Una minaccia trasformata in opportunità
L’alga invasiva Rugulopteryx okamurae, che in pochi mesi è riuscita a coprire più del 90% di alcuni fondali marini, potrebbe presto trovare una seconda vita. Un team di ricercatori della Università di Málaga ha infatti scoperto che, dopo un processo di trattamento specifico, questa alga — inizialmente tossica per pesci — può diventare una fonte di cibo nutriente per gli animali da allevamento. L’esperimento mirava a sfruttare le 60.000 tonnellate di alghe che giungeranno probabilmente sulla costa andalusa nel 2026.
Durante le prove, condotte su liselle, una specie di pesce, si è rilevato che il cibo derivato da questo alga trattato ha migliorato notevolmente il profilo nutrizionale del pescato. Rispetto a una dieta normale, i pesci nutriti con il nuovo alimento avevano carne più ricca di proteine, meno grassi e una quantità superiore di omega-3. Oltre a questi vantaggi, si è osservato un miglioramento nella microbiota del tratto intestinale, utile per l’assimilazione e il digerimento di altri nutrienti.
Un’importante svolta per l'economia circolare
La sperimentazione apre nuove strade nell’ambito di un sistema di economia circolare. L’idea di utilizzare l’alga non è solo per eliminare la peste verde, ma anche per ridurre la dipendenza da farine e oli ittici, spesso usati in alimenti per pesci allevati in cattività. Questo potrebbe risultare in un settore alimentare per l’acquacoltura più sostenibile.
Oltre a sostenere i pesci in termini nutrizionali, l’altra svolta positiva risiede nell’applicazione potenziale in nutrizione umana. Sebbene l’effetto sull’uomo non sia stato testato in questa fase, la carne dei pesci alimentati con il nuovo prodotto mostra caratteristiche che, se confermate, potrebbero renderli più appetibili per i consumatori.
Una minaccia crescente
Rugulopteryx okamurae è una alga bruna giapponese, introdotta accidentalmente in Europa nel 2002. Dall’arrivo, è diventata una pianta invasiva molto aggressiva. In Spagna, fu osservata per la prima volta a Ceuta nel 2015, e da lì ha iniziato a espandersi rapidamente. L’alga ha colonizzato fondi marine in Andalusia e ha messo a rischio la flora marina locale.
Le comunità locali devono fare i conti con le grandi quantità di biomassa che accumula, richiedendo interventi continui di pulizia. Inoltre, la sua capacità di accumulare metalli pesanti costituisce un rischio per gli ecosistemi e, potenzialmente, per la catena alimentare.
I metodi di trattamento innovativi
Per trasformare questa alga tossica in un alimento adatto ai pesci, il team ha effettuato un processo di idrolisi enzimatica e fermentazione microbica. Queste tecniche hanno consentito di eliminare i composti naturali che l’alga utilizza per difendersi, rendendo il prodotto digeribile.
I ricercatori hanno testato due quantità di alga nella dieta: il 5% e il 15%. Il 5% si è rivelato migliore in termini di miglioramento proteico e omega-3, mentre il 15% ha portato a una riduzione di grassi e ha stimolato risposte correlate a immunità e stress ossidativo. Questo ha mostrato potenziali benefici per la salute del pesce, sebbene con rischi e limiti ancora da comprendere.
Elenchi e dettagli
- L’esperimento è durato 66 giorni.
- I pesci sottoposti al test erano di dimensione commerciale.
- Vengono valutati i parametri di digestione e di crescita.
- I parametri non vengono testati per lunghi periodi.
- La salute a lungo termine non ha ricevuto attenzione.
- Lo studio non coinvolge ulteriori specie.
Problemi e considerazioni future
Benché questi risultati siano promettenti, non è sufficiente un solo studio per pensare a una commercializzazione immediata del nuovo alimento. Il breve periodo del test (66 giorni) non ha permesso di osservare gli effetti a lungo termine, né i benefici o i rischi per la salute del pesce nel corso del tempo.
Inoltre, sebbene il processo tecnico sembra efficace, ci sono ancora aspetti da approfondire, come l’accumulo di metalli pesanti che questa alga può contenere naturalmente. Per il mercato, il successo dipenderà anche da fattori economici, ad esempio la fattibilità della conversione a larga scala del prodotto e il costo di produzione.
Il prossimo passo sarà valutare gli effetti a lungo termine in diversi pesci e in diversi ambienti, nonché estendere lo studio alla catena alimentare umana, considerando come le sostanze nutritive accumulino e possano beneficiare o potenzialmente danneggiare il consumo umano.