione, ha riconosciuto l’esigenza di partecipare in modo costruttivo.
Il confronto con i rivali: Google e Qwant
L’Authority sottolinea che oggi in Francia Google e Qwant sono gli unici due grandi motori di ricerca che hanno stipulato accordi collettivi attivi sui diritti connessi. La mancanza di accordi analoghi con Meta mette in evidenza un’asimmetria che danneggia l’indipendenza e la sostenibilità economica della stampa. La situazione richiede, a livello nazionale e internazionale, una riflessione sul ruolo crescente delle piattaforme digitali nella redistribuzione del valore economico della cultura.