Claude Code non solo scrive codice velocemente, ma sembra anche rendersi autonomo in questioni di socialità. In un'intervista rilasciata al podcast di Lenny Rachitsky, Fiona Fung, la dirigente di Anthropic, ha espresso un problema inaspettato: il crescente isolamento tra i team che usano strumenti avanzati come Claude Code e Claude Cowork.

Il rischio del lavoro autonomo guidato dall’AI

Secondo Fung, man mano che gli sviluppatori affidavano sempre più compiti agli agenti AI, si registrava un calo progressivo delle interazioni umane quotidiane. Il pair programming, la debug condiviso e perfino i momenti informali intorno al lavoro, erano andati quasi tutti persi nel passare a un rapporto con l’AI che richiedeva una presenza individuale, intensa, ma poco collaborativa.

I dati parlano chiaro: grazie all’uso di questi strumenti, i team Anthropic producono in media otto volte più codice rispetto al periodo tra il 2021 e il 2025. Tuttavia, il costo sociale è evidente. Gli sviluppatori, pur più produttivi, si sentono meno connessi tra loro, e l’interdipendenza necessaria al lavoro di squadra inizia a deteriorarsi.

Le risposte di Anthropic

Per cercare di recuperare il contatto concreto tra i collaboratori, Fung ha organizzato attività strutturate che richiamano alla collaborazione umana: pranzi di programmazione condivisi, hackathon interni e blocchi di lavoro chiamati “maker time”, dove il team programmava insieme in spazi condivisi.

Queste iniziative hanno evidenziato un aspetto inaspettato: la varietà dei modi in cui ognuno usa lo stesso strumento era molto diversa. “When we do pairwise programming, we actually learn so much from each other,” ha detto Fung. Lavorando insieme, i team hanno scoperto metodi di lavoro precedentemente invisibili l’uno all’altro, aprendo nuove prospettive non solo tecniche, ma anche umane.

Un problema che va oltre Anthropic

Il fenomeno di isolamento non riguarda solo Anthropic: come rivelato da un sondaggio del Business Insider, Claude Code è diventato il principale strumento AI di programmazione tra le startup. Il cosiddetto vibecoding, che permette a chiunque di descrivere in linguaggio naturale ciò che desidera ottenere, ha reso possibili attività tecnico-programmative anche a persone senza background tecnico, dando vita al concetto di “solopreneur”.

La conseguenza diretta di tutto questo è che molte persone lavorano da sole, senza dover interagire con altri per produrre un risultato tecnologie. Ecco perché, come ha riferito il MIT Technology Review, anche i manager tecnici di Anthropic si dicono spesso sopraffatti dalla quantità di codice generato dai loro team.

La sfida dei nuovi workflow

Il lavoro con l’AI spinge la natura del lavoro degli sviluppatori verso un supervisione anziché una scrittura attiva: gestire agenti simultanei, analizzare output generati, sperimentare con diversi strumenti in parallelo. Meno contatto, meno chiacchiere, meno sfiducia e attrito, ma anche meno sinergia umana e scambio diretto di idee.

Per i team tecnici, la domanda non è più se adottare questi strumenti — ormai il passo è inevitabile — bensì come strutturare deliberatamente nuove occasioni di collaborazione. Per Anthropic, la soluzione è stata mettere in calendario eventi fisici: pranzi, sessioni, hackathon. Risposte umane a un fenomeno causato da macchine.