Due società di Monaco di Baviera hanno accusato Google per aver incluso informazioni false nei riepiloghi automatici prodotti da una funzionalità basata sull’intelligenza artificiale. Questi riassunti, che appaiono in cima ai risultati di ricerca, collegano le aziende accusate in modi che non riflettono la realtà, come riportato da fonti indipendenti. Le due imprese hanno richiesto la correzione, ma Google non ha fatto nulla. La decisione del tribunale evidenzia che la società non è esente da responsabilità quando i contenuti prodotti sono frutto di algoritmi generativi.

Il Tribunale Rifiuta lo Statuto di Host

Google ha sempre presentato il proprio motore di ricerca come un intermedio, che reindirizza gli utenti verso contenuti terzi invece di agire da editore. Questa posizione ha permesso al gigante digitale di schivare molte azioni legali, sia negli Stati Uniti che in Europa, negli anni. Tuttavia, il tribunale di Monaco è stato categorico: quando Google genera un riassunto tramite intelligenza artificiale, non sta semplicemente mostrando dei link, ma sta creando un testo autonomo. Questa affermazione, a detta della Corte, rappresenta una dichiarazione propria da parte di Google.

La logica della sentenza si estende anche al contesto delle normative editoriali tedesche. Secondo questa giurisprudenza, un giornale è responsabile della sua testata editoriale indipendentemente dal fatto che i lettori leggano l’intero articolo. La funzionalità di Google funziona nello stesso modo: gli utenti spesso limitano la propria lettura solo ai riassunti in cima alla pagina, senza cliccare su altro. Se questi riassunti sono errati, Google è legalmente responsabile.

La Difesa di Google Contraddetta Sulla Sua Propria Strategia Commerciale

Google ha sostenuto che i propri utenti sono pienamente consapevoli che le informazioni prodotte dal sistema di intelligenza artificiale non sono da prendere come verità assolute. Il tribunale ha respinto questa difesa come contraddittoria per la stessa azienda che ha introdotto attivamente questa tecnologia su larga scala in diversi Paesi del mondo. Non è possibile promuovere una funzionalità a livello globale e, al contempo, sostenere che i suoi utilizzatori non dovrebbero fare affidamento su di essa.

Inoltre, il tribunale ha espresso una posizione chiara riguardo alla libertà d’espressione. I test effettuati hanno dimostrato che i sistemi di intelligenza artificiale non rappresentano un’espressione libera né una opinione, bensì il frutto di un sistema algoritmico commerciale. La startup Oumi, nel mese di aprile 2026, ha effettuato diversi esperimenti e ha registrato che Gemma 3, la funzionalità AI di Google, commette errori fatti in circa il 9% dei casi di sintesi.

Considerando il volume globale di query su Google, questi errori corrispondono a milioni di informazioni errate fornite quotidianamente. Se altri tribunali emetteranno giudizi simili, Google dovrà rivalutare il proprio modello di integrazione delle funzionalità basate sull'intelligenza artificiale.

Disposizioni Giudiziarie e Nuovi Obblighi

Il tribunale ha emesso diverse ordinanze. Per prima cosa, ha ordinato a Google di eliminare tutte le informazioni ritenute dannose. In secondo luogo, l’azienda è stata obbligata a garantire che non vengano più generate affermazioni false relative alle due aziende coinvolte nel caso. Questo costituisce un compito complesso, visto che i modelli di linguaggio hanno la tendenza naturale a produrre “hallucinazioni” ovvero informazioni inesatte.

I riepiloghi generati automaticamente da Google (chiamati AI Overviews) non sono ancora disponibili in Francia, ma l’implementazione del servizio coinvolge decine di Paesi. Se il precedente stabilito a Monaco troverà seguito in altre giurisdizioni, il modo in cui vengono prodotti e mostrati i riassunti automatici potrebbe subire cambiamenti significativi. Ciò potrebbe mettere in discussione addirittura l’intero approccio tecnologico e legale del settore, aprendo la strada a un nuovo paradigma nella gestione delle informazioni online.