Il calcio era un gioco che tutti potevano seguire: era semplice, immediato e condivisibile. Purtroppo, la Coppa del Mondo del 2026, con la partecipazione di ben 48 nazionali e la crescita esponenziale di partite, segna un’altra svolta verso un modello elitario, in cui l’accesso ai giochi più importanti dipenderà sempre più da abbonamenti costosi.
Le partite a pagamento dominano l’evento sportivo
Fino a poco tempo fa, si poteva almeno contare su qualche partita gratuita, soprattutto per quelle che coinvolgevano la nazionale tedesca. Questo grazie al Medienstaatsvertrag, che prevede l’obbligo di trasmettere tali gare in TV gratuita. Per le altre nazionali, però, i tempi sono cambiati. I broadcaster come Sky, Dazn, Amazon Prime e persino Magenta TV sono entrati in competizione per i diritti televisivi, trasformando il modello di accesso in uno esclusivo e a pagamento.
La Telekom, ad esempio, ha acquisito l’esclusiva per la Coppa del Mondo 2026 in Germania e sta già offrendo la sua piattaforma, Magenta TV, come unico punto per seguire parte significativa delle gare. Per accedere a questo contenuto, i fan devono sottoscrivere un abbonamento che costa 11 euro mensili, con l’opzione di annullamento flessibile, oppure pagare più a lungo in cambio di vantaggi extra. Non solo: ci saranno diverse opzioni per abbonamenti a lungo termine che vincoleranno i fan per anni.
L’aumento del numero di partite e l’esclusiva di interesse
La Coppa del Mondo 2026 vede un numero record di 104 partite. Se nel 2022 ci sono stati 64 incontri, con 32 squadre, il salto organizzativo a 48 squadre (e 16 gironi di gruppo) ha portato una serie di cambiamenti. Più partite significano più spettacolo, ma anche più pressione per i broadcaster e nuove opportunità per gli sponsor. La FIFA ha già annunciato alcune innovazioni, come le pause obbligatorie per bere durante le partite, per introdurre ulteriore pubblicità, in particolare in gare giocate in ambienti caldi.
Le partite esclusive e lo schermo diviso
Non tutti i match saranno disponibili per i fan. La Telekom ha acquisito 44 esclusive, incluso alcuni quarti di finale e partite decisive. Queste esclusioni lasciano fuori fan che potrebbero seguire, ad esempio, i match con la partecipazione di Netherland, Brasile, Stati Uniti o della Turchia. Nonostante le 60 partite disponibili gratuitamente, si tratta di una percentuale ridotta rispetto ai 94% della COPA 2022, e inoltre molti fan non seguiranno le partite che si svolgono nelle ore notturne o matinali.
Uno degli aspetti paradossali della situazione è che la Federazione Tedesca (DFB) riesce a garantire l’accesso gratuito alle partite nazionali grazie al Medienstaatsvertrag, ma i fan saranno comunque limitati in modo asimmetrico. Se un vicino assiste a una partita in diretta gratuita, un altro, che segua solo le controllate a pagamento, non potrà condividere in tempo reale l’esperienza.
I motivi economici alla base del cambiamento
Il commercio del calcio si basa sempre di più sull’esclusività e sul prezzo. Anche se la FIFA afferma che l’aumento del numero di squadre permette a più popoli di sperimentare il sogno di una Coppa del Mondo, dietro c’è soprattutto la monetizzazione. Il più grande mercato potenzialmente accessibile – gli Stati Uniti – ha aperto nuove opportunità commerciali per chi detiene i diritti. Non stupisce quindi che la FIFA investa anche in nuove iniziative pubblicitarie, che vadano ben oltre i tempi morti tradizionali.
Per esempio, la Federazione Internazionale ha introdotto una sosta obbligatoria di tre minuti nella metà di entrambi i tempi. Un momento sfruttabile per inserire spot pubblicitari diretti all’audience. Un movimento innovativo per la FIFA? Forse, ma non certo per il bene di chi ama il calcio.
L’eredità del calcio accessibile
Gli anni ’90 e primi 2000 hanno visto un calcio condiviso, in cui i tifosi potevano guardare insieme i tanti eventi, come il portoghese contro l’Olanda durante il Mondiale del 2006, con la diretta gratuita su TV e la partecipazione di milioni di appassionati in tutto il mondo. Oggi, la TV gratuita e le emittenti non commerciali si stanno ritirando, lasciando spazio a contenuti a pagamento.
I broadcaster commerciali, come il Servizio Televisivo Tedesco (ARD) e ZDF, si impegnano a fornire contenuti, ma con limiti. Inoltre, gli strumenti digitali sono sempre più centrali, rendendo necessaria una connessione a banda larga di buona qualità. Questo esclude un’intera popolazione che preferirebbe seguire i match da casa o in piazza, ma non può permettersi i costi dell’abbonamento o la tecnologia richiesta.
La fine dell’uguaglianza davanti alla palla
Quando si guardano i dati, le implicazioni sono chiare. I fan saranno sempre più divisi in base alla capacità di acquistare. Coloro che potranno permettersi di investire in abbonamenti multipli potranno seguire ogni partita, mentre quelli con limiti economici saranno costretti a seguire solo alcune gare o addirittura nessuna.
Quando qualcosa cessa di essere uno spettacolo per tutti, cessa di essere uno spettacolo. E se il calcio diventa soltanto lo spettacolo dei ricchi, non è più solo l’accesso alla palla che cambia – è l’intero senso di comunità che si rompe.
Qualcosa deve cambiare
Se il calcio è un gioco di squadra, allora deve essere anche un gioco per tutti. La FIFA, i broadcaster e i governi devono chiedersi se il modello di accesso a pagamento rispetti davvero lo spirito dello sport. Forse arriverà un momento in cui anche lo spettacolo dovrà tornare a essere più accessibile, altrimenti perderà la sua forza emotiva.
Per ora, però, il modello è chiaramente iniziato. La TV gratuita si limita sempre di più, gli abbonamenti esclusivi si espandono e i giocatori e tifosi più umili rischiano di essere esclusi da un evento che, a tutti gli effetti, è il più grande di questo pianeta.
Lo spettacolo non era un mercato. Lo spettacolo era passione.