Le spese della pubblica amministrazione per prodotti e servizi del colosso statunitense Microsoft sono molto più elevate di quanto precedentemente noto. Questo emerge da una risposta resa al Bundestag da parte del Ministero federale delle Finanze, a seguito di un'interrogazione avanzata da Sascha H. Wagner, deputato della sinistra. Le nuove stime rivelano che la già segnalata dipendenza profonda dell’amministrazione tedesca dal software proprietario continua a impiegare enormi quantità di fondi pubblici, mentre le soluzioni open source offerte da enti federati mantengono una posizione marginale.
Secondo le nuove metodiche di calcolo, le cifre variano considerevolmente rispetto alle stime precedenti. In passato, la cancelleria federale aveva sempre indicato le spese dirette della burocrazia federale, ovvero i ministeri e le loro entità dipendenti, in risposta a richieste avanzate da Victor Perli. In base a questi dati, gli oneri per le licenze software tra il 2017 e il 2024 ammontavano a circa 1,3 miliardi di euro. Le nuove cifre, invece, derivano da una richiesta avanzata in precedenza da Rebecca Lenhard, deputata del gruppo verde, e tengono in considerazione anche i contratti di fornitura sottoscritti tramite la sede centrale dell'acquisto IT (ZIB) dell'amministrazione federale.
Questo documento esteso include pertanto anche l’amministrazione federale indiretta e tutti i beneficiari di fondi pubblici. Solo per il 2022, sono stati riversati nella città di Redmond circa 211 milioni di euro. Nel 2025, le spese sono salite a oltre 481 milioni di euro. Complessivamente, tra il 2017 e il 2025, i costi totali ammonterebbero a oltre 1,9 miliardi di euro, segnando un aumento esponenziale.
Metodi e diversità di calcolo
Le discrepanze tra i valori storici e quelli nuovi si spiegano con diversi fattori, ha chiarito il BMDS (Ministero federale per la digitalizzazione e la modernizzazione statale). Nelle risposte ai quesiti di Perli, sono stati forniti importi lordi e sono anche stati conteggiati le gare di fornitura organizzate autonomamente dai ministeri, al di fuori del modello del contratto quadro del ZIB. D’altro canto, i nuovi dati non tengono conto dei 2015 e del 2016, periodo in cui era stato firmato in data 31 maggio 2017 un accordo con il ZIB.
Nonostante queste differenze metodologiche, il trend economico generale mostra chiaramente un aumento significativo. Lo stesso Wagner, membro della sinistra, chiede azioni concrete: “La dipendenza da un software statunitense costa ai contribuenti ogni anno centinaia di milioni di euro. L’utilizzo di soluzioni europee deve procedere più velocemente, così da poter evitarci che un giorno l'accesso a software e servizi di cloud venga in qualche modo usato come strumento di coercizione da parte di Trump o sua tecnica squadra.” Ai sensi di Wagner, l'amministrazione federale e regionale dovrebbe seguire l’esempio del governo francese, che non collabora con aziende come Palantir coinvolte in controversie e, nel contempo, dovrebbe concentrarsi primariamente sui prodotti di aziende governative tedesche come Zendis per le applicazioni Office.
Preoccupazioni anche da parte del settore privato
Anche l'Open Source Business Alliance (OSBA) esprime inquietudine per la sua percezione che l’eccessiva dipendenza rappresenterà per la modernizzazione IT dello Stato una minaccia seria. Il presidente dell'OSBA, Peter Ganten, aveva espresso in febbraio preoccupazione, ritenendo che l'amministrazione federale apparirebbe debole di fronte al potere di mercato di Microsoft. L’aumento significativo del costo del 38 per cento tra il 2024 e il 2025 dimostra in chiara maniera rischi legati all’affidamento esagerato su un unico venditore dominante.
Ganten osserva che l’esposizione eccessiva di fondi limita i fondi di cui si ha veramente bisogno per modernizzare l'IT del governo. Inoltre, sottolinea che ci sono rischi di sicurezza, in quanto non è possibile proteggere realmente i dati amministrativi da qualsiasi accesso potenziale da parte del governo degli Stati Uniti. L’amministrazione federale ha quindi bisogno di investire senza esitazioni in soluzioni aperte e autonome.
Un controllo più rigoroso sulle grandi spese IT
Per meglio controllare le crescenti spese IT del governo, il BMDS ha messo in atto un sistema di approvazione preventiva per grandi progetti di acquisizione informatica. Questo meccanismo si applica a progetti che comporteranno un impegno finanziario pari o superiore a 500.000 euro all’anno, o una spesa totale superiore ai tre milioni di euro, e anche ad attività di particolare rilevanza strategica, per esempio, sicurezza informatica o iniziative digitali di ampia portata.
Fino alla fine del mese di marzo, il ministero ha visionato più di 200 piani IT presentati da ministeri diversi, di cui in circa 50 casi ha emesso indicazioni o restrizioni, e in pochi casi ha fermato completamente il procedimento. Nell'aprile, per via della programmazione finanziaria federale in arrivo per il 2027, il numero di progetti sottoposti all’approvazione è aumentato di dieci volte. A causa dell’iter in corso, il governo però non può ancora fornire dati precisi sugli eventuali risparmi finanziari derivanti da questa misura.
Un bilancio non soddisfacente per la sovranità digitale
L’ente governativo Zendis, che ha il compito primario di garantire l’indipendenza digitale, fornisce alla burocrazia federale la suite di collaborazione OpenDesk e la piattaforma di sviluppo OpenCode. Quest’ultima, a detta delle autorità, vanta circa 5.700 progetti attivi e più di 13.500 utenti, utilizzati da organismi federali, regionali e locali. I risultati per OpenDesk, invece, non sono incoraggianti. Complessivamente le autorità utilizzano circa 8.756 licenze, di cui 8.475 sono operative.
La maggior parte di queste licenze OpenDesk è concentrata all’interno del Robert Koch Institute (RKI), che ne utilizza 7.904 nel progetto Agora, per questioni di servizio sanitario pubblico. Solo il Ministero federale per la digitalizzazione e la modernizzazione statale ha 571 licenze operative e 137 in fase di test. Neanche il Ministero degli esteri o l’Agenzia federale per la sicurezza informatica (BSI) hanno adottato OpenDesk in modo significativo, usando appena circa 70 licenze ciascuna.