Google ha recentemente pubblicato l’undicesimo rapporto ambientale annuale, che mette a fuoco i progressi compiuti nel 2025 in termini di sostenibilità. L’azienda dichiara di avere migliorato la gestione dell’energia e ridotto le emissioni operative nonostante la rapida espansione del suo settore dell’intelligenza artificiale (AI). Il documento, firmato anche dalla chief sustainability officer Kate Brandt, cerca di bilanciare i costi ambientali dell’AI con i potenziali benefici offerti da tecnologie avanzate.

Nuovo impegno in energia rinnovabile

Nel 2025, Google ha concluso nuovi accordi per oltre 12 gigawatt di capacità energetica derivante da fonti alternative. Questa quantità, scrive l’azienda, rappresenta l’equivalente del fabbisogno elettrico annuo di un Paese come la Grecia. Inoltre, le emissioni operative del gruppo sono calate del 2%, mentre la domanda elettrica è aumentata dell’11%. Tuttavia, il documento ammette che i consumi totali elettrici di Google crescono a causa del proliferare di modelli AI di grandi dimensioni e server cloud.

Energia rinnovabile in aumento

Google dichiara di essere uno dei maggiori acquirenti mondiali di energia da fonti rinnovabili: tra il 2010 e il 2025 l’azienda ha concluso oltre 240 accordi per circa 35 gigawatt di energia sostenibile. Secondo i dati dell’azienda, questa capacità sarebbe sufficiente a fornire elettricità ad oltre 28 milioni di case negli Stati Uniti. Gli acquisti di energia rinnovabile sono collegati anche all’efficienza dei data center, che utilizzano il 27% in meno di energia ausiliaria rispetto alla media del mercato.

    • Eolico: 40% dei parchi eolici a livello globale gestiti da Google.
    • Solare: 45% della contrattazione di fonti di energia solare.
    • Fonti avanzate: l’8% del totale del mix energetico.

La sostenibilità dietro gli investimenti

Benché il 100% dei consumi elettrici della società venga coperto da fonti rinnovabili, Google chiarisce che un’alimentazione continua e localizzata di energia a zero emissioni resta uno degli obiettivi più ambiziosi da perseguire. Il report sottolinea però una crescita delle emissioni associate alla costruzione di nuove infrastrutture in Asia, dove la dipendenza da combustibili fossili e i limiti strutturali rendono la sostenibilità più difficile da raggiungere.

Le emissioni legate all’intera supply chain di Google sono cresciute del 25% in un anno, un dato che ridimensiona le celebrazioni sull’efficienza operativa del gruppo.

Fonti alternative e innovazione

Google guarda anche al futuro, investendo in fonti avanzate di energia, come il nucleare e la geotermia. La collaborazione con Fervo Energy nel Nevada sta avanzando progetti sperimentali che potrebbero integrare l’energia geotermica avanzata con l’alimentazione dei data center. Sul lungo termine, l’azienda esprime interesse verso la fusione nucleare, considerata una fonte stabile e a basso impatto ambientale.

Acqua e gestione del rischio

Il consumo idrico da parte dei data center è un tema sempre più centrale. Nel 2025, Google ha reintegrato circa 7,7 miliardi di galloni di acqua dolce in aree vulnerabili, circa il 78% del totale consumato. L’azienda si impegna a rendere operativi entro il 2030 progetti che restituiscano più acqua di quanta ne venga utilizzata, migliorando la gestione sostenibile delle risorse idriche.

AI come leva per ridurre l’impatto climatico

Secondo Google, l’intelligenza artificiale non è soltanto una fonte di consumo energetico, ma anche uno strumento di abbattimento delle emissioni. L’azienda sottolinea di aver sostenuto l’utilizzo dell’AI per ridurre circa 41 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel 2025. Fra gli esempi specifici:

    • Google Earth viene utilizzato per progettare impianti energetici su larga scala.
    • I termostati Nest regolano i consumi domestici con algoritmi intelligenti.
    • Google Maps suggerisce percorsi a basso impatto per risparmiare carburante.
    • Un sistema per il riconoscimento di specie animali aiuta la conservazione biodiversi.

Tensioni nell’agenda climatica

Per la comunità tecnologica, il rapporto Google non rappresenta un eccezionale progresso verso la neutralità climatica. Tuttavia, apre una discussione importante: l’AI può diventare un acceleratore di innovazioni sostenibili. Al momento, peró, il suo ruolo rimane in bilico tra grandi promesse e significativi rischi ambientali.

Se da una parte Google cerca di posizionare l’AI come strumento di efficienza e riduzione delle emissioni, dall’altra i progressi sul fronte energetico sono ostacolati dai ritardi nella decarbonizzazione generale dei sistemi elettrici globali. Le aziende tecnologiche devono dunque gestire una crescente richiesta di elettricità per AI, server e data center in un contesto ambientale che richiede una decarbonizzazione sempre più rapida e mirata.

Conclusione: un modello da rivedere

Il rapporto Google 2025 non è soltanto un aggiornamento sui progressi tecnologici e ambientali, ma una riflessione su come l’espansione dell’AI ridefinisca la strategia di sostenibilità del settore tecnologico. Se da una parte le emissioni dirette dell’azienda sono state stabilizzate, la crescita della supply chain e dei nuovi data center in Asia pesa sull’impatto climatico totale.

Un aspetto cruciale riguarda la credibilità delle riduzioni calcolate come conseguenza dell’utilizzo dell’AI. Per il settore, ma anche per chi osserva il mercato, è fondamentale verificare i metodi utilizzati per misurare questi benefici e confrontarli con i costi di energia, materiali e infrastruttura.

Riflessione finale

Il modello di sostenibilità adottato da Google potrebbe diventare un benchmark per il settore tecnologico, ma deve necessariamente integrare nuovi parametri di trasparenza e responsabilità sociale. Solo attraverso un approccio globale e collaborativo si potranno sostenere i vantaggi dell’AI senza compromettere gli obiettivi climatici globali.