Diciotto anni di attente osservazioni da parte di economisti, studiosi e tecnocrati, si sintetizzano in un appello intitolato “We Must Act Now” (Dobbiamo Agire Subito) coordinato dal Stanford Digital Economy Lab. Più di 200 firme, tra cui Premi Nobel, economisti di spicco, ricercatori di AI (Intelligenza Artificiale) e dirigenti di grandi aziende del settore高科技, rivedono con preoccupazione il ritmo rapido con cui l’intelligenza artificiale sta prendendo una funzione decisiva nella società. Secondo questi esperti, la trasformazione economica dovuta all’AI potrebbe essere esorbitante, persino superiore a quella provocata dalla Rivoluzione Industriale, ma concentrata però in un periodo molto più breve.
Un Avvertimento di Livello Mondiale
Il documento, stilato da Daron Acemoglu, Joseph Stiglitz, Paul Krugman, Ben Bernanke e altri Premi Nobel di economia, mette in guardia sull’inevitabile ridefinizione del mercato del lavoro, sottolineando il rischio di un aumento generalizzato nei posti di lavoro persi. Il documento ha un tono di urgenza, sottolineando il fatto che, sebbene le potenzialità dell’AI siano enormi, l’attuale preparazione per affrontarne le ripercussioni economiche è insufficiente. Questo scenario lascia emergere opportunità straordinarie, ma con una dose di vulnerabilità altrettanto elevata.
Chi Stanno Ascoltando?
Sul lato economico, i sottoscrittori dell’appello non mancano di includere anche nomi importanti del mondo del finanziamento e dell’innovazione tecnologica tra cui Jeff Dean da Google, Jack Clark da Anthropic, Noam Brown e Sarah Friar da OpenAI. Il loro messaggio comune non riguarda solo il potenziale di un sistema artificiale in grado di produrre un'enorme quantità di ricchezza, ma anche l’importanza di creare una governance economica attiva per gestire questa transizione.
Rischi e Opportunità Imminenti
Il documento evidenzia con chiarezza i rischi legati a un’emersione repentina di tecnologie radicalmente più efficaci, e al contempo si concentra sul rischio di una divisione crescente tra chi ne beneficia e chi ne è escluso. L’auspicio espresso dagli economisti è che l’avanzamento tecnologico dell’IA contribuisca a creare benessere esteso a larga parte della popolazione e non ad una élite limitata. I segnali emessi da esperti e aziende sono chiari: dobbiamo agire ora.
- I rischi includevano sia una potenziale perdita generalizzata di occupazione che la destabilizzazione del mercato del lavoro;
- le opportunità riguardavano miglioramenti straordinari nel livello della qualità della vita;
- il documento, però, si esprime in forma di ipotesi e non presenta misure specifiche o orari di intervento.
La Complessità del Cambiamento in Atto
Molte delle analisi fatte sugli effetti economici dell’AI sono ancora in fase di studio o non sufficientemente verificate. La complessità del cambiamento e l’incertezza sulla velocità del suo avverarsi rendono difficile prevedere cosa accadrà. Il Nobel Michael Spence sottolinea l’importanza di un approccio “All-Hands-on-Deck” per affrontare una situazione di alta incertezza. In pratica, si esorta a coinvolgere tutti i fattori economici, politici e tecnologici per gestire il cambiamento. Analogamente, Tom Cunningham, ricercatore di METR, paragona la situazione al guidare in mezzo al nebbia.
Una Divergenza Tra Previsore E Sperimentatore
Il documento non è l’unico punto di vista. Alcuni tra gli ideatori più famosi di AI, come Sam Altman di OpenAI e Dario Amodei di Anthropic, hanno espresso opinioni non allineate. Ad esempio, Sam Altman è certo che finora l'intelligenza artificiale abbia prodotto più posti di lavoro di quanti ne abbia persi. Anche Amodei, per sua natura, ha espresso un’opinione favorevole sul ruolo della tecnologia dell’AI nel migliorare la produttività senza necessariamente eliminare posti di lavoro.
Uno Sguardo Critico al Contesto
Resta comunque una questione irrisolta: non esiste una metodologia definitiva per misurare gli effetti positivi dell’AI sull’economia. Molti economisti insistono sull'importanza di sviluppare strumenti di misurazione validi per valutare il cambiamento. Il confronto non manca: mentre il CEO DeepMind Demis Hassabis riconosce il potenziale di crescita estremo e l’analogia con la Rivoluzione Industriale, egli non sottoscrive direttamente l’appello lanciato da Stanford. La sua opinione non ha una data certa, pur riferendo un limite teorico di cinque anni per un’intelligenza generale emergente.
Un Nuovo Livello Di Urgenza
Sebbene manchino dati precisi o studi esaustivi, le preoccupazioni degli economisti non possono essere ignorate. Le analisi attuali delle università statunitensi suggeriscono che i lavori di programmatori e scrittori abbiano già iniziato a mostrare un declino significativo ben prima del lancio di ChatGPT. Lo studio Yale Budget Lab, pur non riscontrare un impatto generale della KI sul mercato del lavoro, non esclude l’effetto di una singolare concentrazione di risorse tecnologiche.
Verso Una Governance Globale
Per concludere, il documento invita a una visione d’insieme globale per gestire in modo congiunto le problematiche. L’idea di un appello coordinato da un ente come la Stanford Digital Economy Lab è una testimonianza della volontà di creare una cornice globale di riferimento. Per gli esperti e i tecnocrati, è necessario attivare subito una collaborazione tra governo, aziende e accademia per gestire le conseguenze dell’intelligenza artificiale, che potrebbe cambiare la vita di miliardi di persone.
Il futuro dell’umanità nell’era dell’AI non è scritto, ma la preparazione ad affrontarlo è una priorità assoluta. L’appello è un’occasione unica per rivedere, ristrutturare e ridefinire il contesto in cui viviamo, per preparare le prossime generazioni ad un mondo che sta prendendo forma davanti a noi.