L'atteso film ‘Supergirl’ ha calcato le sale degli schermi cinematografici, concludendo il percorso iniziato l'anno scorsa con ‘Superman’. La pellicola, diretta da James Gunn e finanziata da Peter Safran, era destinata a essere uno tra i momenti più importanti del rinnovato Universo DC dopo il lancio della serie ‘Superman’. L'aspettativa, alimentata dal nome di Milly Alcock, conosciuta per aver interpretato la principessa Rhaenyra in ‘La Casa del Dragone’, sembrava ripagarli, ma le aspettative non sono andate deluse in pieno. La pellicola inizia con un tono promettente, seguendo Kara Zor-El, alias Supergirl, durante la sua settimana di anniversario. Contrariamente al suo cugino Clark Kent, Kara non ha stabilito definitivamente la sua casa sulla Terra, ma la sua propensione ad esplorare l'universo – soprattutto quando i suoi poteri vengono sospesi sui pianeti con un sole rosso – la rende una figura estremamente inaffidabile. Ma quando la sua avventura la conduce troppo vicino ad un pericolo mortale, il destino le riserva un incontro inaspettato.

L’antagonista di questa storia, Krem delle Colline Gialle, e i suoi sicari, i Bandoleros, uccidono la famiglia di una ragazza chiamata Ruthye, che giura vendetta. Kara, con i suoi propri motivi per sfidare il crudele avversario, si impegna a guidare questa improbabile alleata in un viaggio che porterà ad una lotta interstellare e alla scoperta di sé. Anche se non totalmente in sintonia con le idee di Ruthye, Kara accetta di accompagnarla, non senza riluttanza.

Lei, interpretata magnificamente da Milly Alcock, è una versione iconica di Supergirl, che ha mostrato fin dal suo esordio nella scena conclusiva di ‘Superman’ (2025) una carica unica. La sua immagine di una ragazza ribelle, un po’ disordinata, ma al contempo emotivamente profonda, è resa con maestria. Nonostante un budget ridotto, Milly esplora le complessità del personaggio in modo credibile: con un umorismo naturale, una energia estrema e con un’interpretazione intensamente emozionale, che cattura lo spettatore per diverse scene. Un momento particolarmente toccante resta una scena nella quale esplode emotivamente in un rito quasi poetico.

Inoltre, Alcock si distingue anche in scene d’azione molto esigenti. La sua interazione con David Corenswet, l’interpretazione di Superman della pellicola precedente, è riuscita e convincente. La sua Supergirl rappresenta uno degli ottimi casting del nuovo Universo DC e potrebbe diventare uno dei personaggi cardine del franchise, se i futuri sviluppi permetteranno il suo arricchimento.

Ma purtroppo, la struttura narrativa della pellicola non si abbina bene alle potenzialità di questa attrice. La storia, che trae ispirazione dal fumetto DC ‘Woman of Tomorrow’, non ha sfruttato al meglio l’immaginario e la potenza del supporto da cui è tratta. Il film cerca di stabilire una sorta di spettacolo simile ai temi di ‘Mad Max’ o ‘Guardiani della Galassia’, ma non ci riesce pienamente. Si trova bloccata in una trama piuttosto convencionalizzata, con un ritmo di avanzamento lento e monotono. I personaggi ricorrono agli stessi ostacoli e situazioni, senza offrire un’intensità crescente. Malgrado ‘Supergirl’ abbia una durata estremamente ridotta rispetto alle produzioni cinematografiche DC – nemmeno 2 ore – la sua avanzata sembra interminabile.

Un altro difetto che si riscontra è nella costruzione del montaggio. La pellicola presenta sequenze tagliate in modo molto brusco, spesso disgiunte l'una dall’altra. Il ritmo visivo è spesso incoerente con la logica narrativa, generando confusione. Inoltre, la CGI utilizzata negli scontri è spesso mal eseguita. Il lavoro visivo risulta estremamente estetico per alcuni piani unici ben congegnati, ma per il resto è caotico: gli editor sembra avessero il divieto di trattenere qualsiasi singola inquadratura per oltre due secondi. A volte si avverte una saturazione di stimoli visivi che confusiva e faticosa per lo spettatore, come se la storia fosse stata costruita per funzionare meglio nel formato TikTok, mirando a emozionare in modo immediato.

Uno dei grandi fallimenti della pellicola è, però, la figura principale del villain, Krem. Il character non si è rivelato per nemmeno un secondo come una minaccia seria o memorabile. Manca di complessità narrativa, non riesce a generare un senso di tensione reale e finisce per rimanere uno stereotipo poco interessante. Anche Ruthye, il personaggio secondario, manca di profondità e spesso ostacola il ritmo. Nonostante alcuni momenti in cui sembra profilarsi una traiettoria coerente con la trama, il risultato complessivo non è convincente.

Un altro personaggio che non convince è la figura interpretata da Jason Momoa, noto per aver dato vita a Aquaman nel vecchio DCEU, stavolta nella pellicola DC rinnovata come il Lupo. Il suo personaggio, in parte anti-eroico e talvolta malvagio, è stato presentato con atteggiamenti molto esagerati: immagini trucchate che richiamano i fan di KISS, finte sigarette, una moto e un’andatura da linciard. Tuttavia, non apporta né significato né coerenza alla trama o all’universo: è un'aggiunta fuori registro, in cerca solo di visibilità.

Tuttavia, a salvare questo film che poteva facilmente diventare un fiasco, è la scelta di Milly Alcock, che si è imposta chiaramente. La sua presenza riesce a tenere alto l’interesse emotivo del film e a garantire un certo grado di tensione viscerale. Anche se le scene con Superman risultano tra le più memorabili e ben congegnate, i suoi momenti di luce non si rivelano abbastanza per rendere l'intera opera memorabile. Così, ‘Supergirl’ si presenta come il primo intoppo di questo nuovo Universo DC.

Sebbene non sia un disastro, la pellicola è troppo convenzionale e noiosa per essere definita un successo. Milly Alcock rappresenta l’unica luce di un film che, pur con intenti ambiziosi, non è riuscito a trasmettere una narrazione convincente né emozionante. La trama resta fiacca, i personaggi sono poco profondi e il ritmo della narrazione fatica a mantenersi. ‘Supergirl’

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