Lo stato cinese sta esaminando restrizioni sull'esportazione dei modelli di intelligenza artificiale (IA) più avanzati, un piano che ha visto le autorità parlare con aziende tecnologiche di spicco come Alibaba e Bytedance, riporta Reuters, citando fonti anonime. L’obiettivo sembra essere una politica protezionistica volta a limitare l'accesso straniero al progresso tecnologico in patria.
I nuovi piani governativi
I colloqui, guidati dal ministero del Commercio, hanno incluso sia modelli chiusi che aperti di intelligenza artificiale estremamente potenti. Secondo una fonte, potrebbe essere messo a rischio un accordo per evitare rubare o trasferire tecnologia IA protetta, classificata sotto leggi nazionali severe sulla sicurezza.
- Vengono considerati limiti alle operazioni straniere da parte delle aziende IA locali.
- Si discute di controlli più rigorosi sugli investitori stranieri che finanzierebbero aziende IA cinesi.
- I piani dettagliati e le date in cui entrerebbero in vigore non sono noti.
Un mercato globale in fermento
Da quando è apparsa DeepSeek’s R1, il mercato globale ha assistito a un notevole aumento del potere competitivo delle tecnologie IA cinesi, a causa di costi inferiori e funzionalità crescenti. Al momento, i modelli di Alibaba (Qwen) e Bytedance (Doubao) sono tra i più usati in Cina, mentre Z.ai ha recentemente lanciato GLM-5.2, un modello che sfiora la potenza della leadership Usa, ma a costi significativamente inferiori.
Le restrizioni dell'export
Secondo quanto si teme, l’accesso limitato da parte della Cina a questi modelli potrebbe spingere aumenti di prezzo per molte aziende a livello globale. C’è quindi una chiara motivazione governativa di proteggere l’economia interna, limitare la perdita di know-how strategico e mantenere un vantaggio tecnologico.
Protezionismo a livello internazionale
Pechino non sta agendo da sola in questa direzione. L’amministrazione Usa di Donald Trump ha già vietato l’accesso ad alcuni modelli di IA avanzati a persone straniere, incluso Anthropic’s Fable e Mythos. Anche se inizialmente bloccati a causa di limitazioni nella verifica delle nazionalità di accesso, i controlli sull’export sono stati allentati con nuovi meccanismi di sicurezza. Questo modello sembra stia crescendo, con entrambi i blocchi tecnologici che vedono l’IA come risorsa strategica da mantenere internamente.
Una minaccia per l’Europa
L’Europa è sempre più a rischio di essere messa in discussione, poiché la Cina e gli Stati Uniti tratterranno i loro modelli di IA come risorse nazionali. Questo potrebbe significare per il Vecchio Continente una dipendenza crescente da modelli esteri, nonché limitazioni crescenti nell’accesso a tecnologia ad basso costo. Inoltre, sempre più conoscenza tecnica si sta spostando oltreconfine attraverso aziende e investimenti stranieri.
Il piano di InvestAI
L’Unione Europea punta a rispondere con la sua iniziativa InvestAI da 200 miliardi di euro, mirata a rafforzare infrastrutture e capacità in ambito IA. Tuttavia, i centri di calcolo pianificati sono in ritardo e il budget, pur considerevole a livello continentale, appare modesto rispetto agli investimenti Usa.
I limiti strutturali dell’Europa
Il problema che l’Europa incontra non è solo tecnologico, ma anche strutturale. L’attuale infrastruttura e l’approccio finanziario non sono sufficienti a mantenere in vita le eccellenze locali. Il risultato è un continuo flusso di aziende e talenti europei verso la Silicon Valley e altre località tecnologicamente avanzate.
Una perdita di competenze chiave
Il settore software è uno dei primi a sentirne gli effetti: con l'aumento dell’automazione, la richiesta di nuovi esperti si riduce, incidendo sull’addestramento di giovani specialisti.
- Le aziende hanno meno bisogno di nuove assunzioni.
- Il percorso da junior a senior diventa sempre più difficile.
- Il potenziale di ricerca e sviluppo nazionale rischia di essere compromesso.
La fuga di competenze
Tale processo è accentuato in ambito IA. Le aziende europee offrono know-how di eccellenza che può essere acquisito in modo mirato attraverso piattaforme. Inoltre, il settore si sta spostando verso dati di alta qualità selezionati da esperti, un mercato per cui l’Europa ha un vantaggio unico.
Un modello alternativo che manca
Manca un modello europeo capace di competere in termini di potenza e costo con le IA asiatiche e americane. Il marchio francese Mistral rappresenta un’eccezione. Tuttavia, si registra un ampio digital gap in Europa, come dimostrato nel rapporto del 2026 da Mario Draghi, ex presidente della Banca centrale europea.
- Più dell’80% delle tecnologie digitali utilizzate in Europa proviene da fornitori stranieri.
- I rapporti di ricerca sottolineano una situazione economica digitale in costante declino.
Sebbene l’Europa goda di una posizione significativa come partner commerciale e politico, la sua capacità di influenzare le decisioni in materia di IA rimane limitata. Le dimensioni del mercato interno (450 milioni di consumatori) e il peso delle sue politiche normative, nonché il Brüssel Effect, rappresentano ancora una leva potente, ma non sufficiente.
Una sfida complessa
Una priorità per il blocco è dunque sviluppare un ecosistema interno sostenibile per l’IA.
- Investire in centri di ricerca e infrastrutture di calcolo.
- Creare iniziative mirate a trattenere esperti del settore in Europa.
- Promuovere un ambiente regolatorio attraente per i finanziatori nazionali.