Il dato sanitario sta diventando una infrastruttura strategica per il Servizio sanitario nazionale italiano. Con strumenti come il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e i progressi della telemedicina, è possibile costruire un sistema integrato e moderno in grado di superare vecchie inefficienze. ASL, aziende sanitarie e regioni stanno sperimentando modelli replicabili di assistenza territoriale, con particolare attenzione alla sostenibilità e alla sicurezza dei dati.
Un ecosistema basato su dati interoperabili
La trasformazione digitale della sanità italiana passa dall’uso del dato come infrastruttura di governo. Oggi non si parla più solo di innovazione tecnologica, ma di costruire un ambiente integrato che abbracci cura, programmazione sanitaria e gestione istituzionale. Elementi comeinteropabilità, sicurezza e standardizzazione rappresentano i pilastri dell’evoluzione del Servizio sanitario nazionale.
Il punto di riferimento principale è il Fascicolo Sanitario Elettronico, introdotto con il Decreto-Legge n. 179 del 2012 e successivamente aggiornato con il Decreto-Legge 34 del 2020 e il Decreto del Ministero della Salute del 7 settembre 2023. Questo strumento digitalizza la storia clinica del paziente, favorendo una continuità assistenziale, prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione in maniera integrata. Inoltre, permette di migliorare la programmazione sanitaria e la governance della spesa pubblica.
Il ruolo del PNRR
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha ulteriormente spinto in avanti questo processo. La Missione 6 Salute prevede investimenti mirati per potenziare il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), la telemedicina e l'interoperabilità regionale. L’obiettivo è superare una storica frammentazione del sistema digitale del SSN.
In parallelo, l’Agenas e l’AgID stanno realizzando l’Infrastruttura Nazionale per l’Interoperabilità (INI), il mezzo che permette lo scambio sicuro dei dati tra i Fascicoli sanitari di tutte le regioni, favorendo quindi una gestione unitaria delle informazioni.
Standard europei e privacy
Gli standard di interoperabilità sono rafforzati anche dal Regolamento Europeo EHDS, che mira a facilitare la circolazione dei dati sanitari tra Paesi membri, rafforzando ricerca, innovazione e cura. L’EHDS introduce due principi chiave: il primary use, che riguarda la cura diretta del paziente, e il secondary use, per l’analisi epidemiologica e la programmazione sanitaria, sempre nel rispetto del GDPR e della privacy.
Le criticità dell’attuale modello
Nonostante i progressi, il sistema sanitario italiano presenta ancora una forte eterogeneità territoriale. Sistemi informativi differenti, costruiti in tempi diversi e su architetture variabili, creano ostacoli all’unificazione e all’ottimizzazione del flusso di dati. Questo produce duplicazioni di esami, difficoltà nella gestione dei pazienti in mobilità e un peggioramento della capacità di analisi epidemiologica.
Esempi di successo nel Nord Italia
Nel Nord Italia diversi progetti si sono distinti per la capacità di implementare soluzioni digitali integrate.
- Azienda USL di Bologna – Integrata nel sistema regionale dell’Emilia-Romagna, una delle regioni più avanzate in Italia, ha sviluppato una piattaforma sanitaria interconnessa con il FSE. L’hub ha incluso ospedali, medici di base, CUP e farmacia, offrendo strumenti avanzati di analisi durante l'emergenza del COVID-19.
- ASL Roma 1 – Si sta lavorando su un ecosistema digitale collegato alle Centrali Operative Territoriali. I dati da telemedicina, assistenza domiciliare e ospedale vengono condivisi per migliorare l’assistenza ai pazienti cronici e ridurre accessi inutile al pronto soccorso.
- Azienda USL Toscana Centro – L’integrazione avanzata tra servizi territoriali e ospedaliari ha portato ad una gestione multidisciplinare delle patologie croniche.
- ASST Papa Giovanni XXIII (Bergamo) – Ha sviluppato un sistema di telemedicina e di continuità ospedale-territorio, utili nell’assistenza post-acuta.
- ASL Città di Torino – La Regione Piemonte ha implementato l’evoluzione del FSE, integrando dati da struttura sanitaria a farmacia. Il modello permette ai cittadini di consultare in tempo reale referti, vaccini e percorsi di cura.
Il Mezzogiorno e nuove sfide
Anche nel Mezzogiorno si registrano casi significativi di integrazione sanitaria.
Nella ASL Bari, il Fascicolo Sanitario Elettronico regionale è stato abbinato alla telemedicina per il monitoring dei pazienti. Questa soluzione permette la condivisione in tempo reale dei dati raccolti in ambito domestico o territoriale, con un controllo costante da parte degli specialisti e una riduzione della frammentazione assistenziale.
Il dato sanitario come strumento di governance
I diversi esempi dimostrano che il dato sanitario diventa uno strumento di governo strategico. Attraverso l’interoperabilità, è possibile creare servizi più mirati e tempestivi, monitorare i bisogni della popolazione e anticipare situazioni di fragilità. Questo modello va anche ad incontrare gli obiettivi del PNRR e del DM 77/2022, che puntano alla sostenibilità e alla riduzione dei costi.
La questione della sicurezza
Vista la sensibilità dei dati medici, la sicurezza rappresenta un tema centrale. Gli standard imposti dal GDPR stabiliscono limiti rigidi per la protezione dei dati personali, autenticazione e gestione degli accessi. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha più volte sottolineato l'importanza di rafforzare la protezione del sistema sanitario italiano.
Il Forum Permanente dei Direttori Generali di Federsanità rappresenta uno spazio centrale per riflettere e coordinare iniziative per la gestione, la sicurezza e la governance dei dati sanitari in Italia.